L’India del Nord è uno di quei viaggi che difficilmente dimentichi. È intensa, caotica, faticosa, ma anche meravigliosa, spirituale e piena di posti che difficilmente dimenticherai.
Io l’ho visitata con mia mamma, che da SECOLI sognava di vederla, in un viaggio di 14 giorni che ci ha portate dal deserto del Rajasthan ai ghāt del Gange a Varanasi, passando per il Taj Mahal, palazzi rosa, città blu, templi medievali e cremazioni rituali.
In questo articolo trovi il nostro itinerario India del Nord 14 giorni giorno per giorno: tutte le tappe, i tempi di percorrenza, dove dormire, e i consigli pratici che avrei voluto avere prima di partire. Se stai pianificando il tuo primo viaggio in India, è un percorso pensato per essere completo ma senza corse, e soprattutto in totale sicurezza (cosa che, viaggiando con mia mamma 60enne, era la mia priorità assoluta).
Per le info pratiche su visto, vaccinazioni, SIM, soldi e cose da sapere prima di partire, ti rimando alla guida dedicata “Cosa sapere prima di partire per l’India del Nord“. Se invece vuoi un quadro d’insieme delle cose da non perdere senza giorno-per-giorno, trovi tutto in “Cosa vedere in India del Nord“.
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Itinerario India del Nord 14 giorni: la mappa del viaggio
Prima di entrare nel dettaglio delle singole tappe, ecco la mappa completa del nostro itinerario India del Nord 14 giorni, con tutte le città attraversate, dal Rajasthan al Gange, passando per il Madhya Pradesh.
In sintesi, queste sono le tappe del viaggio, linkate ai vari articoli di approfondimento:
- 1️⃣: Jodhpur (la città blu): giorni 1-2
- 2️⃣: Pushkar (la città santa): giorno 3
- 3️⃣: Jaipur (la città rosa): giorni 4-5
- 4️⃣ & 5️⃣: trasferimento ad Agra con stop a Chand Baori e Fatehpur Sikri: giorno 6
- 6️⃣: Agra (Taj Mahal e dintorni): giorno 7
- 7️⃣: Orchha (la città dei cenotafi): giorno 8
- 8️⃣: Khajuraho (i templi del Kamasutra): giorno 9
- 9️⃣ Varanasi e il Gange: giorni 10-11-12
- 1️⃣0️⃣: New Delhi (la capitale): giorni 13-14
Itinerario India del Nord 14 giorni, giorno per giorno
Giorno 1-2: Jodhpur, la città blu
Il viaggio inizia a Jodhpur, dove siamo arrivate con un volo Air India da Milano Malpensa con scalo a New Delhi. Arrivare qui significa essere catapultati dentro l’India più vera: clacson ovunque, mucche ferme negli incroci, tuk-tuk che ti sfrecciano accanto a un centimetro, mille profumi e mille odori che cambiano a ogni angolo.
Jodhpur però è una bellezza disarmante. La città vecchia dipinta di blu è fatta di vicoli stretti dove ogni angolo merita una foto, case dipinte di blu, gente seduta sulle soglie, bambini che giocano, mucche che passano. Il blu è ovunque, e cambia tonalità durante la giornata a seconda della luce.
È arroccata attorno al gigantesco Mehrangarh Fort forse il più bello tra tutti i forti del Rajasthan, costruito su una montagna di roccia rossa. Le stanze più belle sono il Sheesh Mahal (rivestito di specchi colorati), il Phool Mahal con il soffitto dorato, e il Moti Mahal. Dai bastioni si vede tutta la città blu sotto di te.
Vicino c’è il Jaswant Thada, un cenotafio in marmo bianco che vale una sosta.
In città c’è poi il Sardar Market, il mercato della città vecchia attorno alla torre dell’orologio: caotico, autentico, frequentato soprattutto dai locali. E il Toorji ka Jhalra, un pozzo a gradoni del Settecento dove ci sono diversi caffè e ristoranti carini per una pausa.
Dedica un giorno e mezzo per visitare con tutte le attrazioni e fare incetta di tessuti, giacche ricamate e tovaglie nelle botteghe delle viuzze intorno al pozzo. Qui abbiamo fatto lo shopping migliore di tutto il viaggio.
Dove dormire: noi al Jhankar Choti Haveli, ottima posizione, arredamento in stile indiano super kitsh e staff adorabile.
Per tutti i dettagli su cosa vedere, dove mangiare, dove dormire e i consigli pratici, leggi la guida completa Cosa vedere a Jodhpur: cosa vedere nella città blu, dove mangiare, dove dormire e dove fare shopping.




Giorno 3: Pushkar, la città santa sul lago
Da Jodhpur si parte verso Pushkar: circa 3 ore e mezza di strada attraverso il deserto del Rajasthan occidentale, tra colline aride, villaggi di pietra e qualche dromedario che pascola ai bordi della strada. L’abbiamo inserita come tappa di passaggio tra Jodhpur e Jaipur, arrivando al mattino e ripartendo dopo il tramonto.
