Itinerario Guatemala 15 giorni: guida completa + tappe giorno per giorno

Per il nostro annuale viaggio mamma-figlia, quest’anno abbiamo scelto il Guatemala: un Paese che ci incuriosiva da tempo soprattutto per la cultura Maya, i mercati e i paesaggi, ma che alla fine si è rivelato molto più vario di quanto immaginassimo. In 15 giorni in Guatemala siamo passate dalle città coloniali ai villaggi e ai mercati degli altopiani, dal lago Atitlán alla giungla del Petén, fino ad alcuni dei più spettacolari siti Maya del Paese.

Ne è venuto fuori un itinerario Guatemala 15 giorni piuttosto completo e soprattutto costruito sul campo: qui trovi esattamente il percorso che abbiamo fatto noi, giorno per giorno, con gli spostamenti, le tempistiche e tutti i consigli pratici che avrei voluto avere quando stavo cercando di incastrare le varie tappe.

Per organizzarlo abbiamo fatto alcune scelte precise. Ci siamo spostate con un driver privato, di fatto una delle soluzioni più comode per muoversi in Guatemala, dove non esiste una rete ferroviaria e le distanze non sempre corrispondono ai tempi di percorrenza che ti aspetteresti guardando la mappa. Abbiamo inoltre evitato i trekking sui vulcani, troppo impegnativi fisicamente per noi, concentrandoci soprattutto su città coloniali, mercati locali, siti archeologici, lago Atitlán e giungla.

Guardando la mappa noterai infatti che l’itinerario non è perfettamente lineare. Non è un errore: abbiamo incastrato diverse tappe in base ai giorni di mercato, che per noi erano una parte fondamentale del viaggio, e ad alcuni eventi locali, comprese le processioni della Semana Santa.

Qui sotto trovi quindi l’itinerario Guatemala 15 giorni giorno per giorno, esattamente come lo abbiamo fatto noi, comprese le date specifiche. Per ogni giornata ti racconto cosa abbiamo visto, come ci siamo spostate e quanto tempo abbiamo dedicato alle varie tappe, indicando anche quelle che secondo me sono davvero imperdibili e quelle che, con qualche giorno in meno, potresti tranquillamente saltare, e gli approfondimenti dedicati alle singole destinazioni.

Se stai ancora organizzando il viaggio, prima di costruire l’itinerario ti consiglio di leggere anche il mio articolo su tutto ciò che devi sapere prima di partire per il Guatemala: trovi quando andare e quanti giorni dedicare al Paese, come arrivare e come spostarsi, informazioni su sicurezza e situazione sanitaria, assicurazione di viaggio, moduli da compilare prima dell’ingresso e tutte le altre cose pratiche da sapere.

Se invece sei ancora nella fase “ok, ma cosa vedere in Guatemala?”, trovi anche la mia guida completa al Guatemala, con le zone più belle da visitare, la mappa e i miei consigli per scegliere quali inserire nel viaggio.

Qui sotto trovi l’indice completo del nostro itinerario Guatemala 15 giorni, prima di partire con tutte le tappe nel dettaglio.

💚 Piccola nota: alcuni link presenti in questo articolo sono affiliati. Se deciderai di prenotare o acquistare attraverso di essi, io riceverò una piccola commissione, senza che tu spenda un centesimo in più. È uno dei modi con cui sostieni The Travelociraptor e mi permetti di continuare a condividere guide gratuite e aggiornate. Grazie per il supporto! 🦖💚

Guatemala in 15 giorni: itinerario completo

Questa mappa riassume tutto l’itinerario Guatemala 15 giorni, con le tappe principali e gli spostamenti tra una zona e l’altra.

In sintesi, queste sono le tappe del viaggio, linkate ai vari articoli di approfondimento:

GIORNO 1 – 1️⃣ + 2️⃣ – arrivo a Guatemala City e trasferimento per la notte ad Antigua
GIORNO 2 – 3️⃣ + 4️⃣ + 5️⃣ + 6️⃣ – Mercato di Sololá, Santa Catarina Palopó, San Antonio Palopó, Panajachel
GIORNO 3 – 7️⃣ + 8️⃣ + 9️⃣ – San Juan La Laguna e San Marcos La Laguna. Trasferimento e notte a Chichicastenango
GIORNO 4 – 9️⃣ + 🔟 + 1️⃣1️⃣ + 1️⃣2️⃣ – Chichicastenango, San Andrés Xecul e Salcajá. Trasferimento e notte a Xela
GIORNO 5 – 1️⃣3️⃣ + 1️⃣4️⃣ + 1️⃣5️⃣ + 6️⃣ – San Francisco El Alto, Zunil e Almolonga. Trasferimento e notte a Panajachel
GIORNO 6 – 1️⃣6️⃣ + 1️⃣7️⃣ – Santiago Atitlán e San Pedro la Laguna
GIORNO 7 – 1️⃣8️⃣ – Viaggio di tutto il giorno verso Semuc Champey
GIORNO 8 – 1️⃣8️⃣ + 1️⃣9️⃣ – Semuc Champey. Trasferimento e notte a Flores
GIORNO 9 – 1️⃣9️⃣ + 2️⃣0️⃣ – Flores. Trasferimento e notte a Tikal
GIORNO 10 – 2️⃣0️⃣ + 2️⃣1️⃣ – Tikal. Trasferimento e notte a Río Dulce
GIORNO 11 – 2️⃣1️⃣ – Río Dulce e Livingston
GIORNO 12 – 2️⃣ – Viaggio di tutto il giorno verso Antigua
GIORNO 13 – 2️⃣ – Attrazioni nei dintorni di Antigua
GIORNO 14 – 2️⃣ – Celebrazioni Semana Santa di Antigua
GIORNO 15 – 2️⃣ – Attrazioni di Antigua

Il nostro itinerario Guatemala 15 giorni, giorno per giorno

Arrivo a Guatemala City e Antigua

Lunedì 16/03: dopo TANTE ore di volo Iberia, con scalo a Madrid, arriviamo finalmente a Città del Guatemala. La coincidenza a Madrid era piuttosto stretta (1 ora e mezza), ma fila tutto liscio: atterriamo al Terminal 4 e in circa mezz’ora raggiungiamo il Terminal 4S, da cui parte il volo per il Guatemala.

Una volta atterrate a Guatemala City sbrighiamo i controlli (ricordati di compilare prima della partenza il modulo di ingresso nel Paese a questo link), e incontriamo il nostro driver, con cui partiamo subito in direzione Antigua, dove trascorriamo la prima notte. Abbiamo scelto di non fermarci a Guatemala City e di spostarci subito ad Antigua: oltre a essere decisamente più piacevole come prima tappa, ci permette di essere già fuori dalla capitale e di proseguire la mattina successiva verso il Lago Atitlán, dove inizierà davvero il nostro viaggio.

🦖 Al Lago Atitlán dedicheremo diversi giorni: se vuoi approfondire questa parte dell’itinerario Guatemala 15 giorni, trovi tutto nella mia guida su cosa vedere al Lago Atitlán, con i villaggi da visitare, come spostarsi e tutti i consigli pratici.

Mercato di Sololá, Santa Catarina Palopó e San Antonio Palopó

Martedì 17/03: Se hai 15 giorni in Guatemala, il Lago Atitlán è secondo me una tappa imprescindibile, non solo per i paesaggi ma soprattutto per la varietà dei villaggi che si affacciano sulle sue rive.

Come prima tappa ho voluto inserire il mercato di Sololá (voto 7,5), che si tiene il martedì e la domenica ed è molto meno turistico rispetto ad altri mercati più famosi del Guatemala. A Sololá in realtà ci sono due mercati: uno più moderno, disposto su due piani (di cui avevo visto qualche video online), e uno più tradizionale, più piccolo e decisamente meno frequentato dai turisti, che è quello che abbiamo visitato noi.

Si gira tranquillamente in un’oretta: è un mercato soprattutto locale, dove trovi frutta e verdura, animali, vestiti e prodotti di ogni tipo e dove, più che andare per comprare souvenir, vai per vedere uno spaccato della vita quotidiana della zona. Proprio perché non è un mercato pensato per i turisti, però, fai particolare attenzione con le fotografie: non tutti hanno piacere di essere fotografati, quindi meglio chiedere sempre il permesso prima di puntare la macchina fotografica o il telefono verso qualcuno.

mercato di Sololá Guatemala itinerario Guatemala 15 giorni mercati locali
Bancarella di frutta al mercato di Sololá in Guatemala
Venditore di cereali al mercato di Sololá in Guatemala

Da qui ci spostiamo verso Santa Catarina Palopó (voto 7), che abbiamo inserito il primo giorno perché è facilmente raggiungibile in macchina da Panajachel, senza bisogno di prendere la barca. Data la vicinanza, secondo me vale la pena farci una breve tappa: anche in questo caso un’oretta basta e avanza.

Santa Catarina Palopó è uno dei villaggi più antichi del Lago Atitlán ed è abitato prevalentemente dalla popolazione maya Kaqchikel. La vita del paese ruota ancora attorno alla piccola chiesa centrale ed è inoltre molto importante la produzione tessile: qui vengono realizzati a mano huipiles e altri tessuti tradizionali, spesso con tonalità blu e motivi che richiamano il lago e l’identità della comunità locale.

Ma la cosa per cui Santa Catarina Palopó è diventata famosa negli ultimi anni sono soprattutto le sue case colorate. Grazie a un progetto nato per valorizzare il paese, molte facciate sono state dipinte con colori accesi e motivi geometrici ispirati ai tessuti e alla cultura Kaqchikel, a predominanza blu: da qui il soprannome di “villaggio blu”.

Al molo trovi una mappa con tre brevi itinerari per esplorare Santa Catarina Palopó (tessile, storico e turistico) ma, senza complicarti troppo la vita, le cose principali da vedere sono la piazzetta colorata con la chiesa, le viuzze circostanti e la stradina piena di bancarelle che dalla piazza scende fino al molo. In un’oretta riesci tranquillamente a vedere tutto.

Chiesa di Santa Catarina Palopó sul lago Atitlán in Guatemala
Case colorate e scalinata a Santa Catarina Palopó sul lago Atitlán
Artigianato e tessuti tradizionali a Santa Catarina Palopó Guatemala

Ultima tappa della giornata, anche in questo caso inserita soprattutto per la vicinanza, è il villaggio di San Antonio Palopó (voto 6,5).

San Antonio Palopó è un piccolo villaggio del Lago Atitlán, molto meno turistico rispetto ad altri paesi della zona e conosciuto soprattutto per la produzione artigianale di ceramiche e tessuti tradizionali. Sinceramente, però, il motivo per cui secondo me vale la pena fermarsi qui è soprattutto la sua chiesetta, costruita in posizione sopraelevata e affacciata direttamente sul lago: entrando, la porta incornicia l’acqua e le montagne sullo sfondo, creando una vista meravigliosa.

Per il resto il villaggio è piccolo e non ci sono moltissime cose da vedere, quindi non gli dedicherei troppo tempo: è una tappa che ha senso soprattutto se, come noi, sei già in zona dopo aver visitato Santa Catarina Palopó.

donne con fiori e tradizioni locali a San Antonio Palopó lago Atitlán Guatemala
vista sul lago Atitlán dalla chiesa di San Antonio Palopó Guatemala
tuk tuk e mercato locale a San Antonio Palopó Guatemala

Nel pomeriggio ci riavviciniamo a Panajachel, che sarà la nostra base per la notte anche nei giorni successivi, mentre visiteremo gli altri villaggi del Lago Atitlán.

