Navigazione sul Gange davanti ai ghat di Varanasi all'alba, una delle esperienze più belle da fare nella città sacra dell'India

Cosa vedere a Varanasi: guida completa alla città sacra sul Gange

Varanasi è stata la tappa più intensa e anche la più faticosa di tutto il nostro itinerario di 14 giorni in India. Non lo dico per spaventarti, ma per prepararti: questa città è caotica, rumorosa, dagli odori impossibili da ignorare, e piena di situazioni molto forti emotivamente, cremazioni a cielo aperto incluse. Allo stesso tempo, è anche il posto dove abbiamo assistito ad alcune delle scene che non avremmo trovato in nessun altro posto.

Siamo arrivate qui dopo giorni di Rajasthan, pensando di essere ormai esperte di India. Varanasi ci ha fatto capire che no, non eravamo ancora esperte di niente, e proprio per questo è stata una tappa fondamentale di cosa vedere in India del Nord.

Ci siamo rimaste tre giorni, il minimo sindacale per riuscire a fare le cose con un po’ di calma. Abbiamo preso la barca all’alba sul Gange, ci siamo perse duemila volte nei vicoli della città vecchia cercando di tornare in hotel, abbiamo assistito alle cerimonie serali e dell’alba, ci siamo immerse (parzialmente) nel fiume sacro, e abbiamo respirato odori che non saprei nemmeno catalogare. È stata un’esperienza bellissima ma anche abbastanza pesante, non lo nascondo.

In questo articolo trovi tutto: cosa vedere a Varanasi, i ghat da percorrere, i rituali da non perdere, come funziona il giro in barca sul Gange, i templi, i vicoli, dove mangiare senza rimpianti, dove dormire, e qualche consiglio pratico per non perdere tempo prezioso.

💚 Piccola nota: alcuni link presenti in questo articolo sono affiliati. Se deciderai di prenotare o acquistare attraverso di essi, io riceverò una piccola commissione, senza che tu spenda un centesimo in più. È uno dei modi con cui sostieni The Travelociraptor e mi permetti di continuare a condividere guide gratuite e aggiornate. Grazie per il supporto! 🦖💚

Varanasi: un po’ di storia (e qualche aneddoto)

Varanasi è una delle città abitate più antiche del mondo. Si stima che sia abitata da almeno tremila anni, probabilmente di più, e già ai tempi di Buddha (V secolo a.C.) era una città importante e popolosa. Per darti un’idea: quando Roma stava ancora cercando di capire come diventare una repubblica, Varanasi aveva già templi, commerci e una vita spirituale strutturata.

Il nome viene dai fiumi Varuna e Asi, due affluenti del Gange che segnano i confini storici della città. Ma Varanasi ha anche altri due nomi con cui viene chiamata: Benares (quello che trovi ancora su mappe e alcune guide) e Kashi, la Città della Luce, nome che gli indù considerano il più vero e sacro dei tre.

Kashi è la città di Shiva, il dio della distruzione e della trasformazione. Ed è proprio questa connessione con la morte e la rinascita a rendere Varanasi unica: per l’induismo, morire qui, o essere cremati sulle rive del Gange, significa spezzare il ciclo delle reincarnazioni e raggiungere la liberazione definitiva, il moksha. Questo spiega perché migliaia di fedeli arrivano in città ogni anno non solo per pregare o immergersi nel fiume sacro, ma anche per trascorrere gli ultimi giorni di vita. Ci sono strutture dedicate ad accogliere i malati terminali, la più famosa delle quali è il Mukti Bhawan, dove i morenti vengono assistiti nell’attesa della fine.

Il Gange per gli indù non è semplicemente un fiume: è una divinità femminile, Ganga Mata (Madre Ganga), discesa dal paradiso sulla terra. Le sue acque sono considerate sacre e purificatrici, e bagnarsi in esse almeno una volta nella vita è un dovere religioso per ogni indù. Il fatto che il fiume sia uno dei più inquinati al mondo non cambia nulla dal punto di vista spirituale, anzi; la fede qui ha una forza che mette un po’ in discussione qualsiasi logica occidentale.

La città vecchia, quella che si estende lungo i ghat sul Gange, è rimasta strutturalmente uguale a secoli fa: strade strette come corridoi, templi incastonati ovunque, negozietti che vendono di tutto, e un traffico pedonale così denso che a volte ti chiedi come facciano a muoversi.
Il resto della città è una Varanasi più moderna, con quartieri universitari, strade larghe, locali e caffè. Due mondi che coesistono a pochi chilometri di distanza e sembrano appartenere a epoche diverse.

Anziano seduto sui ghat di Varanasi India lungo il Gange nella città sacra dell’induismo
Pellegrini e fedeli durante i bagni rituali nel Gange sui ghat di Varanasi India

Cosa vedere a Varanasi

Varanasi non è una città da “lista di attrazioni da spuntare”. Qui il punto non è tanto andare da A a B e fotografare una facciata, ma stare fermo abbastanza a lungo da capire cosa sta succedendo intorno a te. Detto questo, ci sono zone, ghat e templi che non puoi proprio saltare.

Sotto trovi la mappa di cosa vedere a Varanasi e cosa fare:

🔵 i principali ghat di Varanasi (numerati da sud a nord),
🔴 i templi più importanti,
🟣 le principali attrazioni storiche,
🟡 le vie dello shopping
🟢 i ristoranti consigliati

Così da orientarti facilmente durante la visita.

Di seguito la descrizione di tutto quello che abbiamo visitato (più qualcosa che abbiamo mancato e che però avremmo voluto vedere con più tempo a disposizione).

🦖 Se hai poco tempo o semplicemente preferisci avere qualcuno che organizzi gli spostamenti in una città che, diciamolo, non è esattamente semplicissima da affrontare, ho trovato questo tour privato di un’intera giornata con guida disponibile anche in italiano. Parte con un giro privato in barca sul Gange all’alba e prosegue tra ghat, città vecchia, Kashi Vishwanath, alcuni dei templi principali, BHU e Sarnath, per terminare con la Ganga Aarti serale. Sono inclusi auto privata, pick-up e drop-off in hotel e la prenotazione si può cancellare fino a 24 ore prima.

I ghat di Varanasi

I ghat sono le scalinate in pietra che scendono dalla città verso il Gange. A Varanasi ce ne sono 84 lungo circa 7 chilometri di riva, e ognuno ha una storia, una funzione e un’atmosfera diversa. Alcuni sono puri luoghi di culto dove i fedeli si immergono per purificarsi, altri ospitano cerimonie e rituali, altri ancora sono i posti dove i corpi vengono cremati giorno e notte.