Pushkar è piccolissima ma intensa: una delle città più sacre dell’India induista, costruita attorno a un lago sacro circondato da 52 ghāt e oltre 500 templi. La leggenda vuole che il lago si sia formato dove caddero i petali di un loto lasciato cadere dal dio Brahma, e proprio per questo Pushkar ospita l’unico tempio al mondo dedicato a Brahma. In tutta la città sono vietati carne e alcol per ragioni religiose, e l’atmosfera è raccolta, lenta, e diversa dal caos del resto del Rajasthan.
Mezza giornata basta per vedere le cose principali. Il Brahma Mandir è il punto di partenza, con tutta la storia rocambolesca di Brahma, della moglie Savitri rimasta indietro durante il rito e della pastorella Gayatri sposata in fretta e furia per completare la cerimonia. Subito dopo, fai una passeggiata tra i ghāt che si affacciano sul lago, dove vedrai pellegrini in preghiera, fedeli che si bagnano nelle acque sacre e bramini che officiano cerimonie sui gradini. Pushkar è anche disseminata di micro-templi: ne incontri uno praticamente a ogni angolo, incastonati tra le case, alcuni grandi quanto un armadio, altri più elaborati con cortili interni. Lasciati guidare dall’istinto e infilati nei vicoli laterali, è il modo migliore per scoprirli.
Fai un giro al bazaar di Sadar per un po’ di shopping tra tessuti, gioielli d’argento, incensi e oggetti rituali. Se hai energie, sali al Savitri Mata Temple sulla collina, in funivia o tramite oltre mille gradini (scegli tu quanto vuoi soffrire). Anche il Gayatri Mata Temple sull’altra collina merita per il panorama più tranquillo sul lago.
Il momento clou però è la cerimonia dell’Aarti al tramonto sui ghāt: uno dei momenti più suggestivi del viaggio, con le lampade galleggianti sull’acqua, i tamburi, i canti e i fedeli raccolti sui gradini.
Noi siamo ripartite dopo il tramonto verso Jaipur (altre 2 ore e mezza di strada), ma se hai tempo una notte qui ti permette di goderti la città quando si svuota dei turisti di passaggio. Tutti i dettagli nella guida Cosa vedere a Pushkar: cosa vedere, dove mangiare e consigli pratici.


Giorno 4-5: Jaipur, la città rosa
Jaipur è probabilmente la città più scenografica del viaggio: capitale dello stato, completamente dipinta di rosa (per legge, dal 1876, quando la città venne ridipinta in occasione della visita del Principe di Galles), e piena di palazzi, forti e attrazioni iconiche. È anche caotica, rumorosa, con un traffico folle e venditori insistenti, ma è proprio questo mix a renderla così unica.
Dedica almeno un giorno e mezzo, meglio due. Tra le attrazioni imperdibili c’è l’Amber Fort, il più bello tra i forti del Rajasthan: enorme, arroccato su una collina, con quattro cortili, sale dipinte, padiglioni in marmo e il pazzesco Sheesh Mahal, la sala degli specchi, dove ogni parete e ogni soffitto sono ricoperti di mosaici di vetro.
L’Hawa Mahal è il palazzo simbolo di Jaipur, quello con 953 finestre che vedi in tutte le foto. Il modo migliore per vederlo è dall’esterno, da uno dei rooftop di fronte (il Wind View Café ha una terrazza con vista perfetta). Subito dietro si trovano il City Palace, ancora residenza della famiglia reale, con il famoso Peacock Courtyard (il cortile dei pavoni con le sue quattro porte dedicate alle stagioni) e collezioni di abiti, armi e oggetti reali, e il Jantar Mantar, un osservatorio astronomico del Settecento Patrimonio UNESCO, con strumenti giganteschi in pietra che sembrano sculture moderne.
Da non perdere anche il Jal Mahal, palazzo galleggiante in mezzo al Man Sagar Lake che si vede solo dall’esterno, il Patrika Gate, super fotogenico con le sue arcate colorate, e soprattutto il Galta Ji Mandir (il “Monkey Temple“), uno dei posti che ci ha emozionato di più: scimmie che nuotano nelle vasche sacre, donne del posto che fanno abluzioni rituali, un’atmosfera autentica e commovente.
Tra le attrazioni minori che meritano una sosta se hai tempo: il Nahargarh Fort (vista panoramica sulla città al tramonto), il Jaigarh Fort (collegato all’Amber Fort, ospita il cannone più grande del mondo su ruote), l’Albert Hall Museum e le Royal Gaitor (i cenotafi dei maharaja, poco affollati e bellissimi).
Una serata da non perdere è quella al Raj Mandir Cinema: un cinema storico in stile Bollywood anni Settanta dove il pubblico canta, applaude e reagisce alle scene del film come allo stadio. Esperienza antropologica imperdibile.
Per lo shopping, Jaipur è una tra le migliori dell’India: pietre preziose, gioielli d’argento, tessuti in block print, ceramiche blu di Jaipur e tappeti. Le zone migliori sono il Johari Bazaar (gioielli), il Bapu Bazaar (tessuti e babbucce) e il Tripolia Bazaar.
Dove dormire: noi abbiamo soggiornato al Raj Palace Jaipur, uno degli hotel più favolosi del Rajasthan: una haveli storica trasformata in palazzo-museo. Una di quelle spese “treat yourself” che vale ogni rupia.