🦖 🏨 Dormiremo all’Hotel Posada de los Volcanes, che mi sento di consigliarti soprattutto per la posizione: è vicinissimo al molo e direttamente su Calle Santander, una delle strade principali di Panajachel, piena di negozi, bar e ristoranti.

Abbiamo scelto Panajachel (voto 5,5) come base per questi giorni soprattutto per una questione di comodità e sicurezza: da qui partono le barche pubbliche per i villaggi del lago ed è il centro più organizzato della zona. Detto questo, non aspettarti nulla di speciale: è caotico e turistico e, almeno per noi, non ha avuto molto altro da offrire oltre alla sua indubbia comodità logistica.

Più che una vera tappa dell’itinerario, quindi, consideralo soprattutto una base pratica e anti-sbatti. Se hai un po’ di tempo, puoi comunque fare un giro tra i negozietti di Calle Santander e arrivare fino al molo, da cui si ha una bellissima vista sul lago e sui vulcani.

🦖 Trovi tanti dettagli in più su questi 3 villaggi nella mia guida su cosa vedere al Lago Atitlán, con le varie attrazioni da visitare, le indicazioni su come spostarsi e tutti i consigli pratici.

San Juan La Laguna e San Marcos La Laguna

Mercoledì 18: dopo una notte di raffiche di vento fortissime, ci svegliamo convinte che il nostro giro in barca sul Lago Atitlán salterà a causa del maltempo. L’alternativa sarebbe raggiungere gli altri villaggi in macchina, ma con tempi decisamente più lunghi – circa due ore e mezza – e, diciamocelo, molto meno fascino.

Invece succede esattamente il contrario: il vento ha spazzato via tutte le nuvole, regalandoci un cielo splendido e una visuale limpidissima sui vulcani, mentre le acque sono abbastanza calme da permetterci di partire. Saliamo quindi sulla nostra barca privata in direzione San Juan La Laguna (voto 6,5), considerato da molti uno dei villaggi più belli del Lago Atitlán.

San Juan è conosciuto soprattutto per le sue cooperative artigianali, molte delle quali gestite da donne, che producono tessuti utilizzando anche coloranti naturali ricavati da piante e altri materiali. Negli ultimi anni il paese ha puntato moltissimo anche sull’arte e sul colore, riempiendosi di murales, installazioni e gallerie dedicate soprattutto alla cultura Maya.

E qui arriva il mio parere impopolare: è probabilmente il villaggio del Lago Atitlán che mi è piaciuto meno. L’ho trovato estremamente turistico e, per certi versi, un po’ “costruito”: colori, murales e installazioni sono ormai diventati vere e proprie attrazioni fotografiche e le strade sono piene di turisti intenti a farsi selfie. Il risultato, almeno per me, è stato a tratti quello di trovarmi in una sorta di piccolo parco a tema.

Tra le principali cose da vedere a San Juan La Laguna:

  • Mirador di San Juan: si trova un po’ fuori dal centro e puoi raggiungere l’inizio del sentiero anche in tuk-tuk. Da qui parte una lunga scalinata colorata che in circa 20 minuti porta al mirador, una grande piattaforma anch’essa super colorata con una vista molto ampia sul lago. La salita è abbastanza semplice, anche se praticamente tutta a gradini.
  • Calle de las Sombrillas: una delle vie più fotografate di San Juan, completamente ricoperta da ombrelli colorati sospesi sopra la strada. La menziono per dovere di cronaca, ma diciamocela tutta: MOBBASTA CO ’STI OMBRELLI, MA PERCHÉ SONO OVUNQUE???
  • Calle de los Sombreros: idem con patate, ma questa volta sopra la testa hai una distesa di decorazioni a forma di sombrero.
  • La “palestra colorata”: girando per il paese ti imbatterai quasi sicuramente in questo campo da basket completamente dipinto e circondato da murales. Paradossalmente è stata una delle cose che mi sono piaciute di più, perché al di là dei colori è uno spazio realmente vissuto: bambini e bambine che giocano a basket o girano in bicicletta, cani che corrono per il campo e persone sedute sugli spalti a chiacchierare. Subito dietro trovi anche un piccolo parco coloratissimo con un enorme Gesù decisamente kitsch.
  • Chiesa e piazzetta di San Juan: nel centro del paese, circondate da negozi, bancarelle e murales.
  • Bee Farm: una piccola realtà dedicata all’apicoltura, dove puoi vedere come vengono allevate le api e scoprire qualcosa in più sulla produzione locale di miele. Vengono realizzati anche saponi, creme e altri prodotti a base di miele.
vista sul lago Atitlán dal mirador di San Juan La Laguna Guatemala
san juan la laguna lago Atitlán itinerario Guatemala 15 giorni villaggi colorati
campo da basket colorato a San Juan La Laguna Guatemala

Dopo un paio d’ore trascorse a San Juan, riprendiamo la barca e in una decina di minuti raggiungiamo San Marcos La Laguna (voto 7), conosciuta come una sorta di Mecca degli hippie ma soprattutto di chiunque sia appassionato di yoga, meditazione, mindfulness e discipline olistiche. Negli anni tantissimi occidentali si sono trasferiti qui e oggi trovi centri per ritiri, workshop, corsi di yoga e meditazione praticamente ovunque.

San Marcos è molto diversa dagli altri villaggi del lago anche nell’aspetto: nel centro ci si muove quasi esclusivamente a piedi, attraverso viuzze e sentieri immersi nella vegetazione, e questa è probabilmente la cosa che mi è piaciuta di più. Nonostante la grandissima presenza di occidentali, infatti, l’atmosfera rimane abbastanza particolare e girare senza una meta precisa tra murales, mercatini second hand, ristoranti vegetariani e negozietti alternativi ci è piaciuto molto.

Anche qui la componente turistica è evidente, ma l’ho trovata meno “costruita” rispetto a San Juan: San Marcos ha ormai sviluppato una sua identità molto precisa, vagamente hippie/new age, che può piacere o meno ma che la rende sicuramente diversa dagli altri paesi del Lago Atitlán.

Dopo un ottimo pranzo vegetariano al ristorante Il Giardino, torniamo verso il molo e riprendiamo la barca per Panajachel prima che il tempo peggiori e le condizioni del lago rendano più complicato il rientro.

🦖 Anche in questo caso, trovi la descrizione completa anche di San Juan e San Marcos nella mia guida su cosa vedere al Lago Atitlán.

via colorata con murales a San Marcos La Laguna lago Atitlán Guatemala
Ristorante immerso nella vegetazione a San Marcos La Laguna Guatemala
Atmosfere rilassate tra natura e ristoranti a San Marcos La Laguna

Una volta tornate a Pana, lasciamo gli zainoni alla reception dell’Hotel Posada de los Volcanes (dove torneremo a dormire successivamente) e, con degli zaini più leggeri, riprendiamo la macchina in direzione Chichicastenango, o più semplicemente Chichi. L’obiettivo è arrivare la sera prima, cenare e andare a dormire presto, così da essere già sul posto la mattina dopo per visitare il mercato più famoso del Guatemala.

II mercati locali erano infatti una delle cose che più ci interessava vedere durante questo itinerario Guatemala 15 giorni, tanto che abbiamo organizzato diversi spostamenti proprio in funzione dei giorni in cui si tengono. E quello di Chichicastenango è decisamente tra i più importanti.

Non trovando moltissime sistemazioni su Booking, abbiamo scelto Casa Diego Ignacio, sulla collina di Pascual Abaj, e sinceramente è stata un’esperienza fantastica. È una sistemazione abbastanza spartana e a conduzione familiare, composta da diverse casette raccolte intorno a un cortile, dove l’anziana proprietaria vive insieme a figli e nipoti e riserva agli ospiti un’accoglienza gentilissima. Prepara inoltre colazioni e cene casalinghe, il tutto in un contesto super rustico, tra galli, galline, cani e cuccioli che girano per il cortile. Non aspettarti un hotel di lusso, insomma, ma come esperienza ci è piaciuto tantissimo.

Chichicastenango, San Andrés Xecul e Salcajá

Giovedì 19: sveglia al canto del gallo, colazione a km 0 e per le 8 siamo già davanti alla chiesa di Santo Tomás, il simbolo di Chichicastenango: tra le persone che entrano per la messa vedrai bruciare incenso, accendere candele e lasciare offerte secondo tradizioni Maya che qui convivono ancora oggi con il cattolicesimo.
Da qui iniziamo la visita al celebre e immenso mercato di Chichicastenango (voto 8,5), dove passeremo almeno 4 ore tra bancarelle di vestiti, tessuti, articoli in cuoio e oggetti per la casa. Da non perdere anche la zona dedicata a frutta e verdura, all’interno di una sorta di palestra: dal piano superiore si ha una magnifica vista dall’alto sulla vita del mercato.
Il mercato si tiene ogni giovedì e domenica, e contrattare sui prezzi è praticamente obbligatorio: fa parte del gioco, quindi non farti problemi. Sotto l’anima più turistica, resta un mercato profondamente locale: qui le comunità dei villaggi vicini vengono ancora a rifornirsi di tutto, dagli alimenti, fino agli oggetti utilizzati nei rituali religiosi.
Proprio di fronte alla chiesa principale, dall’altro lato della piazza, si trova la Cappella del Calvario, molto più piccola e decisamente meno affollata. Anche qui potrai vedere candele, incenso e offerte, ma senza la folla che normalmente si concentra sui gradini di Santo Tomás.
Terminato il giro, visitiamo il vicino Cimitero di Chichicastenango, uno dei più particolari del Guatemala: le tombe, tutte coloratissime, variano per dimensioni e importanza della famiglia, ma sono sempre estremamente vivaci e curate. Ogni anno, durante il Día de los Muertos, le famiglie si riuniscono qui per sistemare e ridipingere le tombe dei propri cari, mantenendo il cimitero in condizioni impeccabili.
Se hai tempo, puoi salire anche sulla collina di Pascual Abaj, un luogo sacro per la cultura maya dove ancora oggi si svolgono rituali e cerimonie tradizionali.

Trovi l’articolo completo con la Bibbia di TUTTO ciò da sapere su cosa fare e vedere a Chichicastenango all’articolo Mercato di Chichicastenango: cosa vedere, come visitarlo e tanti consigli utili

Chiesa di Santo Tomás a Chichicastenango con rituali maya tra fumo di incenso e scalinate
chichicastenango mercato Guatemala cosa vedere in 15 giorni in Guatemala
Cimitero colorato di Chichicastenango in Guatemala con tombe variopinte sulle colline

Nel tragitto verso la tappa successiva ci fermiamo in due cittadine vicine.

San Andrés Xecul (voto 8): famosa per la sua incredibile chiesa gialla decorata, una delle più riconoscibili del Guatemala. La facciata è completamente ricoperta di figure coloratissime (santi, angeli, animali, fiori e altri elementi decorativi) che creano un insieme unico e bellissimo. Non è solo scenografica: è ancora oggi un luogo molto vissuto dalla comunità locale, soprattutto durante le feste religiose.