Il modo migliore per visitarli è camminare lungo la riva, seguendo la successione dei ghat da sud a nord (o viceversa). In teoria è un percorso continuo; in pratica, quando il Gange è alto (come era nel nostro caso ad ottobre, ancora influenzato dai monsoni), molti ghat sono parzialmente allagati, e devi continuamente entrare nei vicoli, risalire, riscendere al ghat successivo. Un po’ laborioso, ma in compenso ti perdi nei vicoli e trovi cose che non stavi cercando, che è esattamente il modo giusto di visitare Varanasi.

Cosa vedere a Varanasi: Panni stesi e vita quotidiana ad Assi Ghat sul Gange
Cosa fare a Varanasi in India: Immergersi nel fiume Gange

Ecco i ghat più importanti, in ordine geografico da sud a nord:

Assi Ghat

Il più meridionale tra i ghat principali, l’Assi Ghat è spesso il punto di partenza consigliato per chi vuole percorrere la riva da sud verso nord. Si trova all’incrocio tra il Gange e il fiume Assi, uno dei due fiumi da cui prende il nome la città, e ha un’atmosfera leggermente più rilassata rispetto ai ghat centrali. È popolare sia tra i locali che tra i turisti: di mattina presto ci trovi fedeli che fanno abluzioni e yoga sul bordo del fiume, venditori di masala chai con i loro banchetti improvvisati, e qualche barca pronta per il giro all’alba. È anche uno dei punti dove si svolge la cerimonia dell’aarti mattutina, in versione più raccolta rispetto a quella del Dashashwamedh.

Cosa vedere a Varanasi: Cerimonia della Ganga Aarti all’alba sui ghat lungo il fiume Gange
Sacerdoti durante la Ganga Aarti mattutina sui ghat di Varanasi sul fiume Gange in India

Tulsi Ghat

Poco più a nord, il Tulsi Ghat prende il nome dal poeta-santo Tulsidas, che secondo la tradizione visse qui nel XVI secolo e compose il Ramcharitmanas, una delle versioni più amate del Ramayana in lingua hindi. È un ghat piuttosto tranquillo, meno frequentato dai turisti, con una bella scalinata e una serie di templi che si arrampicano sulla riva. Ogni anno, durante la festa di Kartik Purnima, qui si svolge una regata di barche tradizionali con migliaia di spettatori.

Chet Singh Ghat

Il Chet Singh Ghat si riconosce subito per l’enorme forte color ocra che domina tutta la scalinata. È uno dei ghat più scenografici di Varanasi e, se fai il giro in barca sul Gange, è difficile non notarlo. Quel palazzo fortificato appartenne al maharaja Chet Singh e fu teatro, alla fine del Settecento, di una ribellione contro gli inglesi. Oggi il forte non è visitabile, ma vale comunque la pena ammirarlo dal fiume: è uno degli edifici più imponenti di tutta la riva.

Chet Singh Ghat lungo il fiume Gange tra i ghat storici da vedere a Varanasi in India
Palazzo fortificato del Chet Singh Ghat tra i luoghi più iconici di Varanasi in India

Harishchandra Ghat

L’Harishchandra Ghat è uno dei due ghat crematori di Varanasi, meno famoso rispetto al Manikarnika, ma ugualmente attivo. Il nome viene dal re Harishchandra, personaggio epico dell’induismo celebrato per la sua rettitudine, che secondo la leggenda lavorò qui come custode delle cremazioni per onorare un debito. Le pire ardono a qualsiasi ora del giorno e della notte. È un luogo in cui ci si avvicina con rispetto, in silenzio, senza fotocamere in mano.

Kedar Ghat

Il Kedar Ghat è uno dei più pittoreschi della città, con scalinate dipinte di bianco e rosso e templi che si affacciano direttamente sul fiume. È dedicato a Shiva, e il tempio principale, Kedareshwar, è un luogo di culto molto frequentato dai pellegrini del Sud India. Di sera, quando le lampade a olio si accendono e la luce si riflette sull’acqua, è uno dei posti più belli di tutta la riva.

Darbhanga Ghat

Il Darbhanga Ghat è uno dei più belli a livello architettonico, grazie all’imponenza del BrijRama Palace, una residenza storica del XVIII secolo fatta costruire dalla famiglia del Maharaja di Darbhanga, e che si erge direttamente sul ghat con la sua facciata in arenaria gialla. Oggi il palazzo è diventato uno degli hotel più belli di Varanasi (ne parlo nella sezione “dove dormire“), ma il ghat in sé vale una visita anche solo per ammirare la struttura da fuori e per la posizione: è vicinissimo al Dashashwamedh e ha meno folla. Subito accanto si trova il Rana Mahal Ghat, riconoscibile per l’omonimo palazzo del XVII secolo costruito dal Maharaja di Udaipur. I due ghat formano uno degli scorci più eleganti di tutta la riva.

BrijRama Palace affacciato sul Darbhanga Ghat tra i luoghi più iconici da vedere a Varanasi in India
Scalinata del Darbhanga Ghat con accesso al fiume Gange tra i ghat di Varanasi in India

Dashashwamedh Ghat

Il Dashashwamedh Ghat è il più grande, il più animato e il più importante della città. Il nome significa “il luogo dove Brahma sacrificò dieci cavalli”, e la leggenda vuole che sia stato lo stesso Brahma, il dio creatore, a fondarlo. Ogni giorno questo ghat è pieno di pellegrini, turisti, barcaioli, venditori di fiori, sadhu con i loro turbanti arancioni e bambini che si tuffano nel fiume.

È qui che ogni sera si svolge la Ganga Aarti, la grande cerimonia di offerta al fiume, con sette bramini su sette piattaforme che danzano in modo sincronizzato agitando enormi candelabri di fuoco mentre incenso, campanelli e canti si mescolano nell’aria. Puoi guardarla dalla riva, da una delle gradinate o da una barca sul Gange: ognuna ha una prospettiva diversa. È scenografica, intensa, e sì, è anche molto turistica, anche se i locali ci tengono tantissimo e l’autenticità del rituale rimane intatta nonostante la folla.

Ingresso del Dashashwamedh Ghat tra i ghat più famosi da vedere a Varanasi in India
Vista del Dashashwamedh Ghat sul fiume Gange tra i luoghi simbolo di Varanasi in India

Manikarnika Ghat

Il Manikarnika Ghat è uno dei luoghi più potenti che abbia mai visto in vita mia. È il principale ghat crematorio della città, attivo ventiquattr’ore su ventiquattro, 365 giorni l’anno. Si dice che il fuoco sacro al centro del ghat non si sia mai spento negli ultimi tremila anni, e le famiglie dei defunti vengono ad accendere la pira del loro caro da quella fiamma, che viene custodita dai “Dom”, la casta tradizionalmente incaricata delle cremazioni.

Arrivando si vede il fumo prima ancora di vedere il ghat. Poi si distinguono le cataste di legno (ogni tipo di legno ha un prezzo diverso, il sandalo è il più pregiato), le pire accese, e le figure silenziose dei familiari che osservano. Ogni giorno ci sono fino a 300 cremazioni in piena vista sul fiume.