Per tutti i dettagli su Jaipur, leggi la guida Cosa vedere a Jaipur: cosa vedere, dove mangiare, dove dormire e shopping.




Giorno 6: trasferimento Jaipur → Agra con stop a Chand Baori e Fatehpur Sikri
Il giorno 6 è una giornata di trasferimento da Jaipur ad Agra (circa 240 km totali, più di 5 ore di guida), ma con due tappe lungo la strada che meritano assolutamente una deviazione:
La prima è il Chand Baori, ad Abhaneri, a circa 2 ore da Jaipur. È uno dei pozzi a gradoni più grandi e antichi dell’India: 3.500 gradini su 13 livelli, una geometria così perfetta che sembra un rendering. Costruito nel IX secolo per raccogliere l’acqua piovana in una zona desertica, è uno di quei posti che ti lasciano davvero a bocca aperta.
Subito accanto al pozzo, dedica una sosta veloce anche al tempio di Harshat Mata, dedicato alla dea della gioia, contemporaneo al pozzo: è in parte danneggiato ma le sculture esterne sono ancora bellissime. Vale la pena anche fare due passi nel villaggio di Abhaneri: piccolissimo, autentico, con donne in sari coloratissimi, e qualche cammello che pascola tra le case. Stop totale di un’ora e mezza/due e si riparte.
Qui trovi la guida completa al Chand Baori e Abhaneri, con orari, biglietti e consigli pratici.


La seconda tappa è Fatehpur Sikri, a circa 2 ore dal Chand Baori e quasi 40 km da Agra: una città imperiale moghul completa, Patrimonio UNESCO, costruita dall’imperatore Akbar nel Cinquecento come nuova capitale del suo impero e abbandonata dopo soli 14 anni per problemi di mancanza d’acqua.
Si divide in due aree: il Palazzo Reale e il Quartiere Sacro.
Nel Palazzo Reale spiccano il Panch Mahal, un padiglione di cinque piani sovrapposti aperti su ogni lato, usato dalle donne della corte come riparo dal caldo; il Diwan-i-Khas, la sala delle udienze private con la celebre colonna centrale a fiore di loto da cui Akbar parlava ai suoi consiglieri; e il Jodha Bai Palace, gli appartamenti privati della moglie hindu dell’imperatore.
Nel Quartiere Sacro trovi la grande Jama Masjid, una delle moschee più grandi dell’India, con al suo interno la Tomba di Salim Chishti in marmo bianco intagliato, dove pellegrini di tutte le religioni si recano a esprimere desideri. L’ingresso al quartiere sacro è la monumentale Buland Darwaza, alta 54 metri, una delle porte più imponenti del mondo.
Calcola 2-3 ore di visita.
Unica nota: stai alla larga dalle finte guide che ti aggrediscono al parcheggio. È il problema principale del sito.
Da Fatehpur Sikri ad Agra ci vuole circa un’altra ora di macchina, quindi calcola di arrivare in hotel in tarda serata.
Qui trovi la guida completa a Fatehpur Sikri: cosa vedere, come arrivare e consigli pratici.


Giorno 7: Agra, il Taj Mahal e dintorni
Il giorno 7 è dedicato alla scoperta di Agra.
Sveglia prestissimo: il Taj Mahal va visto all’alba. Apre circa 30 minuti prima del sorgere del sole, e la luce delle prime ore fa cambiare colore al marmo bianco di minuto in minuto, dal rosa tenue al bianco brillante. Dal vivo è ancora più bello delle foto, ed è una delle sette meraviglie del mondo per un motivo. Calcola 2-3 ore di visita, e ricorda che il Taj è chiuso il venerdì.
Dopo il Taj, rientro in hotel per riprendersi dalle temperature (e dall’emozione) e nel pomeriggio tour delle altre attrazioni di Agra.
L’Agra Fort è una vera città fortificata in arenaria rossa con cortili, sale imperiali, padiglioni e terrazze. Da non perdere la piccola Moti Masjid in marmo bianco, i Diwan-i-Khas e Diwan-i-Aam, le sale delle udienze private e pubbliche con colonne finemente intagliate, e il Musamman Burj, la torre ottagonale dove Shah Jahan fu imprigionato dal figlio Aurangzeb negli ultimi anni di vita, con vista diretta sul Taj Mahal.
Da lì, fai un salto al Mausoleo di Itmad-ud-Daulah (il “Baby Taj“), considerato dagli storici il prototipo del Taj Mahal: più piccolo, più delicato, con intarsi finissimi in pietre semipreziose, molto meno affollato e più intimo.
Al tramonto, attraversa il fiume Yamuna per raggiungere i giardini di Mehtab Bagh, per una vista del Taj frontale, con la luce dorata e senza il caos dell’ingresso principale.
Se hai un’oretta in più, vale la pena fermarsi anche alla Tomba di Akbar a Sikandra, a circa 10 km dal centro, immersa in un giardino dove girano cervi e pavoni, o fare un salto al Kinari Bazaar nella città vecchia per uno shopping autentico tra tessuti, oggetti in marmo intarsiato (specialità di Agra) e dolci tipici come il petha.
Noi abbiamo dormito al Taj View Hotel, posizione ottima a pochi minuti dal Taj, camere moderne, vista dal rooftop e due labrador in lobby pronti a farti le feste a ogni rientro.