A pochi minuti di distanza si trova anche il cimitero, con un ingresso altrettanto colorato e decorato che richiama immediatamente lo stile della chiesa e che secondo me vale una breve sosta, visto che sei già qui.

La famosa chiesa colorata di San Andrés Xecul, una delle più iconiche del Guatemala
I dettagli della facciata della chiesa di San Andrés Xecul
L’ingresso del cimitero di San Andrés Xecul, in perfetto stile con la chiesa

Salcajá (voto 7,5): è una tappa veloce ma interessante, soprattutto per la piccola Ermita de la Concepción, conosciuta anche come La Conquistadora, risalente al XVI secolo e considerata una delle chiese coloniali più antiche del Guatemala. La facciata bianca, decorata con motivi in stucco, è completamente diversa dalla chiesa di San Andrés Xecul, ma proprio per questo vale la pena vederle entrambe.

Salcajá è conosciuta anche come la patria del caldo de frutas, una bevanda alcolica tradizionale guatemalteca preparata lasciando macerare diversi tipi di frutta in un liquore locale.

chiesa di San Jacinto a Salcajá Guatemala facciata coloniale
I dettagli della facciata della chiesa di Salcajá
La chiesa di Salcajá vista dall’esterno, in un contesto ancora molto locale

Partiamo quindi alla volta di Quetzaltenango, detta Xela, a circa 2 ore di distanza, dove passeremo la notte per essere già in zona la mattina successiva e visitare il mercato di San Francisco El Alto.

Xela è la seconda città più grande del Guatemala e ha un’atmosfera più urbana e meno turistica rispetto ad altre tappe del viaggio. Se hai tempo, puoi fare un giro nel centro storico intorno al Parque Central, vedere la Cattedrale dello Spirito Santo e il Teatro Municipale e passeggiare tra le vie del centro.

Trascorriamo la notte al Casa Morasan Hotel-Boutique, che per un prezzo assolutamente onesto mi sento di consigliarti: è una struttura molto bella ed elegante, in pieno centro, dove si mangia e si beve anche molto bene.

🦖 Trovi tutto ciò che abbiamo fatto e visto a Xela (Quetzaltenango) e nei villaggi vicini, con molti più dettagli, informazioni e consigli, nel mio articolo Cosa vedere a Xela (Quetzaltenango) e dintorni: guida completa.

San Francisco El Alto, Zunil e Almolonga

Venerdì 20: il mercato di San Francisco El Alto (voto 8) è uno dei più grandi e meno turistici del Guatemala e si tiene solo il venerdì.

Rispetto al celeberrimo mercato di Chichicastenango, San Francisco El Alto compare molto meno negli itinerari turistici, sia perché si allontana dal circuito classico, sia perché qui bisogna prestare maggiore attenzione a furti e borseggi. Al momento del nostro viaggio la zona risultava inoltre tra quelle segnalate come a rischio dalla Farnesina e, nel nostro caso, questo significava anche non essere coperte dall’assicurazione di viaggio per eventuali problemi avvenuti durante la visita. Abbiamo deciso comunque di andarci, tenendo cellulari e portafogli ben nascosti e facendo ancora più di attenzione del solito.

E sono contenta di averlo fatto, perché rispetto a Chichicastenango qui abbiamo incontrato pochissimi turisti. La stragrande maggioranza delle persone arriva dai villaggi circostanti per vendere e acquistare merci, spesso anche in grandi quantità, e troverai molte meno bancarelle rivolte specificamente ai visitatori. Come a Chichi, anche qui il mercato praticamente invade il paese, allargandosi tra strade, piazze e vicoli.

Noi abbiamo trascorso circa mezza giornata girando tra bancarelle di frutta e verdura, vestiti, tessuti e prodotti di ogni genere, ma la vera particolarità di San Francisco El Alto è la sua enorme area dedicata alla compravendita degli animali. Qui troverai maialini, mucche, pecore, capre e galline, portati al mercato per essere venduti.

Per me è stata anche la parte più difficile da vedere: da un lato è interessante perché mostra una realtà molto concreta della vita rurale della zona, dall’altro le condizioni degli animali e alcune scene mi hanno messa parecchio in difficoltà, tanto che ho preferito allontanarmi.

agnello al mercato di San Francisco El Alto Guatemala vendita animali
mercato di San Francisco El Alto Guatemala animali vivi e bancarelle
pecore al mercato di San Francisco El Alto Guatemala zona animali

Terminata la visita al mercato, approfittiamo della giornata per vedere altri due paesini nei dintorni di Xela.

Zunil (voto 8): Zunil è una deliziosa cittadina famosa innanzitutto per la sua chiesa giallo pastello, con una facciata ricoperta di decorazioni bianche che sembra quasi ricamata e che a me ha ricordato parecchio la Iglesia de la Merced di Antigua.

Ma il motivo principale per cui secondo me vale la pena venire fino a Zunil è un altro: qui puoi visitare la Cofradía di San Simón, una delle esperienze più strane e affascinanti che abbiamo fatto durante il viaggio.

San Simón è un santo popolare decisamente particolare, rappresentato da un’effigie vestita da uomo, con completo, cappello e occhiali da sole. Le persone si rivolgono a lui per chiedere salute, amore, fortuna, protezione o successo negli affari, ma anche per questioni molto meno benevole. Al suo culto sono infatti associate anche pratiche di brujería bianca e nera e San Simón può essere invocato per ottenere vendetta, punire un nemico o provocare un danno. È proprio questa sua doppia natura, protettiva ma anche parecchio oscura, a renderlo così affascinante. A Zunil San Simón viene custodito all’interno di una casa diversa ogni anno e trovarlo fa già parte dell’esperienza: non avevamo un indirizzo preciso e abbiamo dovuto chiedere indicazioni alla gente del posto. Noi siamo riuscite nell’impresa soprattutto grazie al nostro autista Jaime, che dopo diversi tentativi è finalmente riuscito a ottenere informazioni dall’autista di un tuk-tuk.

Una volta entrate nella Cofradía abbiamo assistito e partecipato ai rituali davanti all’effigie, alla quale i fedeli portano offerte in cambio dei favori richiesti. Tra le più caratteristiche ci sono denaro, alcol e sigarette: e queste ultime non vengono semplicemente lasciate davanti alla statua. Le sigarette vengono accese e sistemate direttamente nella bocca di San Simón, mentre gli viene materialmente fatto bere il liquore offerto dai fedeli. Vederlo bere e fumare davanti ai nostri occhi è stato a dir poco surreale. Ai turisti viene richiesto un piccolo contributo per entrare e può essere necessario pagare qualcosa in più per poter fare fotografie e video.

Su San Simón circolano moltissime storie e leggende e persino il suo rapporto con Maximón, che incontreremo qualche giorno dopo a Santiago Atitlán, non è così semplice come potrebbe sembrare: a seconda delle tradizioni e delle interpretazioni vengono considerati manifestazioni della stessa figura oppure entità distinte.

In ogni caso, questa visita la consiglio tantissimo. Nonostante le evidenti analogie con il più famoso Maximón di Santiago Atitlán, quella di Zunil per noi è stata un’esperienza molto meno turistica e, soprattutto, molto più autentica.

Terminata la visita a San Simón, riprendiamo la macchina in direzione Almolonga e lungo la strada iniziamo a vedere gli enormi campi coltivati della zona, tra cui distese di cavolfiori.

Almolonga (voto 7): Almolonga è famosa per il suo mercato ortofrutticolo, uno dei più importanti della zona, dove si vendono quantità enormi di verdura coltivata nei campi circostanti, noti per essere tra i più produttivi del Guatemala. Una particolarità è che molte delle verdure coltivate qui hanno dimensioni fuori dal normale (cavoli, cipolle, carote gigantesche), tanto che Almolonga è spesso soprannominata la “terra dell’abbondanza”. Non è una tappa imprescindibile di per sé, ma se sei già nei paraggi è interessante per vedere un lato ancora più concreto e quotidiano della vita locale.

chiesa gialla di Zunil Guatemala facciata decorata vicino Xela
San Simón a Zunil Guatemala confradía rituali religiosi locali
Il mercato ortofrutticolo di Almolonga, famoso per i suoi prodotti locali

Alla fine di questo tour torniamo in direzione Panajachel, sempre soggiornando all’Hotel Posada de los Volcanes, per proseguire la scoperta dei prossimi villaggi sul lago Atitlán.

🦖 Come anticipato, trovi tutti i dettagli su San Francisco El Alto, Zunil e Almolonga, con tante informazioni e consigli, nel mio articolo Cosa vedere a Xela (Quetzaltenango) e dintorni: guida completa.

Santiago Atitlán e San Pedro la Laguna

Sabato 21: anche questa volta il tempo ci assiste e riusciamo a partire con la nostra lancha privata alla volta degli ultimi due villaggi che visiteremo sul Lago Atitlán.

La prima tappa della mattinata è Santiago Atitlán (voto 8), uno dei paesi più grandi e importanti del lago e, secondo me, anche uno dei più interessanti dal punto di vista culturale.

Le cose principali da vedere sono:

  • Maximón: se hai letto la parte dedicata a Zunil, ormai saprai più o meno cosa aspettarti. Anche a Santiago Atitlán puoi infatti andare alla ricerca di Maximón, un’effigie venerata dalla comunità locale alla quale vengono portate offerte e rivolte richieste di aiuto e protezione. Nonostante le analogie con San Simón, però, l’esperienza è abbastanza diversa e secondo me vale assolutamente la pena fare entrambe. Maximón viene custodito dalla Cofradía de la Santa Cruz all’interno di una casa diversa ogni anno: per trovarlo, la cosa più semplice è chiedere indicazioni alla gente del posto una volta arrivato a Santiago. Noi siamo capitate durante una vera e propria cerimonia, con alcuni fedeli riuniti insieme a una guida spirituale per chiedere aiuto per il figlio di uno di loro. Le preghiere venivano recitate alternando lo spagnolo alla lingua Maya Tz’utujil e noi siamo rimaste a osservare per un po’: non eravamo davanti a qualcosa organizzato per i turisti, ma a un culto tuttora sentito e praticato. Anche qui puoi portare offerte, tra cui alcol, sigarette e denaro, mentre per fotografare o fare video viene normalmente richiesto un contributo.
  • La zona delle lavandaie: lungo la riva del lago vedrai ancora diverse donne lavare i vestiti direttamente nell’acqua, una pratica che qui fa tuttora parte della vita quotidiana. Ovviamente non è un’“attrazione” in senso stretto e le persone non sono lì per essere fotografate: se vuoi fare una foto, chiedi prima il permesso.
  • Iglesia de Santiago Apóstol: la grande chiesa bianca che domina la piazza principale. Noi siamo state particolarmente fortunate perché siamo arrivate proprio mentre si stava celebrando un matrimonio, quindi abbiamo potuto assistere per qualche minuto anche alla cerimonia.
  • Mercato di Santiago Atitlán: facciamo un giro anche nel grande mercato locale, che troviamo in piena attività. Vale la pena entrare soprattutto nella parte coperta e salire al piano superiore, da cui puoi guardare il mercato dall’alto; noi ci siamo fermate in particolare nella zona dedicata alla vendita del pesce.
  • La piazzetta con il plastico del Lago Atitlán: niente per cui attraversare il Guatemala, sia chiaro, ma tanto probabilmente ci passerai davanti. Al centro c’è un piccolo plastico del lago e soprattutto una grande riproduzione della moneta guatemalteca da 25 centavos. La donna raffigurata sulla moneta è Concepción Ramírez Mendoza, una donna Maya Tz’utujil nata proprio a Santiago Atitlán e scelta giovanissima come volto della moneta. Questa cosa, ammetto, è decisamente più interessante del plastico.
donne che lavano i panni sul lago Atitlán a Santiago Atitlán Guatemala
San Simón Maximón a Santiago Atitlán Guatemala rituali e offerte
incontro con persone locali a Santiago Atitlán Guatemala davanti alla chiesa

Per l’ora di pranzo riprendiamo la lancha e raggiungiamo San Pedro La Laguna (voto 6,5), a poca distanza da Santiago e San Juan.