Per gli induisti, essere cremati a Varanasi ha un significato spirituale immenso. Secondo la tradizione, morire o essere cremati qui permette di spezzare il ciclo delle reincarnazioni (samsara) e raggiungere il moksha, la liberazione definitiva dell’anima. Per questo motivo molte persone trascorrono gli ultimi giorni della propria vita in città, nella speranza di morire proprio qui.

Prima della cremazione il corpo viene avvolto in tessuti colorati, trasportato in processione fino al ghat e immerso nelle acque del Gange per un’ultima purificazione. Successivamente viene adagiato sulla pira e il figlio maschio maggiore, o il parente maschio più stretto, compie il rito di accendere il fuoco sacro. La cremazione dura generalmente alcune ore e, al termine, le ceneri vengono raccolte e disperse nel fiume.

Non tutti, però, vengono cremati. Secondo la tradizione induista, alcune persone sono considerate già pure o non soggette al normale ciclo del karma e vengono quindi affidate direttamente al Gange senza passare dal fuoco. È il caso, ad esempio, dei bambini piccoli, dei sadhu (gli asceti), delle donne incinte e, secondo alcune tradizioni locali, anche di chi è morto a causa del morso di un cobra. Su quest’ultima causa, il motivo è che cobra è strettamente legato a Shiva, che viene spesso raffigurato con un serpente avvolto intorno al collo. La morte causata da un cobra è quindi talvolta interpretata come un segno della volontà divina.

Una cosa che colpisce è la quasi totale assenza di donne durante il rito. Tradizionalmente sono gli uomini della famiglia ad accompagnare il defunto e a partecipare alla cremazione, mentre alle donne è stato storicamente sconsigliato prendere parte alla cerimonia perché il pianto è considerato un ostacolo al distacco dell’anima dal mondo terreno. Oggi questa consuetudine sta lentamente cambiando, ma al Manikarnika Ghat è ancora raro vedere donne presenti alle cremazioni.

Ci si avvicina con rispetto assoluto. Niente fotografie: non è una regola scritta, ma è una di quelle cose che si capisce da soli appena si arriva.
Ci sono uomini del posto che si avvicinano per “spiegare” e poi chiedere donazioni: puoi ascoltarli o declinare gentilmente, ma non sentirti in obbligo di nulla.

Cosa vedere a Varanasi: le cremazioni sul Manikarnika Ghat, il principale ghat crematorio sul fiume Gange in India
Funerali e pire funerarie sul Manikarnika Ghat tra i luoghi più sacri di Varanasi in India

Scindhia Ghat

Il Scindhia Ghat ha una particolarità unica: c’è un tempio di Shiva che affonda nell’acqua. Durante la costruzione del ghat nel 1830, il peso della struttura fu tale che il tempio che vi sorgeva sopra sprofondò parzialmente nel fiume, e da allora rimane lì, semi-sommerso, con la sua guglia che emerge dall’acqua come se niente fosse. In certi periodi dell’anno, con il Gange basso, si vede quasi tutto. Con il Gange alto come nel nostro caso ad ottobre, si intravede appena la cima. In entrambi i casi è una scena piuttosto surreale.

Tempio sommerso dello Scindhia Ghat lungo il fiume Gange tra i luoghi più particolari di Varanasi in India
Shiva Temple semi sommerso dello Scindhia Ghat tra i ghat più iconici di Varanasi in India

Panchganga Ghat

Il Panchganga Ghat è uno dei ghat più sacri per i pellegrini, perché secondo la tradizione è il punto in cui cinque fiumi sacri confluiscono nelle acque del Gange (quattro dei quali però sono invisibili, comprensibili solo alla fede). Sopra vi sorge la Alamgir Mosque, fatta costruire dall’imperatore moghul Aurangzeb nel XVII secolo sui resti di un tempio hindu. È una delle moschee più alte della città, con i suoi minareti che si vedono da gran parte della riva. È un posto interessante anche per questo motivo: a Varanasi, città induista per antonomasia, la convivenza tra architettura moghul e luoghi di culto hindu è ovunque, e il Panchganga ne è uno degli esempi più eclatanti.

Raj Ghat

Il Raj Ghat è il ghat più settentrionale tra quelli principali, vicino al ponte stradale che attraversa il Gange. È meno frequentato dai turisti rispetto agli altri e ha un’atmosfera più ordinaria. Qui il Gange si usa davvero: per lavare i panni, per fare il bagno, per abbeverare gli animali. Niente cerimonie scenografiche, niente venditori insistenti. Solo vita di quartiere sul bordo del fiume, che in fondo è una delle cose più belle che puoi trovare a Varanasi se hai già fatto il giro dei ghat principali.

Rituali sul Gange

I rituali sul Gange sono una parte fondamentale e imperdibile di cosa vedere a Varanasi: non assomigliano a niente di quello che hai visto prima, neanche se hai già girato mezza India.

Ce ne sono due che scandiscono la giornata: la cerimonia dell’alba e quella del tramonto, entrambe chiamate Ganga Aarti, che in sanscrito significa “offerta di luce“.

La cerimonia del tramonto è la più spettacolare in termini scenografici. Si svolge ogni sera al Dashashwamedh Ghat, con un orario variabile attorno alle 18:00-19:00 a seconda della stagione. Sette bramini in abiti tradizionali bianchi e arancioni salgono su sette piattaforme disposte lungo il ghat e iniziano un rituale sincronizzato: danzano agitando enormi candelabri di fuoco, suonano campanelli, bruciano incenso, recitano mantra. Il tutto dura circa 45 minuti e si svolge di fronte a una folla enorme di fedeli, turisti, pellegrini, fotografi che guarda dalla riva, dalle gradinate o dalle barche sul fiume. È rumoroso, affollato, intenso, ed è anche bellissimo.

La cerimonia dell’alba è più raccolta, più intima e, almeno secondo noi, ancora più potente. Si svolge intorno alle 5:30-6:00 del mattino all’Assi Ghat, in una versione più silenziosa rispetto a quella serale. Arrivare al fiume prima dell’alba, con la nebbia bassa sull’acqua e il buio che sparisce piano piano, e vedere i fedeli già immersi fino alla vita nel fiume mentre i sacerdoti iniziano i riti, è una scena indimenticabile. Noi eravamo sedute sulle sedie lungo il ghat (puoi prenderle a fronte di un piccolo pagamento). Siamo arrivate prestissimo per assicurarci una buona visuale, esattamente di fronte alle piattaforme su cui si esibivano i bramini, ed è stata la scelta giusta.

Oltre all’aarti, lungo i ghat succedono continuamente altre cose: fedeli che fanno abluzioni e preghiere personali nelle prime ore del mattino, donne che portano offerte di fiori e candele galleggianti sull’acqua (diyas), sadhu (monaci asceti) seduti in meditazione con la fronte dipinta di cenere bianca, gruppi di pellegrini che arrivano da ogni parte dell’India e si immergono nel fiume con un’espressione di sollievo totale. Non è turismo o uno spettacolo: è la loro vita quotidiana.