Per tutti i dettagli leggi la guida Cosa vedere ad Agra, con la mappa delle attrazioni di Agra e tanti consigli su cosa visitare, dove mangiare, dormire e fare shopping, e tanto altro ancora.




Giorno 8: Orchha, la sorpresa del viaggio
Da Agra si parte verso Orchha: circa 4 ore di strada verso sud-est e il verde più rigoglioso del Madhya Pradesh.
Avevamo infilato Orchha quasi per caso per spezzare il viaggio verso Khajuraho, e invece si è rivelata la più bella sorpresa di tutto il viaggio.
Qui abbiamo trascorso mezza giornata, arrivando per ora di pranzo e ripartendo dopo il tramonto.
È un piccolo borgo sulle rive del fiume Betwa, oggi praticamente fuori dal turismo di massa, e proprio per questo super affascinante: niente clacson assordanti, niente venditori aggressivi, niente folle di turisti. Solo palazzi, templi, cenotafi e una atmosfera lenta e quasi sospesa, dove si cammina senza fretta e ci si sente avvolti da una pace che in India sembrava impossibile trovare.
Le attrazioni principali si concentrano tutte tra il centro e le rive del fiume Betwa, e si girano facilmente a piedi.
Inizia dal Chaturbhuj Temple, che secondo me è il pezzo forte di Orchha: un tempio gigantesco e quasi gotico nelle proporzioni, con una navata vuota e silenziosa attraversata dalla luce delle finestre.
Poi fai un salto al Ram Raja Temple, l’unico tempio in India dove Rama è venerato come un re, con tanto di guardie armate in uniforme che fanno il cambio della guardia.
Raggiungi il complesso del forte, dove trovi il Jahangir Mahal (tre piani con cupole, balconi e una facciata simmetrica spettacolare), il Raja Mahal con i suoi soffitti affrescati con scene mitologiche, e il piccolo Rai Praveen Mahal dedicato alla cortigiana favorita del re. Sali sulle terrazze per la vista sui tetti di Orchha e sulla campagna attorno.
Poco fuori dal centro c’è il Lakshmi Narayan Temple, con le pareti interne ricoperte da affreschi straordinari che raccontano scene mitologiche, battaglie e cacce reali. Spesso non c’è praticamente nessuno, se non gli uccellini che hanno fatto il nido qui. Nei dintorni, cerca anche l’albero sacro di Orchha, un enorme banyan secolare considerato sacro dai locali, con nastri e offerte legati ai rami: un posto magico e bellissimo dove fermarsi qualche minuto.
Chiudi la giornata sulle rive del Betwa, dove si trovano i Royal Chhatris, quattordici cenotafi reali in pietra con cupole e chhatri sovrapposti, riflessi nell’acqua del fiume al tramonto. La zona dei ghat sul Betwa è uno spaccato di vita autentica, con santoni che meditano, persone del posto che chiacchierano e bambini che giocano lungo l’acqua.
Noi siamo ripartite dopo il tramonto in direzione Khajuraho.
Trovi tutti i dettagli e i consigli pratici di cosa visitare, dove mangiare e cosa fare a Orchha nella guida Cosa vedere a Orchha.




Giorno 9: Khajuraho, i templi del Kamasutra
Da Orchha si raggiunge Khajuraho in circa 4 ore di strada. Noi siamo arrivate la sera tardi e siamo ripartite il giorno dopo dopo il tramonto, dedicando alla città una giornata intera. È più che sufficiente per godersi i templi con calma e godere dell’atmosfera tranquilla del posto.
Khajuraho è famosa per i suoi templi coperti di sculture, alcune delle quali raffigurano scene erotiche tra divinità: da qui il soprannome di “templi del Kamasutra“. Sono Patrimonio UNESCO e i dettagli delle decorazioni sono pazzeschi. Originariamente erano 85, oggi ne restano 25, tutti in arenaria dorata.
I templi sono divisi in tre gruppi.
Il gruppo occidentale è il principale e quello che vale il viaggio: un grande parco curato che sembra un museo a cielo aperto. Tra i templi imperdibili ci sono il Kandariya Mahadeva Temple (il più alto e più ricco di decorazioni, dedicato a Shiva), il Lakshmana Temple (con 5 santuari perfettamente conservati), il Devi Jagadambi Temple dedicato a Parvati, il Vishwanatha Temple affiancato da un piccolo padiglione con un toro Nandi in pietra, il Chitragupta Temple con la sua statua di Surya, il dio del sole, e il Matangeshwara Temple, l’unico ancora attivo come luogo di culto, con un enorme pietra di Shiva al centro.
Calcola almeno due ore solo per questo gruppo, meglio tre.
Il gruppo orientale e il gruppo meridionale sono più piccoli, meno affollati e quasi tutti jainisti. Tra questi vale la pena dare un’occhiata al Parsvanatha Temple, il più grande dei templi jainisti, con decorazioni paragonabili a quelle del gruppo ovest, e all’Adinatha Temple. Nel gruppo sud ti consiglio di non perdere il Duladeo Temple e il Chaturbhuj Temple, dove turisti se ne vedono pochissimi e si respira un’atmosfera completamente diversa.