Rispetto agli altri villaggi visitati sul lago, San Pedro mi è piaciuta meno: non c’è moltissimo da vedere e il paese in sé l’ho trovato meno bello di San Juan, San Marcos o Santiago. Ha però un’atmosfera completamente diversa, perché è una delle basi preferite da backpacker e viaggiatori internazionali, con tantissimi bar, ristorantini economici, scuole di spagnolo e locali. Non a caso viene soprannominata ironicamente “San Pedro-ga” per la sua fama decisamente festaiola.

Facciamo un giro tra le vie del centro, pranziamo in uno dei locali affacciati sul lago e vediamo:

  • Il molo colorato: oltre al normale imbarcadero, c’è questa struttura molto più recente e decisamente particolare, completamente ricoperta di colori. In alcune zone bisogna togliersi le scarpe prima di entrare. Non è certo un motivo per venire apposta a San Pedro, ma se sei già qui è carino da vedere.
  • Il Parque Puerta Hermosa e la chiesa: entrando nel centro di San Pedro passerai attraverso la coloratissima Puerta Hermosa, un grande arco decorato che introduce a una delle zone più carine del paese. Subito dietro trovi un piccolo parco pieno di piante e aiuole, con panchine, vialetti e la Iglesia de San Pedro Apóstol sul fondo. Non c’è niente di clamoroso da vedere, ma l’insieme è molto carino e soprattutto completamente diverso dalla zona del lungolago piena di bar, ristoranti e backpacker.
statua di San Pedro a San Pedro La Laguna sul lago Atitlán in Guatemala
vista sul lago Atitlán da San Pedro La Laguna in Guatemala
Murales e tuk tuk a spasso per San Pedro La Laguna Guatemala

🦖 Trovi tutte le informazioni e i dettagli su Santiago, San Pedro e tutti gli altri villaggi nella mia guida su cosa vedere al Lago Atitlán.

Torniamo a Panajachel per l’ultima notte sul lago all’Hotel Posada de los Volcanes: l’indomani ci aspetta un lungo viaggio in macchina.

Trasferimento e notte a Semuc Champey

Domenica 22: trascorriamo praticamente tutta la giornata in macchina, circa 8 ore di viaggio per raggiungere Semuc Champey, uno dei posti più belli (e più scomodi da raggiungere) di tutto il Guatemala. Qui trovi la mia guida completa su cosa vedere e fare a Semuc Champey.

Spezziamo il viaggio con una breve sosta a Cobán (voto 4), capoluogo dell’Alta Verapaz che, almeno per quello che abbiamo visto noi, non ci ha lasciato particolarmente entusiaste. Facciamo un giro nella piazza centrale, piuttosto moderna, di fronte alla chiesa e nel vicino mercato, ma sinceramente non ci trovo molto altro che giustifichi una sosta più lunga.

Cobán viene spesso utilizzata come base per esplorare questa parte del Guatemala, compresi Semuc Champey e le grotte di Candelaria, che noi non abbiamo visitato. Per Semuc, però, secondo me c’è una soluzione decisamente migliore: dormire direttamente all’ingresso del parco. È quello che abbiamo fatto noi e te lo consiglio soprattutto se vuoi entrare a Semuc Champey appena apre, prima che arrivino più persone e prima che inizi a fare troppo caldo.

Abbiamo dormito all’El Portal de Champey, che si trova letteralmente a due minuti a piedi dall’ingresso di Semuc Champey. La posizione e il prezzo basso lo rendono secondo me una delle soluzioni più comode se il tuo obiettivo è visitare il parco di prima mattina. Preparati però a una sistemazione abbastanza spartana: le camere sono minuscole, l’acqua calda va e viene e il servizio al bar e al ristorante è LENTISSIMO. Le camere hanno comunque il bagno privato e, considerando che la mattina dopo puoi uscire dall’hotel e trovarti praticamente già all’ingresso di Semuc Champey, per una notte amen: ne vale assolutamente la pena.

Semuc Champey

Lunedì 23: dopo una notte trascorsa nella nostra capanna minimal, la sveglia è all’alba per fare colazione ed essere tra le primissime persone a entrare a Semuc Champey (voto 8,5), che apre alle 8 del mattino.

Semuc Champey è un vero e proprio monumento naturale, formato da una serie di piscine calcaree turchesi che si trovano sopra un ponte naturale di roccia, sotto il quale scorre il fiume Cahabón. In pratica, il fiume si infila sotto la roccia per alcune centinaia di metri mentre in superficie si formano queste bellissime vasche naturali dove è possibile fare il bagno. È sicuramente uno dei posti più spettacolari di questo itinerario Guatemala 15 giorni e, nonostante lo sbattimento per arrivarci, secondo me vale assolutamente la pena inserirlo.

Ti lascio alcune informazioni utili per organizzare la visita:

  • Arriva il prima possibile. Questo è probabilmente il consiglio più importante che posso darti. Noi siamo entrate alle 8 in punto ed eravamo soltanto in tre persone: abbiamo potuto vedere il parco praticamente vuoto e, soprattutto, io sono riuscita a fare il bagno completamente da sola nelle piscine. Impagabile. Siamo ripartite verso le 11 e a quell’ora stavano già iniziando ad arrivare una marea di pullman e persone: sinceramente ho tirato un sospiro di sollievo pensando a quanto fosse stata diversa la nostra esperienza poche ore prima.
  • Biglietti: puoi acquistarli direttamente all’ingresso e il costo per gli stranieri è di 50 QTZ. Si paga in contanti e, quando siamo andate noi, era necessario avere la cifra precisa perché non davano resto. Non è necessario avere una guida per visitare Semuc Champey: i sentieri sono semplici da seguire e noi abbiamo fatto tutto tranquillamente in autonomia.
  • Come si svolge la visita: essenzialmente hai due cose da fare, la salita al Mirador e il percorso che conduce alle piscine naturali. Puoi decidere tranquillamente di fare entrambe oppure saltare il Mirador e andare direttamente alle piscine. Io sono salita, mentre mia mamma ha preferito proseguire per le piscine.
  • SALITA AL MIRADOR: dopo una decina di minuti di cammino pianeggiante dall’ingresso arriverai a un bivio: proseguendo dritto raggiungerai le piscine, mentre sulla destra inizia il sentiero in salita verso il Mirador. Il percorso è fatto principalmente da gradini, rocce e tratti nella vegetazione e lungo la strada troverai anche qualche panchina su cui fermarti a riprendere fiato. Prima di partire avevo letto descrizioni abbastanza apocalittiche di questa salita, ma personalmente l’ho trovata molto più fattibile di quanto mi aspettassi: ci ho messo circa 30 minuti, con un po’ di fiatone ma senza particolari drammi. Considera comunque circa 30–40 minuti a seconda del tuo passo e soprattutto che con pioggia e fango la situazione può diventare parecchio più scomoda. Una volta arrivato in cima avrai davanti la classica vista dall’alto sulle piscine di Semuc Champey e sì, secondo me vale la salita. Quando siamo arrivate noi c’era anche un ragazzo che si offriva spontaneamente di scattare fotografie ai visitatori con le piscine sullo sfondo, senza chiedere una cifra prestabilita: la foto che ho pubblicato qui sotto l’ha fatta proprio lui e io l’ho ringraziato lasciandogli 20 QTZ. Dal Mirador puoi poi scendere direttamente verso le piscine e, dopo tutta quella salita, il bagno sarà ancora più bello.
  • PERCORSO ALLE PISCINE: se invece non hai nessuna voglia di affrontare il Mirador, dal bivio puoi continuare sul sentiero pianeggiante e in circa una decina di minuti arriverai direttamente alle vasche. E qui arriva il mio consiglio fondamentale: PORTA LE SEXYSSIME SCARPETTE ANTISCIVOLO. Sono orrende, lo sappiamo tutti, ma qui sono davvero utilissime perché le rocce bagnate possono essere molto scivolose, soprattutto quando devi entrare e uscire dall’acqua.
  • Quanto tempo serve: dipende principalmente da quanto tempo vuoi restare a mollo. Se vuoi semplicemente vedere le piscine puoi cavartela abbastanza velocemente; se fai anche il Mirador e vuoi goderti con calma il bagno, considera tranquillamente 2–3 ore. Noi siamo entrate alle 8 e siamo ripartite verso le 11. Il parco chiude alle 16.
Il sentiero nella giungla per raggiungere Semuc Champey
vista dall’alto di Semuc Champey Guatemala piscine naturali mirador
semuc champey piscine naturali cosa vedere in Guatemala in 15 giorni

Dopo un salto veloce in hotel per una doccia prima del checkout, partiamo alla volta di Flores, dove trascorreremo la notte all’Hotel Petèn. L’hotel si trova direttamente sul lago e ha anche una piscina, cosa che abbiamo apprezzato parecchio considerando il caldo umido del Petén.

🦖 Qui trovi la mia guida completa su cosa vedere e fare a Semuc Champey

Flores

Martedì 24: dedichiamo la mattinata a Flores (voto 7,5), una piccola città colorata affacciata sul lago Petén Itzá e costruita su un’isoletta collegata alla vicina Santa Elena da un ponte. Il centro è minuscolo e si gira tranquillamente a piedi in meno di un’ora, tra stradine, case color pastello e continui scorci sul lago. Una delle cose più particolari che abbiamo trovato durante la nostra visita è stato il lungolago: a causa dell’innalzamento del livello del Petén Itzá, diversi tratti della strada che corre intorno all’isola erano completamente sommersi e per girare Flores dovevamo quindi passare principalmente dalle vie interne.

Flores è soprattutto una delle basi più comode da cui partire per visitare Tikal, ma secondo me vale la pena dedicarle almeno qualche ora invece di considerarla soltanto un posto in cui dormire. Non aspettarti una lista infinita di monumenti: il bello è principalmente gironzolare senza una meta precisa, vedere la piazza centrale con la Catedral de Nuestra Señora de los Remedios, infilarsi nelle viette colorate e fermarsi a bere qualcosa con vista sul lago. Se non hai voglia di camminare puoi fare il giro anche in tuk-tuk, anche se viste le dimensioni dell’isola secondo me non ce n’è davvero bisogno. Per una pausa ci sono diversi bar e ristoranti affacciati sull’acqua: noi ci siamo fermate in due posticini molto carini che ci tengo a segnalarti, il Teengo’s e il Restaurante Maracuyá.