Un’ultima cosa: se vuoi immergerti nel Gange (e noi l’abbiamo fatto, almeno parzialmente) nessuno te lo vieta e anzi, i locali ti guarderanno con grande simpatia. Tieni presente però che il fiume è classificato tra i più inquinati al mondo, quindi la scelta è tua. Noi siamo entrate fino alle ginocchia, abbastanza da fare l’esperienza, ma senza incorrere in rischi. Non abbiamo avuto conseguenze, ma questo non è ovviamente una garanzia.

Bramini durante la Ganga Aarti serale sui ghat di Varanasi lungo il fiume Gange in India
Cerimonia della Ganga Aarti sul Dashashwamedh Ghat tra le esperienze più famose da fare a Varanasi
Fedeli hindu con offerte rituali sul fiume Gange durante il Ganga Aarti a Varanasi in India
Cosa vedere a Varanasi: sacerdoti con lampada rituale durante la Ganga Aarti notturna sui ghat di Varanasi in India

Giro in barca sul Gange: alba o tramonto?

La risposta breve è: entrambi se puoi, l’alba se devi scegliere.

Il giro in barca al tramonto è il più comodo: parte quando fa ancora luce, vedi i ghat illuminati dal sole basso, e spesso riesci a incrociare le prime lampade galleggianti sull’acqua. Il contro è che la riva è affollatissima, con barche ovunque, venditori che si avvicinano remando, musica, caos.

Il giro all’alba richiede di alzarsi alle 4:30-5:00 e uscire dalla porta dell’hotel quando fuori è ancora buio. Vale ogni minuto. Il Gange all’alba ha una luce diversa, i ghat sono ancora silenziosi, i fedeli fanno le abluzioni quasi in raccoglimento, e il sole che sale piano illumina le facciate delle case e dei palazzi che si affacciano sulla riva. Noi abbiamo fatto l’alba, con la barca privata organizzata direttamente dal nostro hotel (il BrijRama Palace, che trovi nella sezione “dove dormire”), e col senno di poi non avremmo fatto diversamente.

🦖 Barca privata vs barca condivisa: la barca privata costa di più, ma ti permette di fermarti dove vuoi, di stare in silenzio, di non avere sconosciuti che parlano accanto a te mentre cerchi di goderti l’alba sul Gange. Le barche condivise si trovano ai ghat principali a cifre molto più basse, ma il giro è prestabilito e la compagnia è variabile. Se puoi, opta per la privata o, ancora meglio, fatti organizzare tutto dall’hotel.

Attenzione agli “aiutanti” improvvisati: ai ghat principali, specialmente al Dashashwamedh, ci sono persone che si avvicinano offrendosi di trovarti una barca “speciale”, portarti da un barcaiolo di fiducia, mostrarti il percorso migliore. Il risultato è che ti portano da qualcuno che ti chiede il doppio del prezzo normale e si aspetta una commissione. Se hai già organizzato il giro tramite l’hotel, ignora gentilmente. Se non l’hai fatto, scegli direttamente un barcaiolo al ghat e contratta tu il prezzo.

Se preferisci prenotarla prima, al tramonto ho trovato questo giro completamente privato in barca, che passa davanti ai principali ghat e termina al Dashashwamedh con posto riservato per assistere alla Ganga Aarti. Dura circa tre ore e comprende anche una breve passeggiata nella città vecchia e il Manikarnika Ghat. La guida è in inglese o hindi e puoi cancellare gratuitamente fino a 24 ore prima.

Alba sul fiume Gange durante un giro in barca tra le esperienze da fare a Varanasi in India
Cosa fare a Varanasi: vista dei ghat di Varanasi dal Gange durante un giro in barca all’alba in India

I principali templi di Varanasi

Varanasi ha circa cento templi. Ci sono templi grandi, templi medi, templi piccoli come un ripostiglio incastonati tra i vicoli, templi su cui crescono alberi enormi, templi sommersi per metà nel Gange. Non li vedi tutti, ma alcuni non puoi perderti.

Una premessa: in quasi tutti i templi di Varanasi i non indù non possono entrare nelle aree più interne, oppure l’accesso è consentito ma bisogna lasciare tutto fuori. Vacci con una sciarpa per coprire spalle e testa se necessario.

Kashi Vishwanath Temple

Il Kashi Vishwanath Temple, il Tempio d’Oro, è il tempio più sacro di tutta Varanasi, dedicato a Shiva nella sua forma di Vishwanath (Signore dell’Universo). Per gli indù è uno dei dodici luoghi dove Shiva si è manifestato in forma di luce, e visitarlo è un pellegrinaggio fondamentale.

La struttura originale fu distrutta più volte nei secoli, l’ultima volta dall’imperatore moghul Aurangzeb nel XVII secolo, che ci costruì sopra una moschea (la Gyanvapi Mosque, che ancora oggi sorge accanto). L’attuale tempio fu ricostruito nel 1780, e nel 1835 il Maharaja Ranjit Singh ricoprì le due cupole principali con 800 chili di oro: da qui il soprannome “Tempio d’Oro”.

L’accesso per i non indù prima era limitato, ma nel 2021 è stato realizzato il Kashi Vishwanath Corridor: una riqualificazione della zona che ha creato un percorso diretto dal Gange al santuario. Il corridoio è bello e molto visitato; il tempio in sé rimane un luogo di forte intensità, con pellegrini che arrivano da ogni parte dell’India e un livello di devozione che si percepisce fisicamente nell’aria.

Ingresso del Kashi Vishwanath Temple, uno dei templi più sacri da vedere a Varanasi in India
Dettaglio delle guglie dorate del Kashi Vishwanath Temple nella città sacra di Varanasi in India

Sankat Mochan Hanuman Temple

Dedicato a Hanuman, il dio scimmia, il Sankat Mochan Hanuman Temple è uno dei templi più amati non solo dai pellegrini, ma dalla gente del posto, che ci va regolarmente per pregare e partecipare ai canti rituali. Il nome significa “colui che libera dalle sofferenze” e il tempio è considerato particolarmente potente per chi attraversa momenti difficili.

Si trova un po’ fuori dalla zona dei ghat, immerso in un piccolo giardino. È famoso anche per le scimmie che ci vivono: macachi che girano indisturbati tra i fedeli e hanno imparato a sottrarre offerte di cibo. Tieni d’occhio gli occhiali e le cose in mano.