La città in sé non offre granché oltre ai templi, ma la zona vicino al gruppo ovest è carina per qualche acquisto: si trovano tessuti e tanti oggetti a tema kamasutra.
Dove dormire: noi all’A S Hotels, una struttura semplice ma pulita e ben posizionata, a pochi minuti a piedi dal gruppo occidentale dei templi, con una piscina perfetta per rilassarsi dopo le visite. Per tutti i dettagli sui templi, su dove dormire, dove mangiare, e cosa vedere nei dintorini, leggi la guida Cosa vedere a Khajuraho.




Giorno 10-11-12: Varanasi, la città spirituale sul Gange
Per raggiungere Varanasi da Khajuraho abbiamo viaggiato in macchina per quasi 10 ore, partendo la sera, dormendo a metà strada in the middle of nowhere e ripartendo la mattina presto per arrivare verso ora di pranzo. È stata la tratta più pesante di tutto il viaggio, ma anche quella che ci ha portate nel posto più intenso e sconvolgente dell’intero itinerario.
Varanasi è la città spirituale per eccellenza dell’India, considerata sacra dagli induisti e affacciata sulle rive del Gange. Ma è anche caos puro: odori fortissimi, rumore costante, vicoli strettissimi, motorini ovunque e cremazioni rituali a cielo aperto 24 ore su 24. È una città che travolge, nel bene e nel male; a questa tappa dell’itinerario India del Nord 14 giorni dedica almeno 3 giorni pieni.
Le esperienze davvero imperdibili sono tre:
- il giro in barca sul Gange all’alba, quando la città si sveglia lentamente tra pellegrini, preghiere e abluzioni rituali;
- la Ganga Aarti serale al Dashashwamedh Ghat, una gigantesca cerimonia sul fiume in cui i bramini eseguono rituali sincronizzati con enormi candelabri di fuoco, musica e mantra davanti a migliaia di persone;
- e la più raccolta Aarti dell’alba all’Assi Ghat, molto simile a quella serale ma decisamente più intima e meno turistica, con i rituali che si svolgono mentre il sole sorge lentamente sul Gange. Personalmente l’ho trovata ancora più suggestiva.
Una delle cose più belle da fare a Varanasi è semplicemente camminare lungo gli 84 ghāt senza una meta precisa. I più famosi sono il Manikarnika Ghat e l’Harishchandra Ghat, dove avvengono le cremazioni, ma meritano una sosta anche il Darbhanga Ghat, il Munshi Ghat e lo Scindia Ghat con il tempio mezzo sommerso nel fiume.
Oltre ai ghāt, vale la pena visitare i templi, come il Kashi Vishwanath Temple, uno dei templi induisti più sacri di tutta l’India, famoso per le sue cupole dorate, il Durga Temple, conosciuto anche come “Tempio delle Scimmie”, in arenaria rossa e sempre pieno di fedeli, il New Vishwanath Temple all’interno della Banaras Hindu University, molto più tranquillo e meno caotico rispetto al Kashi Vishwanath, con pareti ricoperte di testi sacri induisti, e soprattutto Sarnath, uno dei luoghi più importanti del buddhismo mondiale, dove Buddha tenne il suo primo sermone dopo l’illuminazione, perfetto per staccare un attimo dal caos della città.
Ma la verità è che Varanasi si vive soprattutto perdendosi nei coloratissimi vicoli della città vecchia: mucche ferme nei passaggi, bambini in uniforme scolastica, piccoli templi nascosti, venditori di chai e sadhu vestiti di arancione a ogni angolo.
Anche i mercati sono un’esperienza multisensoriale: il Vishwanath Gali, il Godowlia Market e il Thatheri Bazaar sono un concentrato di colori, rumori e profumi.
Dove dormire: noi al BrijRama Palace, un palazzo storico affacciato direttamente sul Gange. Si raggiunge solo in barca, perché i vicoli della zona sono troppo stretti per le auto: un arrivo surreale e memorabile già di per sé.
In generale, ti consiglio di soggiornare il più vicino possibile ai ghat, idealmente tra Assi Ghat e Dashashwamedh Ghat, così da poterti muovere a piedi senza dipendere continuamente da tuk-tuk e traffico.
Per tutti i dettagli su attrazioni, ghat, hotel, ristoranti e consigli pratici, trovi la guida completa dedicata a Varanasi.




Giorno 13-14: New Delhi, l’ultima tappa
Da Varanasi si raggiunge New Delhi in volo (circa 1 ora e 30) con un “caratteristico” aereo di Air India. Abbiamo lasciato le valigie da stiva al nostro driver, che dopo averci accompagnate a Varanasi è rientrato a Delhi via terra e ci ha aspettate direttamente in aeroporto al nostro arrivo, restituendoci i bagagli, in modo da volare solo con un bagaglio a mano senza sbatti.
Abbiamo lasciato Nuova Delhi alla fine del nostro itinerario India del Nord 14 giorni perché da qui partiva il volo di rientro: un giorno e mezzo è sufficiente per le cose principali, soprattutto considerando che a fine viaggio la stanchezza si fa sentire e Delhi non è una città più rilassante.