🦖 Trovi tutto quello che puoi vedere e fare nella mia guida Flores Guatemala: cosa vedere e fare tra lago, tramonti e vicoli colorati.

vicolo colorato a Flores Guatemala sull’isola del Petén
pontile sul lago Petén Itzá a Flores Guatemala
cortile tropicale del ristorante Maracuya a Flores Guatemala immerso nel verde

Nel pomeriggio ripartiamo in direzione Tikal, che raggiungiamo dopo circa un’ora e mezza di macchina.

Per la notte abbiamo scelto il Jaguar Inn Tikal, praticamente in mezzo alla giungla e a pochi passi dall’ingresso del parco archeologico. Le camere sono comode e spaziose e al ristorante abbiamo mangiato bene, ma il vero motivo per cui secondo me vale la pena dormire qui è un altro: sei letteralmente circondato dalla giungla. Già dall’hotel puoi sentire le scimmie urlatrici e, soprattutto al mattino, avvistare tucani, scoiattoli, tacchini ocellati e tantissimi altri uccelli. Oltre a essere un’esperienza molto più bella rispetto a dormire a Flores, questa posizione ci permetterà soprattutto di essere tra le prime persone a entrare a Tikal la mattina successiva.

Tikal

Mercoledì 25: se ti stai chiedendo cosa vedere in Guatemala in 15 giorni, Tikal (voto 8,5) è probabilmente il luogo più iconico di tutto il viaggio. Se vuoi organizzare la visita nel dettaglio, trovi tutte le informazioni nella mia guida su Cosa vedere a Tikal: guida completa per visitare le rovine maya più famose del Guatemala.

Tikal è uno dei più importanti siti archeologici della civiltà maya, immerso nella giungla del Petén: un’antica città che raggiunse il suo massimo splendore durante il Periodo Classico maya, e uno dei centri politici ed economici più potenti della regione. Oggi quello che visiti è un’enorme area archeologica completamente circondata dalla foresta, dove giganteschi templi emergono sopra gli alberi e cammini da una rovina all’altra accompagnato dai versi delle scimmie urlatrici, tucani e tantissimi altri animali. Ed è proprio questa combinazione tra sito archeologico e giungla a rendere Tikal così magica.

Dedichiamo quindi tutta la mattinata del 25 alla visita. A grandi linee, esistono tre possibilità per visitare Tikal: tour all’alba, visita durante il giorno e tour al tramonto. Inizialmente avevamo pensato addirittura di farli tutti e tre, perché l’idea di vedere sia l’alba sia il tramonto dalla cima dei templi ci sembrava bellissima. Parlando con la nostra guida e leggendo diverse esperienze online, però, abbiamo ridimensionato parecchio l’entusiasmo: nuvole, foschia e nebbia sono piuttosto frequenti, quindi può tranquillamente capitare di alzarsi a un’ora indecente, pagare il supplemento e non vedere praticamente nessuna alba. Inoltre, per accedere al sito durante le fasce speciali dell’alba e del tramonto è necessario entrare con una guida autorizzata, mentre durante il normale orario di apertura puoi visitare Tikal anche da soli.

Alla fine abbiamo quindi scelto la visita diurna, entrando verso le 8:00 del mattino. Grazie anche al fatto di aver dormito praticamente davanti all’ingresso, a quell’ora c’era ancora pochissima gente e la temperatura era perfetta per camminare senza soffrire troppo il caldo. Noi abbiamo visitato il sito insieme a Jaime, la nostra guida e autista, e in questo caso sono molto contenta di aver avuto una guida: oltre a raccontarci la storia di Tikal e della civiltà maya, ci ha spiegato un sacco di dettagli che probabilmente girando da sole non avremmo neanche notato.

Il sito è enorme, ma con circa 4 ore a disposizione riesci a vedere tranquillamente le zone e le strutture principali, spostandoti lungo i sentieri che attraversano la giungla. Tra queste ci sono la Gran Plaza con i Templi I e II, le acropoli, il Tempio III, il Tempio IV, il complesso di Mundo Perdido e il Tempio V. Il mio preferito è stato proprio il Tempio V, più appartato rispetto alla Gran Plaza e impressionante quando te lo ritrovi davanti in mezzo agli alberi. Il Tempio IV, invece, con i suoi circa 70 metri di altezza, è l’edificio più alto di Tikal e permette di salire fino a una piattaforma da cui si guarda la distesa praticamente infinita della foresta del Petén, con le sommità di alcuni templi che emergono sopra gli alberi.

In generale, però, secondo me il bello di Tikal non è soltanto il singolo tempio: è camminare per ore nella giungla passando da una rovina all’altra, sentire gli animali intorno e rendersi conto delle dimensioni assurde che doveva avere questa città. Per me rimane senza dubbio uno dei posti più impressionanti di tutto il viaggio.

tempio maya di Tikal Guatemala rovine nella giungla Petén
scalinata di un tempio maya a Tikal Guatemala
tikal rovine maya Guatemala itinerario Guatemala 15 giorni

Terminata la visita, recuperiamo i bagagli e ci rimettiamo in macchina in direzione Río Dulce, che raggiungiamo dopo circa 5 ore di viaggio.

Qui abbiamo dormito in uno degli hotel più belli del viaggio, il Boatique Hotel and Marina, una struttura in mezzo all’acqua, immersa nella vegetazione e raggiungibile soltanto in barca. Già arrivarci fa parte dell’esperienza: lasci la macchina sulla terraferma e da lì vieni accompagnato in barca fino all’hotel. Le camere e gli spazi comuni sono bellissimi, sei completamente circondato dal verde e dagli animali ma hai comunque tutti i comfort. Ci sono anche una bella piscina e un bar-ristorante dove abbiamo mangiato molto bene: dopo cinque ore di macchina e la mattinata passata a camminare per Tikal, non potevamo chiedere molto di più.

Una cosa importante se scegli di dormire qui o in altre strutture immerse nella natura della zona: non portare cibo in camera. Gli animali riescono a sentirne l’odore e potrebbero cercare di entrare per raggiungerlo. Al Boatique la prendono parecchio sul serio: al check-in ci hanno fatto addirittura firmare una dichiarazione in cui confermavamo di non avere cibo nelle valigie o negli zaini che avremmo portato in stanza.

Rio Dulce

Giovedì 26: la mattina successiva partiamo direttamente dal nostro hotel con una barca privata con conducente per esplorare il Río Dulce (voto 8) e raggiungere Livingston.

Il tour sul Río Dulce è stato uno dei momenti più belli del viaggio, soprattutto perché non si tratta tanto di andare da un’attrazione all’altra, quanto di trascorrere diverse ore navigando in mezzo alla natura. Il fiume collega il Lago de Izabal al Mar dei Caraibi e durante il percorso il paesaggio cambia continuamente, passando da enormi distese d’acqua a mangrovie, palafitte e tratti di giungla fittissima.

Tra le cose che vedrai lungo il percorso:

  • Castillo de San Felipe de Lara: una piccola fortezza coloniale costruita in posizione strategica all’imbocco del Lago de Izabal per proteggere la zona dagli attacchi dei pirati.
  • El Golfete: proseguendo verso Livingston il fiume si allarga fino a formare un grande bacino circondato dalla vegetazione, con mangrovie, uccelli e case costruite lungo le rive.
  • Agua Caliente: lungo il percorso si trovano alcune sorgenti di acqua termale che sgorgano direttamente sulle rive del Río Dulce, dove è possibile fermarsi per fare un bagno.
  • Il canyon del Río Dulce: secondo me la parte più bella dell’intera navigazione. Avvicinandosi a Livingston il fiume si restringe tra alte pareti ricoperte di vegetazione tropicale, creando un vero e proprio corridoio verde che si percorre in barca prima di raggiungere la costa caraibica.

Durante il tragitto si vedono inoltre piccoli insediamenti, case e palafitte lungo le rive, che in diversi casi sono raggiungibili principalmente via acqua.

Alla fine del canyon il paesaggio si apre nuovamente e si arriva a Livingston, alla foce del Río Dulce sulla costa caraibica del Guatemala. Qui l’atmosfera cambia completamente rispetto a tutto quello che abbiamo visto nei giorni precedenti: Livingston è uno dei principali centri della cultura garífuna in Guatemala e questa influenza si ritrova nella lingua, nella musica e soprattutto nella cucina. La cittadina è inoltre separata dalla rete stradale del resto del Paese e si raggiunge via acqua. Il paese in sé è carino: abbiamo fatto una passeggiata per le sue strade, raggiunto il mare e ci siamo fermate a bere una Gallo in uno dei baretti lungo le piccole spiagge.

In generale, più che per le singole tappe, secondo me il tour vale soprattutto per la navigazione in sé: passare per ore tra giungla, mangrovie, palafitte e canyon prima di sbucare sul Mar dei Caraibi è qualcosa di completamente diverso da tutto il resto del viaggio. Per me è stata una delle giornate più belle di questo itinerario Guatemala 15 giorni.

🦖 Trovi tutti i dettagli della nostra tappa, compreso cosa vedere, come organizzare la navigazione, quando andare e dove dormire, nella mia guida Rio Dulce Guatemala: guida completa tra giungla, villaggi e crociera.

La vegetazione tropicale lungo il Rio Dulce, tra ninfee e piccole barche
casa su palafitta lungo il Rio Dulce Guatemala giungla tropicale
spiaggia di Livingston sulla costa caraibica del Guatemala

Il tour del Río Dulce è fattibile in circa 4 ore, quindi volendo puoi organizzarlo tranquillamente nell’arco della mattinata. Noi abbiamo deciso di prendercela con calma e trascorrere anche il pomeriggio sul fiume, rilassandoci in hotel: un’altra struttura su palafitte affacciata sull’acqua che NON CONSIGLIERÒ, dato che proprio qui ho preso un’intossicazione alimentare che a momenti ci lascio le penne.

Tralasciando questa piccola tragedia personale, hai quindi due possibilità. Puoi approfittare del pomeriggio per rimetterti subito in viaggio verso la tappa successiva e risparmiare un po’ di tempo sull’itinerario oppure, scelta che con il senno di poi farei decisamente, tornare al Boatique Hotel and Marina dove avevamo dormito la notte precedente, e trascorrere il resto della giornata tra piscina, natura e relax. La struttura è veramente stupenda e dopo diversi giorni abbastanza intensi di viaggio una mezza giornata senza fare assolutamente niente ci sta tutta.

Trasferimento e notte ad Antigua

Venerdì 27: la mattina successiva prendiamo la lancha pubblica (100 QTZ a persona) per tornare sulla terraferma, dove ci aspetta il nostro autista per affrontare quello che, almeno sulla carta, doveva essere un trasferimento di circa 8 ore fino ad Antigua (voto 8). Ce ne metteremo 14.

Proprio nei giorni in cui ci trovavamo in Guatemala erano infatti in corso numerose proteste contro l’aumento del prezzo dei carburanti, con blocchi stradali organizzati soprattutto dai trasportatori in diverse zone del Paese. Durante il nostro viaggio ce ne sono stati parecchi praticamente in tutto il Guatemala e, anche se fino a quel momento eravamo riuscite fortunatamente a evitarli, durante il trasferimento da Río Dulce ad Antigua ne abbiamo pagato tutto il conto insieme.