Ingresso del Sankat Mochan Hanuman Temple, tempio dedicato a Hanuman tra i luoghi spirituali da vedere a Varanasi in India
Scimmia nei pressi del Sankat Mochan Hanuman Temple a Varanasi, famoso anche come Monkey Temple in India

Durga Temple

Il Durga Temple, chiamato anche Monkey Temple, per ragioni simili a quelle del Sankat Mochan, è un tempio hindi del XVIII secolo dedicato alla dea Durga, dipinto di un rosso acceso che lo rende visibile da lontano. La struttura è bella, con una grande torre tipica dell’architettura dell’India settentrionale, e intorno c’è un piccolo laghetto sacro chiamato Durga Kund. Molto frequentato durante i festival, specialmente il Navaratri, una delle festività più importanti dell’induismo. Il suo nome significa letteralmente “nove notti”: per nove giorni e nove notti i fedeli celebrano la vittoria della dea Durga sul demone Mahishasura, simbolo del trionfo del bene sul male, con preghiere, canti, offerte e processioni.

Bharat Mata Temple

Il Bharat Mata Temple è diverso da tutti gli altri: invece di una divinità, al suo interno c’è una grande mappa in marmo dell’India così come era prima del 1947. Fu inaugurato da Gandhi nel 1936 come simbolo di unità nazionale, ed è tecnicamente un tempio dedicato alla Madre India. Non ha l’atmosfera spirituale degli altri, ma è un posto curioso e interessante, soprattutto se ti interessa il periodo dell’indipendenza indiana.

Nepali Temple (Kathwala Temple)

Il Nepali Temple, costruito dal Re del Nepal nel XIX secolo durante il suo periodo di esilio a Varanasi, ed è uno di quei posti che ti spiazza perché non te lo aspetti: è una replica in scala ridotta del tempio di Pashupatinath di Kathmandu, in puro stile nepalese (legno intagliato, tetto a pagoda a più livelli, decorazioni tipiche di Kathmandu). Si trova sopra il Lalita Ghat, e ha una posizione panoramica bellissima. È meno visitato degli altri, il che lo rende ancora più piacevole.

Tulsi Manas Temple

Il Tulsi Manas Temple fu costruito nel 1964 nel punto esatto dove, secondo la tradizione, il poeta Tulsidas compose il Ramcharitmanas nel XVI secolo. Le pareti interne del tempio sono interamente ricoperte di versetti del poema, incisi nel marmo bianco: molto bello, anche se non capisci il sanscrito. È uno dei pochi templi di Varanasi completamente aperto ai non indù, il che lo rende una buona tappa se vuoi entrare davvero dentro a un tempio e guardarti attorno con calma.

I vicoli di Varanasi

Insegne e vicoli strettissimi della città vecchia tra le cose più caratteristiche da vedere a Varanasi in India
Murales e porte colorate nei vicoli di Varanasi, atmosfera della città sacra sul Gange in India

I vicoli della città vecchia di Varanasi, detti galis sono strettissimi (in alcuni punti ci passano appena due persone di fianco) e completamente labirintici. Google Maps qui impazzisce: le strade sono così strette e così dense di edifici che il GPS perde il segnale ogni trenta secondi e ti manda allegramente contro un muro. Noi ci siamo perse così tante volte che alla fine avevamo adottato la strategia del “seguiamo questa gente che sembra sapere dove va”.

Sono un intreccio di muri dipinti con murales dedicati a Shiva, Ganesh e ad altre divinità induiste, porte colorate, insegne dipinte a mano, fili elettrici che si aggrovigliano sopra la testa e pavimentazioni sconnesse, con buche, gradini improvvisi e tombini da evitare. A rendere tutto ancora più caotico ci pensano le mucche sdraiate in mezzo alla strada, gli scooter che cercano comunque di passare, i venditori ambulanti e le scimmie che ogni tanto fanno capolino dai tetti.

Perdersi qui però non è un problema, è il metodo. Ogni vicolo porta a qualcosa: un tempietto incastonato tra due case, un artigiano che lavora l’ottone con strumenti che sembrano medievali, una signora anziana che vende fiori per le offerte da un banchetto improvvisato, un bambino in divisa scolastica che ti guarda con la stessa curiosità con cui tu guardi lui. Se cerchi sempre di arrivare da qualche parte nel minor tempo possibile, Varanasi ti fa impazzire. Se accetti che il camminare nei vicoli è già la destinazione, diventa una delle esperienze più folkloristiche del viaggio.

Le strade principali su cui orientarsi nella città vecchia sono la Vishwanath Gali, la strada che porta al Kashi Vishwanath e che è la più commerciale e affollata, piena di negozietti di seta, gioielli e oggetti religiosi, e la Dashaswamedh Road, che collega il ghat principale al Godowlia, il principale incrocio della città vecchia.

Se ti perdi e non sai più da che parte andare, scendi. Il Gange è sempre in basso, e una volta che arrivi a un ghat qualsiasi riesci a capire dove sei. È il trucco che ci ha salvate più volte.

Se l’idea di perderti va bene fino a un certo punto, c’è anche questo tour a piedi di circa tre ore nei vicoli della città vecchia, che passa per alcuni piccoli templi, il Nepali Temple e il Manikarnika Ghat.

Scorcio dei vicoli labirintici di Varanasi tra risciò, murales e scene di vita quotidiana in India
Piccolo negozio nascosto nei vicoli della città vecchia di Varanasi sul Gange in India

Attrazioni storiche e punti panoramici di Varanasi

Varanasi non è solo ghat e templi. Ci sono anche alcune attrazioni storiche e punti panoramici che puoi inserire nell’itinerario, soprattutto se hai un giorno in più o vuoi staccare un po’ dall’intensità della città vecchia.

Alamgir Mosque

La Alamgir Mosque, chiamata anche Aurangzeb Mosque, si trova sopra il Panchganga Ghat ed è una delle strutture moghul più visibili di Varanasi. Fu fatta costruire dall’imperatore Aurangzeb nel XVII secolo sopra i resti di un grande tempio hindu dedicato a Vishnu. I minareti sono alti e visibili da gran parte della riva del Gange, e la vista dalla moschea verso il fiume è una delle migliori della città. L’accesso è libero, ma come sempre valgono le regole di rispetto: scarpe fuori, niente fotografie all’interno senza permesso.

Forte Ramnagar

Dall’altra parte del Gange, raggiungibile in barca o attraversando il ponte, il Forte Ramnagar è la residenza storica dei Maharaja di Varanasi, costruita nel XVIII secolo in arenaria gialla. Non è imponente come i forti del Rajasthan, e gli anni non sono stati gentilissimi con la struttura, ma ha un fascino tutto suo: è ancora parzialmente abitata dalla famiglia reale, e il museo interno ha una collezione eccentrica di oggetti reali, con carrozze d’epoca, armi, costumi cerimoniali, orologi antichi e persino un calendario astronomico del XVIII secolo che occupa un’intera stanza. Se vai in ottobre, potresti incrociare il Ramnagar Ramleela, uno dei più grandi spettacoli teatrali dell’India che si svolge nei cortili del forte per un mese intero.