La parte più travolgente è sicuramente Old Delhi: qui trovi il caos più totale, con tuk-tuk impazziti, fili elettrici ovunque, mercati strapieni e gente a qualsiasi ora del giorno. Le attrazioni principali sono il Forte Rosso, enorme complesso fortificato moghul in arenaria rossa, la Jama Masjid, una delle moschee più grandi dell’India, e Chandni Chowk, il mercato storico della città vecchia, un labirinto infinito di vicoli, bancarelle e street food.
Completamente diversa invece la zona monumentale di New Delhi, costruita durante il periodo coloniale britannico: viali enormi, traffico più ordinato, edifici governativi e quartieri molto più moderni. Qui si trovano l’India Gate, il memoriale ai caduti simbolo della città, il Rajpath, il grande viale cerimoniale di Delhi, il Rashtrapati Bhavan, residenza ufficiale del Presidente dell’India, e Connaught Place, il quartiere più centrale e moderno della città.
Tra le cose che ci sono piaciute di più ci sono stati il Gurudwara Bangla Sahib, il principale tempio sikh di Delhi con la sua enorme vasca sacra, il Qutub Minar, il celebre minareto medievale patrimonio UNESCO, e la Tomba di Humayun, mausoleo moghul immerso nei giardini e considerato il “prototipo” del Taj Mahal.
Se hai più tempo, meritano anche il Lotus Temple, il celebre tempio a forma di loto, il Nizamuddin Dargah, mausoleo famoso per le cerimonie musicali qawwali, e il Safdarjung Tomb, elegante tomba moghul spesso poco affollata.
Dove dormire: noi abbiamo soggiornato al Radisson Blu Marina Hotel Connaught Place: stanze grande con ampio terrazzino, in una zona comoda. Le zone migliori per dormire a Delhi sono Connaught Place (centrale, comoda per girare), Karol Bagh (più popolare e autentica), o il quartiere di Aerocity vicino all’aeroporto, ottimo se hai un volo presto al mattino.
Per tutti i dettagli puoi leggere la guida Cosa vedere a Delhi, in cui racconto tutte le attrazioni da visitare divise per zona, dove mangiare, dove dormire, e tanto altro.
Siamo poi rientrate a Malpensa con un volo diretto dall’Indira Gandhi International Airport di Nuova Delhi, lisce come l’olio.




Come arrivare in India del Nord
Per il volo abbiamo scelto Air India da Milano Malpensa: diretto verso New Delhi, notturno (perfetto per dormire fino all’arrivo) e con un prezzo molto più vantaggioso delle alternative con scalo.
Da Delhi abbiamo scelto di fare subito un secondo volo (sempre Air India) verso Jodhpur, prima tappa del nostro itinerario, lasciando la visita di Delhi alla fine del viaggio. Volevamo infatti arrivare a Delhi con largo anticipo rispetto al volo di rientro, in modo da avere un margine di sicurezza in caso di imprevisti (ritardi sui voli interni, problemi sui trasferimenti, ecc.).
Le recensioni online di Air India erano pessime, cosa che mi ha creato non poca ansia prima della partenza, ma alla prova dei fatti ci siamo trovate benissimo: aerei sempre puntuali, eccellente servizio clienti, e un servizio di messaggistica WhatsApp che ti aggiorna costantemente sul volo. Gli aerei sono effettivamente vecchiotti, sporchi e fatiscenti (scordati l’intrattenimento a bordo, i monitor sui sedili sono rotti al 99,9%), ma per il resto tutto bene. E in totale sincerità, un volo Air India è già parte dell’esperienza indiana autentica.
In alternativa, voli con scalo (Lufthansa, Emirates, Qatar, Turkish) atterrano anch’essi a Delhi e possono offrire più comfort durante il volo, a fronte però di tempi più lunghi e prezzi più alti.
Detto ciò, io rifarei al 100% la mia scelta di volare con Air India.
Come muoversi in India del Nord
Fin dall’inizio non avevamo dubbi: avremmo assunto un driver privato per tutto il viaggio. È in assoluto la scelta più sensata per un itinerario di 14 giorni così serrato, e te la consiglio caldamente per tre motivi:
- Noleggiare un’auto e guidare in autonomia è semplicemente fuori discussione: il traffico indiano segue regole tutte sue, le strade sono un macello, e anche l’autista più esperto andrebbe in crisi.
- Spostarsi in treno è autentico ma rischioso per un itinerario stretto: i ritardi sono frequenti, le condizioni di pulizia variabili, e se hai 14 giorni contati non puoi permetterti di perderne uno per un treno che parte con 6 ore di ritardo.
- Un driver di fiducia ti svolta il viaggio: ti porta dove vuoi quando vuoi, conosce le scorciatoie, ti spiega un sacco di cose sull’India durante i trasferimenti, ti evita decine di trattative quotidiane con i tuk-tuk, ha contatti ovunque qualora ti servisse una guida o di organizzare un’escursione, ti sa dare consigli su hotel e ristoranti e negozi di ogni tappa.
Noi ci siamo affidate a Tahseen, un autista consigliato da un amico che aveva fatto un giro simile poco prima.