La nostra guida ci ha inoltre spiegato che blocchi stradali e manifestazioni non sono un evento così insolito in Guatemala e possono creare rallentamenti anche molto importanti. È quindi una variabile che terrei presente soprattutto quando organizzi i trasferimenti più lunghi: eviterei, quando possibile, di programmare qualcosa di inderogabile subito dopo l’orario teorico di arrivo e controllerei sempre la situazione delle strade nei giorni precedenti.

Devo dire che personalmente queste 14 ore di macchina mi sono passate piuttosto velocemente, ma soltanto perché, a causa dell’intossicazione alimentare del giorno precedente, ho trascorso buona parte del viaggio a dormire in macchina con la febbre a 10000. Non esattamente il sistema che consiglierei per rendere più sopportabili i lunghi trasferimenti guatemaltechi.

Arriviamo quindi ad Antigua soltanto la sera e ci sistemiamo all’Hotel Nolasco, leggermente decentrato rispetto al cuore del centro storico ma secondo me un’ottima soluzione, con camere grandi, personale gentilissimo e prezzi ancora abbastanza sensati. Quest’ultimo dettaglio non è affatto secondario considerando che eravamo ormai a ridosso della Semana Santa, periodo in cui i prezzi degli hotel ad Antigua possono salire parecchio.

🦖 Nei prossimi paragrafi trovi il nostro itinerario ad Antigua giorno per giorno; se invece vuoi approfondire la città, nella mia guida Cosa vedere ad Antigua Guatemala: guida completa alle attrazioni, ai mercati e ai dintorni trovi nel dettaglio tutte le cose da vedere, le escursioni sui vulcani nei dintorni e i mercati migliori per fare shopping.

Dintorni di Antigua e mercati

Sabato 28: con molta calma ci svegliamo e partiamo per una prima gita fuori porta a Pastores (voto 7), un piccolo paese a circa 7 km da Antigua famoso soprattutto per la lavorazione artigianale del cuoio. La strada principale è una successione continua di botteghe e laboratori che vendono stivali texani, cinture, borse, portafogli, scarpe e altri articoli in pelle, spesso realizzati direttamente dagli artigiani del paese. Se ti piace questo genere di cose, per me è uno dei posti migliori in cui fare shopping nei dintorni di Antigua: c’è molta scelta e soprattutto non è il solito mercato di souvenir che ritroverai identico in altre città del Guatemala.

Sempre nei dintorni, su suggerimento di Jaime, andiamo poi a vedere un terzo San Simón, a San Andrés Itzapa. Ormai aveva capito il mio entusiasmo per tutto ciò che riguardava Maximón e San Simón e si era ricordato di questo posto, che curiosamente aveva scoperto anche lui grazie a un’altra turista interessata a questi culti. Non è affatto un luogo turistico, anzi: quando siamo arrivate noi non c’era praticamente nessun altro visitatore. Il santuario è preceduto da negozietti che vendono candele e offerte votive e davanti all’ingresso ardono grandi fuochi utilizzati per le quemas. Al culto locale di San Simón sono associate pratiche di brujería bianca e nera e alcuni rituali possono comprendere anche sacrifici animali. Jaime ci ha confessato di non amare particolarmente quel posto perché, secondo lui, era carico di energie strane e negative e, devo dire, la stessa sensazione l’abbiamo avuta anche noi. Tra i tre luoghi legati a San Simón e Maximón che abbiamo visitato durante il viaggio, questo è stato sicuramente il meno turistico e il più inquietante.

Un’altra tappa che avevamo previsto nei dintorni ma che, per un contrattempo, alla fine abbiamo dovuto saltare è Jocotenango, a pochissimi chilometri da Antigua. Qui si trova la Iglesia de Nuestra Señora de la Asunción, una chiesa storica dalla particolare facciata barocca sui toni del rosa e dell’arancione, decorata con colonne a spirale e figure in stucco.

Rientrate ad Antigua, trascorriamo il resto del pomeriggio ancora shopping. Visto che nei giorni successivi sarebbe arrivata una quantità impressionante di persone per la Semana Santa, ne approfittiamo per girare con relativa calma alcuni dei principali mercati e negozi di artigianato della città:

  • Mercado de El Carmen: piccolo mercato nel centro di Antigua, proprio accanto alle rovine della Iglesia de El Carmen. Trovi soprattutto artigianato, tessuti, accessori e souvenir: è molto turistico e non mi ha fatta impazzire, ma è comodo per fare un giro veloce.
  • Nim Po’t: il mio preferito. 🦖❤️ Più che un vero mercato è un enorme spazio dedicato all’artigianato guatemalteco, particolarmente interessante per la quantità di tessuti tradizionali, huipiles, maschere, ceramiche e oggetti provenienti da diverse zone del Paese. I prezzi possono essere più alti rispetto ai mercati, ma trovi anche pezzi molto più particolari e secondo me vale assolutamente la pena entrarci.
  • El Mercadito: proprio di fronte al Parque Central, è un piccolo mercato di artigianato con negozietti di tessuti, gioielli, ceramiche, oggetti in pelle e souvenir. Personalmente non mi ha entusiasmata: è comodo se sei già in centro e vuoi dare un’occhiata, ma non ci ho trovato niente di particolarmente interessante rispetto agli altri mercati di Antigua.
  • Mercado Central e Mercado de Artesanías: si trovano uno accanto all’altro, nella zona del terminal degli autobus, ma sono abbastanza diversi. Il Mercado de Artesanías è dedicato quasi interamente all’artigianato e ai souvenir e, sinceramente, troverai più o meno le stesse cose che vengono vendute un po’ ovunque in Guatemala. Molto più interessante secondo me è il Mercado Central, dove trovi frutta, verdura, cibo, vestiti e prodotti di uso quotidiano, con un’atmosfera decisamente più locale rispetto alla parte dedicata ai turisti.

La sera concludiamo la giornata con un aperitivo da Quesos y Vino, in un bel giardino nel centro di Antigua, prima di tornare a morire a letto, anche questa volta all’Hotel Nolasco.

stivali artigianali in pelle a Pastores Guatemala lavorazione locale
San Simón ad Antigua Guatemala santuario con candele e offerte
Mercado Nim Pot Antigua Guatemala tessuti e artigianato locale

Processioni della Semana Santa di Antigua

Domenica 29: oggi è un gran giorno per i guatemaltechi, e ancora di più per gli abitanti di Antigua: è Domenica delle Palme, la giornata che segna l’inizio della Semana Santa, una delle ricorrenze religiose più sentite di tutto il Guatemala.

Già durante le domeniche di Quaresima Antigua si riempie di processioni e alfombras, elaboratissimi tappeti realizzati direttamente sulle strade con segatura colorata, fiori e altri materiali, destinati a essere distrutti poche ore dopo dal passaggio dei cortei. Durante le processioni, uomini e donne trasportano a spalla le enormi andas con le immagini religiose, alternandosi lungo il percorso. Gli uomini, i cucuruchos, indossano le caratteristiche tuniche viola, mentre le donne, le cargadoras, accompagnano le immagini mariane. Incenso e bande che suonano lentamente le marce rendono l’atmosfera ancora più incredibile.

I cortei attraversano Antigua per ore, quindi non devi seguirli dall’inizio alla fine: puoi controllare il percorso e intercettarli in diversi punti della città, fermandoti nel frattempo a vedere anche la preparazione delle alfombras.

persone vestite di viola durante la Semana Santa ad Antigua Guatemala
antigua guatemala settimana santa itinerario Guatemala 15 giorni cosa vedere
alfombras colorate durante la Semana Santa ad Antigua Guatemala

Visita alla città di Antigua

Lunedì 30: dopo la folla del weekend, il lunedì Antigua si svuota un po’ e torna a essere decisamente più praticabile. Nei giorni precedenti, tra mercati e processioni della Semana Santa, avevamo già avuto un bell’assaggio della città, ma oggi ne approfittiamo per girarla con più calma e dedicarci alle sue attrazioni principali. Il centro è piccolo e si visita benissimo a piedi (o in tuk-tuk per le zone appena fuori dal centro). Tra le cose da vedere ad Antigua:

  • Arco di Santa Catalina: il simbolo di Antigua, costruito per permettere alle monache del convento di Santa Catalina di attraversare la strada senza essere viste. È probabilmente il punto più fotografato della città, soprattutto quando dietro l’arco compare il Volcán de Agua.
  • Parque Central (Plaza Mayor): il cuore di Antigua, una grande piazza alberata con una fontana al centro, circondata da alcuni degli edifici più importanti della città.
  • Iglesia de La Merced: una delle chiese più riconoscibili di Antigua, con la sua enorme facciata gialla ricoperta di decorazioni bianche. Dentro al convento si trova anche un grande chiostro con una gigantesca fontana centrale.
  • Catedral de San José e rovine dell’antica Catedral de Santiago: affacciata sul Parque Central, la chiesa attuale occupa soltanto una parte dell’enorme cattedrale originaria, gravemente danneggiata dai terremoti del 1773. La parte più bella secondo me sono proprio le rovine sul retro, con grandi arcate e navate completamente a cielo aperto.
  • Convento de Las Capuchinas: ex convento che puoi visitare entrando negli antichi ambienti delle monache, tra chiostri, corridoi e celle. La parte più insolita è il Torreón, un edificio circolare con piccole stanze disposte tutto intorno a un cortile centrale. È bellissimo e per me sarebbe da criminali non entrare qui.
  • Convento de Santa Clara: completamente diverso, perché il terremoto del 1773 ha lasciato la chiesa senza tetto e buona parte del convento in rovina. Si cammina tra arcate, colonne, vecchi ambienti e cortili invasi dal verde e, anche in questo caso, devi entrare per forza.
  • Iglesia de San Francisco: una delle chiese più importanti della città soprattutto perché custodisce la tomba di Santo Hermano Pedro, ancora oggi meta di pellegrinaggio.
  • Iglesia de El Carmen: della chiesa rimane l’elaboratissima facciata barocca, piena di colonne e decorazioni. Proprio davanti si trova anche il piccolo Mercado de El Carmen, che avevamo già visitato nei giorni precedenti.
  • Convento de Santa Teresa: un altro complesso religioso danneggiato dai terremoti e oggi non normalmente visitabile all’interno. Rimane soprattutto una tappa da vedere passando nella zona.

🦖 Visto che ad Antigua abbiamo dedicato diversi giorni, qui cercherò di non scrivere un secondo articolo dentro l’articolo. Trovi tutte le attrazioni, i mercati, i dintorni e molti più dettagli nella mia guida completa su cosa vedere ad Antigua Guatemala

chiostro della Iglesia de La Merced Antigua Guatemala
chiostro del Convento di Santa Clara Antigua Guatemala
rovine del Convento di Santa Clara Antigua Guatemala

Ultima giornata ad Antigua

Martedì 31: dedichiamo l’ultima giornata ad Antigua alle poche cose che ci erano rimaste da vedere. Dopo due settimane abbastanza intense, ce la prendiamo comunque con molta calma.