Man Mandir Observatory

Meno conosciuto del Jantar Mantar di Jaipur ma costruito dallo stesso committente, Sawai Jai Singh II, il Man Mandir Observatory si trova sul tetto del Man Mandir Ghat ed è uno degli osservatori astronomici del XVIII secolo che il maharaja fece costruire in cinque città diverse dell’India. Gli strumenti di misurazione in muratura sono meno imponenti di quelli di Jaipur, ma la posizione affacciata direttamente sul Gange è unica. Spesso è aperto e visitabile con una piccola quota d’ingresso; spesso è anche quasi completamente deserto, il che è un lusso raro a Varanasi.

Veduta dell’Alamgir Mosque di Varanasi affacciata sul Gange tra le architetture moghul più iconiche della città
Dettaglio del Man Mandir Observatory di Varanasi, osservatorio astronomico storico affacciato sul Gange in India

La Varanasi meno spirituale: università e città moderna

C’è una Varanasi che sta a pochi chilometri dai ghat ma sembra un altro mondo: più larga, più verde, più silenziosa, con strade che permettono il passaggio di due macchine contemporaneamente (rivoluzionario). È la parte di città che ruota attorno alla Banaras Hindu University, e puoi trascorrere qui qualche ora se vuoi staccare dall’intensità del centro storico.

New Vishwanath Temple nel campus della Banaras Hindu University, uno dei templi moderni più imponenti di Varanasi in India
Ingresso del New Vishwanath Temple alla Banaras Hindu University, tra i luoghi meno turistici da vedere a Varanasi

Banaras Hindu University

La BHU (Banaras Hindu University) è una delle università più grandi dell’Asia, fondata nel 1916 con l’obiettivo di creare un’istituzione che integrasse la cultura indiana classica con l’educazione moderna. Il campus è enorme e al suo interno sembra quasi una città nella città: viali alberati, studentesse in sari che camminano con gli zaini, biblioteche, caffetterie, e un’atmosfera completamente diversa dal caos della città vecchia. Puoi passeggiare liberamente nella parte aperta al pubblico.

New Vishwanath Temple

All’interno del campus della BHU si trova il New Vishwanath Temple, costruito dalla famiglia Birla negli anni Sessanta in marmo bianco. Come il Birla Mandir di Jaipur, è un tempio moderno ma costruito con materiali e tecniche tradizionali ed è completamente aperto a tutti, indipendentemente dalla religione. Le dimensioni sono imponenti: la torre centrale è alta quasi 77 metri.

Cosa fare a Varanasi

Ecco alcune delle cose da fare assolutamente a Varanasi:

  • Assisti alla Ganga Aarti serale. La cerimonia del tramonto al Dashashwamedh Ghat è uno degli eventi religiosi più spettacolari dell’India. Arriva con un po’ di anticipo, siediti sulle gradinate insieme ai fedeli e goditi l’atmosfera senza passare tutto il tempo dietro allo schermo del telefono.
  • Svegliati prima dell’alba e fai un giro in barca sul Gange. È probabilmente uno dei ricordi più belli che porto via da Varanasi. Mentre il sole illumina lentamente i ghat, la città si risveglia: c’è chi fa il bagno nel fiume, chi prega, chi pratica yoga, chi lava i vestiti. Vista dall’acqua, Varanasi sembra quasi romantica.
  • Partecipa alla Ganga Aarti del mattino all’Assi Ghat. Molto meno conosciuta di quella serale, è stata la mia preferita: una cerimonia più raccolta fatta di mantra, musica, yoga e saluti al sole. È un modo meraviglioso per iniziare la giornata e vedere la città da una prospettiva diversa.
  • Perditi nei galis senza una meta precisa. I vicoli della città vecchia sono un labirinto colorato di murales, piccoli santuari, botteghe artigiane, mucche, scimmie e fili elettrici sospesi ovunque. Dimentica Google Maps: qui il bello è proprio non sapere cosa troverai dietro l’angolo successivo.
  • Osserva la vita quotidiana lungo i ghat. Non limitarti ai più famosi. Cammina lungo il fiume e fermati a guardare quello che succede: pellegrini che pregano, studenti che si allenano a cricket, sadhu in meditazione, barbieri all’aperto, famiglie che fanno il bucato e bambini che si tuffano nel Gange. A Varanasi lo spettacolo non sono i monumenti, ma la vita stessa.
  • Accendi una diya e affidala al Gange. Al tramonto, su molti ghat vengono vendute piccole ciotole di foglie con fiori e una candela. È un gesto semplice, che molti pellegrini compiono come offerta o preghiera, ma anche per chi non è religioso rappresenta un momento molto suggestivo.
  • Osserva una cremazione al Manikarnika Ghat con il massimo rispetto. È un’esperienza forte, ma è anche una delle cose che rendono Varanasi unica al mondo.
  • Fai una cooking class in una casa di Varanasi. Se hai un paio d’ore libere, questa mi sembra una delle attività più carine tra quelle che ho trovato: la lezione si svolge a casa di Indu e Shobha, due donne di Varanasi che insegnano a preparare diversi piatti indiani, tutti vegetariani, e alla fine ovviamente si mangia quello che si è cucinato. La lezione è in inglese e si può cancellare gratuitamente fino a 24 ore prima.
Giro in barca sul Gange tra le esperienze più belle da fare a Varanasi in India
Piccolo tempio nascosto nei vicoli di Varanasi durante una celebrazione religiosa in India

Come arrivare e muoversi a Varanasi

Noi siamo arrivate a Varanasi da Khajuraho, la tappa precedente del nostro itinerario, e il viaggio è stato, diciamo, formativo. Siamo partite dopo il tramonto, abbiamo interrotto il tragitto dopo quattro ore per dormire in un paesino nel mezzo del nulla all’incredibile cifra di 3 euro a camera, e siamo ripartite all’alba per raggiungere Varanasi in circa altre quattro ore di macchina.

L’ingresso in città è abbastanza scioccante anche per chi è già stato in India. Le strade si restringono progressivamente, il traffico si fa più denso, i clacson più insistenti e, per un lungo tratto, si attraversa un’area in cui interi isolati sono stati rasi al suolo. Quando sono passata io, sembrava quasi di entrare in una città bombardata: edifici demoliti, cumuli di macerie e polvere ovunque. Si tratta dei grandi lavori di riqualificazione e ampliamento delle strade avviati negli ultimi anni, ma il primo impatto è decisamente forte.

Noi poi soggiornavamo al Brijrama Palace, che con i ghat pieno d’acqua era raggiungibile solo via barca. Tasheen, il nostro driver per tutto il viaggio, ci ha lasciate nelle mani del personale dell’hotel in un parcheggio poco distante, e da lì abbiamo proseguito via fiume verso il ghat dell’hotel.

Noi siamo rimaste tre giorni a Varanasi, e Tahseen è rientrato a New Delhi immediatamente dopo averci lasciate. Ci recupererà infatti direttamente a New Delhi, che io e mia mamma raggiungeremo con un volo interno Air India. Trovi i contatti di Tahseen e tutti i dettagli nell’articolo Cosa sapere prima di partire per l’India del Nord.