Tahseen è una persona gentilissima, ultra disponibile, espertissimo guidatore e piacevole conversatore. Con lui ci siamo sempre sentite al sicuro, non si è mai tirato indietro davanti a richieste di modifica itinerario, e ha contribuito tantissimo a rendere il viaggio bello. Trovi i suoi contatti nell’articolo Cosa sapere prima di partire per l’India del Nord.
Solo per la tratta Varanasi – New Delhi abbiamo preso un volo interno: 1-2 ore di aereo invece di più di 12 ore di macchina fanno una differenza enorme su un itinerario di 14 giorni. Anche qui abbiamo scelto Air India: c’erano altre compagnie indiane su orari più comodi, ma tutte le agenzie locali con cui ci siamo confrontate ci hanno confermato che Air India, rispetto ai vettori interni concorrenti, è di gran lunga la più affidabile in termini di puntualità e cancellazioni. E così è stato.


Quando andare in India del Nord
L’estate è da escludere per via delle temperature folli (sopra i 40°C) e dei monsoni con piogge torrenziali da giugno a settembre. L’inverno (dicembre-gennaio) è la stagione secca ed è il periodo più consigliato sulla carta, ma il rischio è quello di trovare nebbia e smog che possono nascondere il Taj Mahal all’alba, e considerando che è uno dei motivi principali del viaggio, è una variabile da considerare.
I mesi migliori, secondo tutti i racconti che ho raccolto e la nostra esperienza, sono:
- Marzo-aprile: clima ottimo, niente nebbia, e in più si tengono le feste di Holi (il festival dei colori)
- Ottobre-novembre: temperature ancora calde ma piacevoli, niente nebbia invernale, alta stagione turistica ma non al massimo
- Febbraio: tra i migliori in assoluto come clima, ma sempre con rischio nebbia al Taj
Noi siamo andate dal 30 settembre al 14 ottobre, a cavallo tra estate e inverno. Pro: niente nebbia, alta stagione non al picco, clima accettabile. Contro: caldo ancora deciso (33-35°C nelle ore centrali, mia mamma ha sofferto un po’ l’afa); il fatto di essere a ridosso della stagione dei monsoni ha fatto sì, per esempio, che a Varanasi l’acqua del Gange ancora alta bloccasse il passaggio tra alcuni ghāt, costringendoci a rientrare ogni volta nei vicoletti interni.
Di seguito una tabella riassuntiva del clima medio in India del Nord mese per mese, con un’indicazione del periodo migliore per visitarla (le temperature sono indicative della media tra le città dell’itinerario):
| Mese | Temperature (min/max) | Note |
|---|---|---|
| Gennaio | 8°C / 22°C | Fresco e soleggiato, ma rischio nebbia al Taj Mahal |
| Febbraio | 11°C / 26°C | Ottimo, sempre con qualche rischio nebbia |
| Marzo | 16°C / 31°C | Tra i migliori: clima perfetto, c’è Holi |
| Aprile | 22°C / 37°C | Caldo ma fattibile |
| Maggio | 27°C / 42°C | Molto caldo |
| Giugno | 27°C / 40°C | Inizio monsoni: caldo e umido |
| Luglio | 25°C / 35°C | Monsoni: piogge frequenti |
| Agosto | 24°C / 34°C | Monsoni: ancora piogge |
| Settembre | 23°C / 34°C | Fine monsoni, temperatura in calo |
| Ottobre | 18°C / 33°C | Ottimo: caldo di giorno, fresco la sera |
| Novembre | 12°C / 26°C | Tra i migliori: alta stagione |
| Dicembre | 8°C / 22°C | Bello ma nebbia frequente al mattino |
Dove dormire in India del Nord
La scelta degli hotel è super soggettiva e dipende dal budget. Io, avendo con me mia mamma di 60 anni, ho sempre optato per soluzioni un po’ meno economiche, ma dove fossi sicura della pulizia, della sicurezza del cibo, e che lo staff fosse attrezzato in caso di necessità.
Per ciascuna tappa trovi i nostri hotel e altre soluzioni che avevo selezionato durante la pianificazione negli articoli dedicati alle singole città. In sintesi, ecco la zona consigliata dove cercare la sistemazione e l’hotel dove abbiamo dormito noi:
- Jodhpur — zona consigliata: città vecchia, vicino al Toorji ka Jhalra o al Sardar Market. Noi al Jhankar Choti Haveli, haveli colorata in pieno centro, staff super gentile e ottima posizione.
- Pushkar — zona consigliata: nella città vecchia, vicino al lago sacro o al Brahma Mandir. Noi non abbiamo dormito, ma una haveli storica come l’Inn Seventh Heaven o il Kanhaia Haveli sono ottime opzioni.
- Jaipur — zona consigliata: città vecchia o nei pressi dell’Hawa Mahal. Noi al Raj Palace Jaipur, una haveli storica trasformata in palazzo-museo. Tra i posti più favolosi in cui io abbia mai dormito, treat yourself.
- Agra — zona consigliata: vicino all’ingresso est del Taj Mahal, in modo da essere lì alle 5 del mattino senza stress. Noi al Taj View Hotel, camere moderne, vista sul Taj dal rooftop, ottimi cibo e cocktail, e due labrador in lobby.