Templo de Santa Rosa de Lima: un’altra delle tante chiese in rovina di Antigua, di cui rimane soprattutto la facciata. È una tappa veloce e non la metterei tra le priorità, ma se hai tempo puoi inserirla mentre giri per questa zona della città.

Iglesia de La Candelaria: leggermente più defilata rispetto al centro e oggi in rovina. Quando siamo state noi, però, la facciata era completamente coperta da un enorme telo e non si vedeva praticamente niente, quindi il nostro incontro con La Candelaria è finito abbastanza rapidamente.

Cerro de la Cruz: il belvedere più famoso di Antigua, con la città ai tuoi piedi e il Volcán de Agua praticamente allineato sullo sfondo. Si arriva alla base a piedi o, come noi, in tuk-tuk, e si sale a piedi attraverso il sentiero e le gradinate. Il nome viene dalla grande croce che domina il belvedere.

Hotel Museo Casa Santo Domingo: un hotel ricavato tra le rovine dell’antico Convento di Santo Domingo, che puoi visitare anche senza dormirci. All’interno trovi resti del convento, chiostri, giardini, un’area archeologica, musei e gallerie. Noi, dopo averlo girato un po’, ci siamo fermate a bere un Bloody Mary nel giardino e, dato che era veramente buono, alla fine ne abbiamo ordinato anche un secondo. 🦖🍅

vista su Antigua Guatemala dal Cerro de la Cruz con il vulcano Agua sullo sfondo
giardino con pergolato e vegetazione tropicale a Casa Santo Domingo Antigua Guatemala
scorcio di Antigua Guatemala con muro bianco coloniale e piante tropicali

Rientro in Italia

Mercoledì 1° aprile: e dopo 15 giorni in Guatemala è purtroppo arrivato il momento di tornare a casa. Lasciamo Antigua e raggiungiamo l’aeroporto di Guatemala City per il volo Iberia di rientro, con scalo tecnico a El Salvador e successiva connessione a Madrid di circa 3 ore.

Si chiude così il nostro viaggio in Guatemala: 15 giorni intensissimi, pieni di mercati, villaggi Maya, siti archeologici, laghi, giungla, processioni, San Simón e una quantità francamente preoccupante di cose comprate lungo la strada.

Come arrivare in Guatemala

L’aeroporto internazionale principale del Guatemala è La Aurora (GUA), a Guatemala City. Dall’Italia non ci sono voli diretti, quindi dovrai necessariamente fare almeno uno scalo. Una delle combinazioni più semplici è passare da Madrid, che è esattamente quello che abbiamo fatto noi volando con Iberia.

Abbiamo pagato circa 1.200 € a persona per un volo Milano Linate – Madrid – Guatemala City, mentre al ritorno abbiamo fatto Guatemala City – scalo tecnico a El Salvador – Madrid – Milano Linate.

Se segui un itinerario simile al nostro, il mio consiglio è di uscire subito da Guatemala City: la capitale è conosciuta per non essere un posto particolarmente sicuro, anzi. Antigua dista una cinquantina di chilometri dall’aeroporto ed è una base molto più comoda da cui iniziare il viaggio. Noi infatti abbiamo incontrato il nostro driver direttamente all’arrivo e siamo partite immediatamente per Antigua, dove abbiamo trascorso la prima notte.

Tieni però presente una cosa: 50 km in Guatemala non significano necessariamente 50 minuti. Il traffico intorno alla capitale può essere folle (come è stato nel nostro caso) e i tempi di percorrenza possono cambiare parecchio (noi ci abbiamo impiegato due ore e mezza). Quindi, soprattutto il giorno del volo di ritorno, evita qualsiasi programma troppo tirato.

🦖 Per tutte le informazioni su voli, documenti necessari per entrare nel Paese e modulo di ingresso trovi il paragrafo dedicato nella mia guida su cosa sapere prima di partire per il Guatemala.

Come muoversi durante un itinerario in Guatemala di 15 giorni

Questa secondo me è la decisione più importante da prendere quando organizzi un itinerario in Guatemala.

Sulla mappa le distanze sembrano spesso abbastanza corte, ma nella realtà gli spostamenti richiedono molto più tempo di quanto immagini: strade di montagna, traffico, condizioni non sempre perfette e possibili imprevisti possono trasformare anche una tratta apparentemente semplice in parecchie ore di macchina. E noi ne abbiamo avuto una dimostrazione piuttosto estrema quando le circa 8 ore previste tra Río Dulce e Antigua sono diventate 14 a causa dei blocchi stradali.

Le possibilità principali sono:
navette turistiche: economiche ma ti danno poca flessibilità
driver privato
auto a noleggio: personalmente la sconsiglierei per un itinerario come questo. Le distanze sulla carta sembrano gestibili, ma tra strade di montagna, traffico, lavori, deviazioni e blocchi i trasferimenti possono diventare molto più complicati del previsto. Inoltre alcune tappe che abbiamo inserito — soprattutto villaggi, mercati e luoghi legati ai culti di San Simón/Maximón — sono decisamente più semplici da raggiungere con qualcuno che conosce bene la zona. A questo aggiungerei anche il fatto che, in alcune aree, sbagliare strada o ritrovarsi a guidare da soli in posti che non conosci non è proprio la situazione in cui vorrei trovarmi. Per noi il driver privato ha fatto una differenza enorme.
voli interni, utili soprattutto per collegare Guatemala City e Flores ed evitare il lunghissimo trasferimento via terra verso il Petén.

Per un itinerario come questo, però, noi non abbiamo avuto dubbi e abbiamo scelto un driver privato per tutto il viaggio.

È ovviamente la soluzione più costosa, ma ci ha permesso di costruire un giro molto più complesso rispetto al classico itinerario Antigua – Atitlán – Semuc – Flores: abbiamo potuto inserire mercati che si tengono soltanto in determinati giorni, piccoli villaggi come Zunil, Almolonga, San Andrés Xecul e San Francisco El Alto, fermarci lungo il percorso quando volevamo e modificare il programma in base al meteo o agli imprevisti.

Noi ci siamo affidate a Jaime, autista certificato di Antigua che parla anche perfettamente italiano e che ci ha accompagnate praticamente per tutto il viaggio. Oltre a guidare, ci ha aiutato già prima della partenza a sistemare l’itinerario, organizzare barche ed escursioni e soprattutto a capire quali tappe avessero davvero senso inserire.

Per darti un riferimento sui costi, quando stavo organizzando il viaggio avevo chiesto circa una decina di preventivi e le cifre ricevute erano mediamente nell’ordine dei 3.000–4.000 € per due settimane, comprendendo tutti gli spostamenti e, a seconda del preventivo, anche ingressi e barche private.

Trovi i contatti di Jaime all’articolo su come organizzare un viaggio in Guatemala.

Quando andare in Guatemala

Il Guatemala ha essenzialmente due stagioni: una secca, indicativamente da novembre ad aprile, e una piovosa, da maggio a ottobre. Sulla carta, quindi, questo itinerario è molto più semplice da organizzare durante la stagione secca.

Noi siamo andate nella seconda metà di marzo, periodo che avevo scelto proprio perché generalmente considerato tra i migliori. E invece il meteo ci ha fatto un po’ impazzire: spesso le mattine erano belle e soleggiate, mentre nel pomeriggio il cielo si copriva e intorno alle 16 arrivavano nuvole e acquazzoni. Non ci ha rovinato il viaggio, ma più di una volta abbiamo guardato il cielo con una certa ansiella, soprattutto nei giorni sul Lago Atitlán.

Tornando indietro, probabilmente sceglierei febbraio, che dovrebbe offrire condizioni mediamente più asciutte. Marzo ha però un enorme vantaggio se ti interessa la parte culturale e religiosa del viaggio: avvicinandoti alla Pasqua puoi assistere alle celebrazioni della Quaresima e della Semana Santa, che soprattutto ad Antigua sono una cosa enorme.

Tieni inoltre presente che il clima cambia moltissimo all’interno dello stesso viaggio: Antigua e gli altopiani possono essere freschi, soprattutto la sera; sul Lago Atitlán il tempo cambia molto velocemente; Flores, Tikal, Semuc Champey e Río Dulce sono invece decisamente più caldi e umidi.

Quindi, se dovessi scegliere il periodo per rifare questo stesso itinerario Guatemala 15 giorni, direi febbraio-marzo, scegliendo marzo se vuoi provare a incastrare anche le celebrazioni che precedono la Pasqua.

Dove dormire durante un itinerario di 15 giorni in Guatemala

Durante questo viaggio abbiamo cambiato parecchie sistemazioni e, col senno di poi, in Guatemala sceglierei di nuovo gli hotel soprattutto in funzione della posizione. In alcune tappe dormire nel posto giusto ti semplifica la vita: essere accanto al molo sul Lago Atitlán, a due minuti dall’ingresso di Semuc Champey o direttamente nella giungla di Tikal significa risparmiare trasferimenti e riuscire a visitare i posti prima dell’arrivo della maggior parte dei turisti.