Se non viaggi con un driver privato, le opzioni per raggiungere Varanasi sono:

  • In treno: la stazione principale è Varanasi Junction (anche chiamata Varanasi Cantonment), ben collegata con Delhi (circa 12-14 ore con i treni notturni), Agra, Jaipur, Mumbai e Kolkata. C’è anche la stazione di Manduadih (ora ribattezzata Banaras), più vicina alla città vecchia e utile per alcune tratte. I treni vanno prenotati in anticipo su IRCTC: i posti di classe superiore si esauriscono settimane prima, specialmente in alta stagione.
  • In aereo: l’Aeroporto di Lal Bahadur Shastri si trova a circa 25 chilometri dal centro, con voli diretti da Delhi, Mumbai, Bangalore e altri hub. È il modo più rapido per arrivare e ha senso se stai collegando Varanasi a tappe lontane dell’itinerario.
  • In autobus: ci sono collegamenti con le principali città dell’Uttar Pradesh e del Bihar, ma i tempi sono lunghi e il comfort variabile. Funziona per chi ha molto tempo e poco budget.

Una volta in città, ci si muove principalmente a piedi nella zona dei ghat e della città vecchia (non c’è alternativa, le strade non lo permettono), e in tuk-tuk per raggiungere i templi fuori dal centro, l’università, Sarnath o qualsiasi altra attrazione distante. Contratta sempre il prezzo prima di salire, e specifica la destinazione in modo molto chiaro.

Statua Namaste sul Gange durante un giro in barca a Varanasi in India
Traffico di risciò nelle strade della città vecchia di Varanasi in India
Murales colorato nei vicoli di Varanasi tra le scene più caratteristiche della città sul Gange
Street art e sadhu dipinto sui muri della città vecchia di Varanasi in India

Dove mangiare a Varanasi

Premessa onesta: mangiare a Varanasi può essere complicato. La maggior parte dei localini nei vicoli della città vecchia sono posti in cui l’igiene è, diciamo, gestita con molta creatività, e con tre giorni davanti e uno stomaco da preservare, non è il momento di fare gli eroi. Noi abbiamo mangiato quasi sempre al ristorante del nostro hotel, il BrijRama Palace, che offre cucina vegetariana di ottima qualità in un ambiente stupendo e con standard igienici super affidabili. Considerando che l’hotel è già una delle esperienze più belle della tappa, mangiare lì non è una rinuncia: è una scelta saggia e piacevole allo stesso tempo.

Per variare, ecco i posti che avevo selezionato come opzioni sicure; non i localini più autentici della città, ma posti dove si mangia bene senza preoccuparsi troppo:

  • Behind Yellow Doors Diner: un posto piccolo e ben curato nel cuore della città vecchia, con una cucina che mescola piatti indiani e qualche opzione internazionale. L’ambiente è carino, e il livello di pulizia è decisamente sopra la media dei vicoli intorno. Ottimo per un pranzo di pausa durante il giro dei ghat.
  • Tadka at Ramada Plaza JHV: il ristorante del Ramada Plaza è una scelta sicura: cucina indiana curata, ambiente confortevole, standard da hotel internazionale. Non è il posto più caratteristico di Varanasi, ma se hai lo stomaco un po’ a pezzi dopo giorni di India intensa, un pasto qui ti rimette in sesto.
  • Café Green Mama: un cafè più internazionale, con menu che include insalate, toast, succhi freschi e qualche piatto indiano alleggerito. Popolare tra i viaggiatori stranieri, comodo come pausa caffè o pranzo leggero.

Dove dormire a Varanasi

Noi abbiamo soggiornato al BrijRama Palace, e devo dire che è stata una delle scelte migliori dell’intero viaggio: non solo per il comfort, ma perché dormire lì cambia letteralmente il modo in cui vivi Varanasi.

Il BrijRama Palace è un palazzo storico del XVIII secolo, costruito dalla famiglia del Maharaja di Darbhanga sul Darbhanga Ghat, uno dei ghat più belli del Gange. La struttura è considerata una delle più antiche di Varanasi, e la posizione è imbattibile: sei a pochissimi passi dal Dashashwamedh Ghat, il principale, e hai il fiume letteralmente sotto la finestra.

L’hotel offre il check-in e check-out in barca: arrivare via Gange invece che attraverso i vicoli è già di per sé un’esperienza, e nel nostro caso è stata anche l’unica opzione, dato che l’acqua del fiume in quel periodo era ancora alta. Le camere sono grandi, arredate con mobili originali d’epoca e tessuti in seta, e hanno ovviamente tutte il bagno privato (che a Varanasi, nella città vecchia, non è affatto scontato). Il rooftop Kamalya Terrace ha una stupenda vista sul Gange dove rilassarti.

Una cosa da sapere: l’hotel è completamente vegetariano e non serve alcol, per rispetto della posizione sacra sul Gange. La cucina del ristorante Darbhanga è ottima, con una selezione di piatti vegetariani indiani e internazionali serviti in un’atmosfera da palazzo storico, ma l’assenza di alcool è una cosa da sapere prima, specialmente se per te l’aperitivo è un momento importante.

La sera, il BrijRama organizza anche concerti di musica classica indiana nel cortile principale inclusi nella permanenza. In più è possibile partecipare sia ad esperienze local organizzate dall’hotel in struttura, sia rilassarsi facendo un massaggio.

Ecco invece le alternative che avevo selezionato durante la ricerca, scelte in base a posizione, pulizia e presenza di bagno privato, che a Varanasi nella città vecchia è un criterio di selezione serio.

Soluzioni più economiche:

Holy River Stays: guesthouse nel pieno della città vecchia, a due passi da Scindia Ghat e dal Gange. Le camere sono semplici ma pulite e curate, con bagno privato, acqua calda e aria condizionata, e c’è anche una terrazza sul tetto. Il vero punto forte, però, sono i proprietari: super disponibili, accompagnano gli ospiti tra templi e cerimonie e aiutano a organizzare barche, trasporti e qualsiasi altra cosa serva. Essendo in mezzo ai vicoli non si arriva davanti alla struttura in taxi o Uber e l’ultimo tratto va fatto a piedi, ma lo staff può venire a recuperarti e accompagnarti.

Live Free Hostel Varanasi: ostello molto carino a circa 5 minuti a piedi da Assi Ghat, con un bel cortile pieno di piante e diversi spazi comuni dove mangiare, bere qualcosa o conoscere altri viaggiatori. Oltre ai classici dormitori ci sono anche camere private con bagno privato, semplici ma spaziose e curate, quindi è una buona scelta se, come me, l’idea di dormire in camerata non ti sfiora nemmeno lontanamente. Lo staff è molto disponibile e organizza tour, attività e serate, e dalle recensioni viene fuori un’atmosfera particolarmente amichevole e sociale.