- Orchha — zona consigliata: centro storico, vicino al forte o al Ram Raja Temple. Noi non abbiamo dormito, ma strutture come il Janki Vilas o il Chandera Kothi sono ottime scelte.
- Khajuraho — zona consigliata: vicino al gruppo ovest, in modo da raggiungere i templi a piedi. Noi all’A S Hotels. Vicino ai complessi del templi, con una piscina dove rinfrescarsi nelle ore più calde o post visite.
- Varanasi — zona consigliata: zona ghat, idealmente Assi Ghat o Dashashwamedh Ghat, per raggiungere le cerimonie a piedi. Noi al BrijRama Palace, un palazzo storico sul Darbhanga Ghat con camere che si affacciano sul Gange. Un vero gioiello.
- Delhi — zona consigliata: Connaught Place se vuoi essere centrale, Aerocity se hai un volo presto. Noi al Radisson Blu Marina Hotel Connaught Place: stanze comode con terrazzini, in una zona perfetta per esplorare la città.
Il consiglio generale: scegli sempre strutture in posizione centrale, vicino alle attrazioni principali. In India le distanze possono sembrare brevi sulla mappa ma con il traffico raddoppiano o triplicano, quindi dormire vicino ai monumenti ti risparmia ore preziose.


Consigli pratici per un viaggio in India del Nord
Tutti i consigli pratici dettagliati (visto, vaccinazioni, SIM, soldi, sicurezza, periodo migliore, ecc.) li trovi nell’articolo Viaggio India del Nord: consigli pratici che avrei voluto sapere prima di partire. Qui ti riassumo solo alcuni dei punti più importanti, ma ti invito a leggere l’articolo dedicato per evitare qualsiasi errore o inconveniente:
- Sigarette elettroniche vietate: in India le IQOS e le e-cig sono severamente vietate. Le nostre ce le hanno cestinate ai controlli a Delhi. Se le usi, mettile in pausa o passa alle classiche.
- Visto online con largo anticipo: la domanda è più articolata di quanto pensi e servono giorni per l’approvazione. Fallo con tempo per riuscire a ripeterlo qualora servisse.
- Internet e SIM: per avere internet appena atterri senza dover cercare una SIM locale, puoi usare una eSIM Airalo, che installi sul telefono prima di partire e attivi una volta arrivata in India. Io la trovo particolarmente comoda in viaggio perché ti permette di essere subito connesso per usare Google Maps, WhatsApp, Uber e tutte le app che servono senza perdere tempo all’arrivo.
- Acqua solo in bottiglia, e mai ghiaccio in teoria (in pratica io ho bevuto cose con ghiaccio solo negli hotel o nei ristoranti di lusso e non mi è successo nulla, ma il consiglio ufficiale è quello).
- Solo contanti nel 99% dei casi: gira sempre con rupie nel portafoglio.
- Foto coi locali: se hai i capelli chiari o comunque tratti europei, ti fermeranno spesso per una foto, soprattutto fuori dalle città più turistiche. È una richiesta gentile, accontentali: è parte dell’esperienza.
- Scarpe vietate in molti templi anche all’aperto: porta sempre calzini di ricambio e salviettine disinfettanti.
- Mance previste: gira sempre con piccole banconote per le mance, soprattutto al driver e al personale degli hotel.
- Scammer e finte guide: in tutti i siti più turistici (Agra, Fatehpur Sikri, Jaipur) ci sono persone che si propongono come guide “gratuite” o ufficiali. Non lo sono praticamente mai. Declina con fermezza.
- Organizza in base ai giorni di chiusura: il Taj Mahal è chiuso il venerdì, molti forti e templi hanno giorni di chiusura. Pianifica l’itinerario di conseguenza prima di prenotare voli e hotel.
- Dedica tempo anche alle città meno note: Orchha è stata la più bella sorpresa del viaggio, e Khajuraho è incredibile. Non sacrificarle per allungare la sosta nelle città più famose.


Conclusione
L’India non è per tutti, e va detto chiaramente. È un Paese che divide nettamente chi l’ha amata da chi l’ha odiata. Tantissimi colori, tantissima energia, architetture meravigliose e una spiritualità che ti travolge. Allo stesso tempo: tantissimo rumore, tantissimi odori forti, tantissimo smog e tantissime persone che cercano costantemente la tua attenzione.
Questo itinerario India del Nord 14 giorni è quello che rifarei senza cambiare quasi nulla: bilanciato, completo, abbastanza serrato da farti vedere tantissimo ma senza correre. Tocca le città iconiche del Rajasthan (Jodhpur, Jaipur), il Taj Mahal, le sorprese del Madhya Pradesh (Orchha, Khajuraho), e la potenza spirituale di Varanasi sul Gange.
Io l’ho amata, sia per i suoi pregi che per quelli spesso definiti “difetti”. Se sei in grado di andare oltre la tua confort zone e aprire mente e cuore a un mondo così diverso, l’India del Nord saprà farti innamorare. E poi farti venire subito voglia di esplorare anche il resto del Paese.
Prima di partire, leggi assolutamente la guida Cosa sapere prima di partire per l’India del Nord con tutti i consigli pratici, e se vuoi un riepilogo per zone di tutto quello che merita davvero, passa anche da Cosa vedere in India del Nord.