  • Panajachel – Hotel Posada de los Volcanes: Panajachel non è stata certo la mia località preferita sul Lago Atitlán, ma come base è difficilmente battibile e questo hotel si è rivelato talmente comodo che durante il viaggio ci siamo tornate più volte. È una struttura semplice, con camere piuttosto piccole ma accoglienti, letti comodi e ambienti sorprendentemente silenziosi considerando la posizione centralissima. La parte più bella sono i ballatoi e le terrazze ai piani superiori: noi al quarto piano ne avevamo praticamente una tutta per noi, con una vista stupenda sui vulcani. Sei direttamente su Calle Santander, a pochissimi minuti a piedi dal lago e dal molo delle lanchas, oltre che circondata da ristoranti e negozi. Per colazione noi andavamo sempre al Deli Jasmin, praticamente accanto all’hotel: un posticino molto carino in un giardino coloratissimo e pieno di piante, gestito da donne del posto, dove preparano colazioni ottime e super abbondanti.
  • Chichicastenango – Casa Diego Ignacio: sicuramente non la sistemazione più comoda di quelle del nostro viaggio, ma in questo posto ho lasciato il cuore. Si trova sulla collina di Pascual Abaj, abbastanza defilata da essere tranquilla ma ad appena 10 minuti a piedi dal mercato e dal centro di Chichicastenango, ed è una struttura molto semplice a conduzione familiare, composta da casette raccolte intorno a un cortile. Le camere sono spartane ma accoglienti e hanno bagno privato. L’anziana proprietaria vive qui insieme alla sua famiglia e nel cortile girano galli, galline, cani e cuccioli, e su richiesta vengono preparate colazioni e cene casalinghe. Dalla proprietà parte inoltre un sentiero che sale verso Pascual Abaj, passando in una zona dove vengono ancora celebrate cerimonie Maya e da cui si vede dall’alto anche il coloratissimo cimitero di Chichicastenango. Per noi è stata una delle esperienze più belle del viaggio: se ti piace l’idea di soggiornare nella casa di una famiglia K’iche’ e conoscere un po’ più da vicino la loro quotidianità, te la consiglio veramente tantissimo.
  • Xela – Casa Morasan Hotel-Boutique: un boutique hotel molto bello ed elegante ricavato in un edificio storico, praticamente a un isolato dal Parque Central di Xela. La struttura si sviluppa intorno a diversi cortili e ballatoi interni, con tanto legno, piante e dettagli che richiamano lo stile coloniale, mentre le camere sono curate e con letti comodi. Anche qui il personale è stato gentile e c’è un buon ristorante con bar, dove abbiamo mangiato e soprattutto bevuto molto bene: i cocktail erano ottimi. Unica cosa da tenere presente è che a Xela la sera fa parecchio freddo e le camere non hanno riscaldamento: noi inizialmente avevamo freddo, ma ci è bastato chiedere e ci hanno subito portato una stufetta elettrica, risolvendo completamente il problema. Considerando la posizione centralissima, la qualità della struttura e il prezzo assolutamente onesto, per noi è stata la scelta migliore.
  • Semuc Champey – El Portal de Champey: qui la scelta è quasi interamente logistica: si trova letteralmente a due minuti a piedi dall’ingresso di Semuc Champey, quindi la mattina puoi essere davanti ai cancelli appena aprono e raggiungere le piscine prima dell’arrivo dei gruppi. La struttura è molto semplice, composta da bungalow e casette in legno immersi nel verde, con giardini, ristorante, bar e anche una piscina all’aperto: nel complesso ha il suo fascino e dormire praticamente in mezzo alla natura è piacevole. Costa poco, ma preparati perché le sistemazioni sono decisamente spartane: noi avevamo una camera minuscola ma con bagno privato, anche se l’acqua calda andava e veniva, e il servizio al bar e al ristorante era LENTISSIMO. Non è l’hotel che sceglierei per passarci tre giorni; per una notte prima di Semuc Champey, invece, lo sceglierei di nuovo, sia per la posizione imbattibile, sia perché dormire in un bungalow in mezzo al verde ha comunque il suo perché.
  • Flores – Hotel Petén: si trova direttamente sul Lago Petén Itzá, in una posizione comodissima per girare a piedi il piccolo centro di Flores. Noi avevamo scelto una camera con balcone vista lago, molto piacevole per bere un caffè al risveglio o fermarsi a fare due chiacchiere la sera. Anche la piscina è affacciata sul lago e, considerando il caldo e l’umidità del Petén, io l’ho praticamente benedetta quando mi ci sono immersa dopo una mattinata passata a camminare per una Flores molto, molto calda. Le camere sono piuttosto piccole e la struttura non è recentissima, quindi non aspettarti un hotel particolarmente moderno o ricercato, ma per una notte a Flores prima di proseguire verso Tikal, secondo me è una soluzione comoda, soprattutto per la posizione e la vista sul lago.
  • Tikal – Jaguar Inn Tikal: più che per l’hotel in sé, sceglierei questa struttura per la sua posizione veramente spettacolare: sei in mezzo alla giungla e a pochissimi passi dall’ingresso di Tikal. Le camere sono spaziose, anche se abbastanza spartane, distribuite in un bel giardino tropicale, con vialetti circondati dalla vegetazione. C’è anche un ristorante all’aperto in mezzo al verde, dove noi abbiamo mangiato bene. Ma il bello è soprattutto il contesto: già dall’hotel puoi sentire le scimmie urlatrici e vedere tucani, scoiattoli, tacchini ocellati e tantissimi altri uccelli. La mattina ti svegli quindi già completamente immerso nell’atmosfera di Tikal e, soprattutto, puoi essere tra i primi a entrare nel sito archeologico, senza dover partire all’alba da Flores. Se hai una sola notte in zona, secondo me dormire direttamente qui ha molto più senso che tornare a Flores.
  • Río Dulce – Boatique Hotel and Marina: uno degli hotel più belli di tutto il viaggio, e uno di quelli in cui sarei rimasta volentieri più a lungo. È un piccolo eco-lodge completamente immerso nella vegetazione e raggiungibile soltanto in barca: lasci la macchina sulla terraferma e in pochi minuti vieni accompagnato fino al pontile privato della struttura. L’hotel è veramente bellissimo, costruito quasi interamente in legno e perfettamente inserito nella natura, con passerelle che attraversano il verde, bungalow, terrazze, una bella piscina e tanti spazi dove rilassarsi. Le camere sono spaziose, pulite e molto curate, con bagno privato, mentre il bar e ristorante all’aperto è uno dei punti più belli: noi abbiamo mangiato e bevuto molto bene e a colazione puoi ritrovarti con i colibrì che svolazzano praticamente accanto al tavolo. Puoi anche utilizzare o noleggiare i kayak per esplorare i dintorni, organizzare escursioni e massaggi direttamente tramite l’hotel, oppure passare qualche ora tra piscina e giungla. Anche qui gli animali sono una presenza costante (comprese le scimmie urlatrici) e proprio per questo non puoi portare cibo in camera: al check-in ci hanno persino fatto firmare una dichiarazione in cui confermavamo di non averne negli zaini o nelle valigie. Per me è una di quelle strutture che non sceglierei soltanto come base per visitare Río Dulce, ma in cui terrei apposta qualche ora libera per godermi l’hotel.
  • Antigua – Hotel Nolasco: è leggermente decentrato rispetto al centro storico, ma per noi è stata un’ottima soluzione, soprattutto considerando che siamo rimaste ad Antigua diverse notti. È un piccolo hotel a conduzione familiare in stile tipicamente guatemalteco, molto colorato e con un bel giardino interno, con tavolini e angolini dove fermarsi. Le camere sono semplici, e a disposizione degli ospiti ci sono anche frigorifero, microonde e acqua filtrata. Non c’è un ristorante e non viene servita la colazione, ma nei dintorni trovi facilmente bar e locali. Altro grande punto a favore è il personale: i proprietari vivono nella struttura e sono veramente gentilissimi e disponibili. Dal centro devi camminare un po’ di più rispetto ad altri hotel, ma rimane comunque tutto tranquillamente raggiungibile a piedi. E soprattutto i prezzi erano ancora abbastanza sensati, cosa tutt’altro che scontata visto che eravamo ad Antigua proprio a ridosso della Semana Santa, quando le tariffe degli hotel salgono parecchio. Se non ti interessa dormire a due passi dal Parque Central, secondo me è un’ottima soluzione per fermarti più notti senza spendere una follia.

Consigli pratici per organizzare 15 giorni in Guatemala

Prima di partire ci sono alcune cose pratiche da sistemare, di cui parlo nel dettaglio nella mia guida su cosa sapere prima di partire per il Guatemala. Qui trovi invece un riassunto di massima di quello che abbiamo fatto noi e di quello che ti consiglio di portare:

  • SIM e internet: noi abbiamo utilizzato una eSIM Airalo, comodissima perché puoi acquistarla e installarla prima di partire e avere internet appena arrivi in Guatemala, senza perdere tempo a cercare una SIM fisica. Nell’altra guida ti spiego nel dettaglio come ci siamo trovate, copertura e quantità di GB che secondo me servono.
  • Assicurazione di viaggio: per un viaggio del genere, con parecchi spostamenti via terra e alcune zone piuttosto remote, per me è fondamentale. Qui puoi fare un preventivo con HeyMondo, di cui io ho l’assicurazione annuale. Prima di sceglierla controlla sempre massimali, franchigie ed esclusioni: nella guida pratica trovi anche le considerazioni specifiche sulla sicurezza in Guatemala e sulle limitazioni che abbiamo trovato nella nostra polizza.
  • Soldi: porta sempre con te anche quetzal in contanti e banconote di piccolo taglio, perché tra mercati, barche, piccoli negozi e mance la carta non basta. Per prelievi, commissioni, cambio e carte rimando anche qui alla guida pratica sul Guatemala.
  • Scarpe da acqua: a Semuc Champey sono state una delle cose più utili che avevo portato. Tra piscine, rocce bagnate e fondo irregolare, le ormai celebri SEXYS­SIME SCARPETTE ANTISCIVOLO hanno avuto il loro momento di gloria. Queste sono quelle che consiglio su Amazon.
  • Repellente: soprattutto tra Flores, Tikal e Río Dulce, dove caldo, umidità e vegetazione aumentano parecchio, partirei già attrezzata con un buon repellente. Come già accennato anche negli articoli sul Kenya o su Capo Verde, io in tutti i viaggi dove c’è il rischio di punture d’insetti uso questo repellente della Jungle, con DEET al 50%: mi sono sempre trovata benissimo.
  • Abbigliamento: preparati a temperature molto diverse nello stesso viaggio. A Xela la sera avevamo talmente freddo da farci portare una stufetta in camera; pochi giorni dopo a Flores morivamo di caldo. Servono quindi vestiti leggeri ma anche felpa e giacca, possibilmente qualcosa di impermeabile e poco ingombrante. Nella mia lista completa di cosa mettere in valigia per il Guatemala trovi tutto quello che porterei.
  • Acqua e cibo: bevi solo acqua in bottiglia e presta un po’ di attenzione soprattutto nei posti più isolati. Questa volta parlo con una certa cognizione di causa, considerando che io sono riuscita a prendermi un’intossicazione alimentare in mezzo al Río Dulce e a passare il trasferimento successivo con la febbre a 10000. Per vaccini, farmaci da viaggio e precauzioni sanitarie trovi invece le informazioni nella guida su cosa sapere prima di partire.
  • Non fidarti troppo dei tempi di Google Maps: in Guatemala traffico, strade di montagna, lavori, manifestazioni e blocchi possono allungare parecchio gli spostamenti. Evita soprattutto di programmare trasferimenti lunghi con coincidenze o attività inderogabili subito dopo.
  • Costruisci il giro intorno ai giorni di mercato: Chichicastenango, Sololá e San Francisco El Alto non sono tappe da infilare casualmente. Noi abbiamo deliberatamente sacrificato un itinerario perfettamente lineare per riuscire a vedere i mercati nei giorni giusti.
  • Tieni conto delle festività: durante la Semana Santa Antigua cambia completamente e aumentano folla, traffico e prezzi degli hotel. Se vuoi assistere alle processioni prenota con parecchio anticipo; se invece non ti interessano, valuta attentamente le date.
  • Non fotografare le persone senza chiedere: vale soprattutto nei mercati e nelle comunità indigene. Al di là di qualsiasi credenza o leggenda, la questione fondamentale è molto più semplice: non tutti vogliono essere fotografati. Chiedi sempre prima.

Conclusione

Alla fine, questo itinerario Guatemala 15 giorni secondo me è stato un ottimo compromesso: abbastanza lungo da vedere zone molto diverse del Paese, ma non così tirato da trasformare ogni giornata in una corsa.

Rifarei quasi esattamente lo stesso giro, soprattutto continuando a costruirlo intorno ai giorni di mercato e lasciando sempre un po’ di margine negli spostamenti. È stata proprio questa elasticità a salvarci quando i tempi su strada si sono allungati molto più del previsto.

Se stai organizzando anche tu 15 giorni in Guatemala, il consiglio principale che ti darei è di non cercare per forza l’itinerario più lineare sulla mappa: in questo Paese ha molto più senso incastrare bene mercati, trasferimenti e giornate particolari come la Semana Santa.

Per tutto quello che riguarda documenti, sicurezza, costi, SIM, assicurazione e organizzazione pratica, trovi la mia guida su cosa sapere prima di partire per il Guatemala. Se invece sei ancora nella fase in cui devi decidere quali zone inserire, trovi anche la guida completa su cosa vedere in Guatemala

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