Fascia media:

Panchkote Raj Ganges: una dimora storica direttamente sul Gange, con camere arredate in stile tradizionale, giardino, cortili e terrazze affacciate sul fiume. La cosa particolare è che, pur essendo in piena Varanasi e con accesso diretto ai ghat, è molto tranquilla e immersa nel verde: praticamente una piccola oasi dove rifugiarsi quando del caos della città non ne puoi più. Le camere sono grandi, con bagno privato, aria condizionata e acqua calda, e si può fare colazione e cenare in struttura con piatti indiani preparati in casa.

Livello più alto:

Amritara Suryauday Haveli: haveli affacciata direttamente sul Gange, con accesso privato a Shivala Ghat, cortile interno e una bella terrazza sul tetto. Le camere mantengono un’impronta tradizionale ma hanno bagno privato e aria condizionata; alcune hanno anche vista sul Gange. C’è un ristorante esclusivamente vegetariano, la sera organizzano musica dal vivo e tra i servizi inclusi c’è anche un giro in barca serale verso la Ganga Aarti. La posizione sul ghat ha però una conseguenza: non si arriva davanti all’hotel in auto, quindi l’ultimo tratto va fatto a piedi, in tuk tuk o, a seconda del trasferimento organizzato, addirittura in barca.

Il consiglio generale, qualunque sia la fascia di prezzo: scegli sempre un hotel sul Gange o a meno di cinque minuti a piedi dalla riva. Varanasi si vive all’alba e al tramonto, e se devi camminare venti minuti nei vicoli per arrivarci rischi di perderti i momenti migliori. La comodità di uscire dalla porta e essere già al Gange in trenta secondi vale qualsiasi sovrapprezzo.

Facciata del BrijRama Palace affacciata sui ghat del Gange tra gli hotel storici dove dormire a Varanasi
Cortile interno del BrijRama Palace, heritage hotel sul Gange nel cuore della città vecchia di Varanasi dove soggiornare

Dove fare shopping a Varanasi

Varanasi è famosa in tutta l’India per un prodotto specifico: la seta Banarasi. I tessuti prodotti qui, con tecniche tramandate da secoli, intrecci dorati e motivi floreali o geometrici tipici della tradizione moghul, sono tra i più pregiati del Paese e sono il regalo di nozze per eccellenza per le famiglie indù. Se vuoi comprare qualcosa di autentico e di qualità, questo è il posto giusto.

Detto questo, fare shopping a Varanasi può essere un’esperienza un po’ sfiancante: la città è così caotica e confusionaria che a volte ti passa proprio la voglia di girare per negozi. Noi abbiamo fatto incetta di teli, parei e qualche gioiellino nelle viette adiacenti al Darbhanga Ghat, vicino al nostro hotel , zona sufficientemente tranquilla da permetterti di guardare con calma senza essere assalita da dieci venditori contemporaneamente.

Se invece te la senti di affrontare la bolgia dei mercati principali, queste sono le zone più importanti:

  • Vishwanath Gali: la strada che porta al Kashi Vishwanath è una distesa infinita di negozi di seta, bracciali, oggetti religiosi, incenso e souvenir di ogni tipo. Molto commerciale e affollata, contratta su tutto.
  • Godowlia Market: l’incrocio commerciale principale della città vecchia, dove le stradine si allargano leggermente e si trovano negozi un po’ più strutturati di tessuti, abbigliamento e artigianato locale. È un buon punto di partenza se non sai da dove cominciare.
  • Thatheri Bazaar: il mercato tradizionale degli oggetti in ottone e rame, pentole, lampade, oggetti rituali, candelieri. Molto autentico, poco frequentato dai turisti, e con prezzi ragionevoli se sai contrattare.

Per la seta Banarasi di qualità certificata, evita i negozietti improvvisati e cerca i laboratori artigiani nella zona di Madanpura o i negozi riconosciuti come il punto vendita dell’hotel stesso; il BrijRama Palace ha uno spazio interno chiamato Ahilhya con tessuti in seta Banarasi, cosmetici ayurvedici e oggetti religiosi. Prezzi fissi, zero contrattazione, qualità garantita.

Quando andare a Varanasi

Varanasi si può visitare tutto l’anno, ma non tutti i periodi offrono la stessa esperienza. Il clima cambia parecchio tra estate, inverno e stagione dei monsoni, e anche il livello del Gange può modificare l’aspetto dei ghat e la facilità con cui si percorrono.

Tabella meteo di Varanasi mese per mese

Noi siamo andate a inizio ottobre e il meteo era accettabile, sui 32-34°C di giorno, piacevole la sera, ma c’era ancora una ingombrante conseguenza dei monsoni: il Gange era alto, il che in certi periodi significa che molti ghat sono parzialmente allagati e non percorribili lungo la riva. Invece di camminare in fila da un ghat all’altro, ci siamo ritrovate a entrare e uscire continuamente dai vicoli interni per raggiungerli uno per uno. Un po’ laborioso, ma alla fine ci ha fatto scoprire angoli di città vecchia che altrimenti avremmo saltato. Tienilo presente se vai in settembre o ottobre: il Gange potrebbe ancora essere alto e cambiare un po’ la logistica della passeggiata lungo la riva.

MeseTemperature (min/max)Note
Gennaio8°C / 20°COttimo, fresco e abbastanza soleggiato, tra i mesi migliori
Febbraio11°C / 24°CMolto bello, poco affollato
Marzo16°C / 30°CBuono, inizia a scaldarsi
Aprile22°C / 37°CCaldo ma ancora fattibile
Maggio27°C / 42°CMolto caldo
Giugno28°C / 40°CInizio monsoni, con caldo e umido
Luglio26°C / 35°CMonsoni e piogge frequenti, Gange alto
Agosto25°C / 33°CMonsoni e ancora piogge, ghat allagati
Settembre24°C / 33°CFine monsoni, Gange ancora alto
Ottobre18°C / 33°CBuono. Caldo di giorno, fresco la sera. Gange ancora alto
Novembre12°C / 27°CTra i mesi migliori, alta stagione
Dicembre8°C / 21°CFresco, bellissimo, molto affollato

In sintesi: da novembre ad aprile è la finestra ideale. Novembre e febbraio sono il picco dell’alta stagione, con il clima più piacevole ma anche i prezzi più alti e le attrazioni più affollate. Ottobre e marzo sono l’equilibrio migliore tra meteo, folla e costi, con la nota sul Gange alto per ottobre.

Feste e ricorrenze a Varanasi

Varanasi ha un calendario religioso che non si ferma mai; ogni mese c’è qualcosa. Se riesci a incastrare una festa nel tuo viaggio, può essere una bella esperienza:

  • Dev Deepawali (novembre): questa è la festa grande. Quindici giorni dopo il Diwali, tutti gli 84 ghat vengono illuminati da migliaia di lampade a olio che si riflettono nel Gange. È considerato uno degli spettacoli più belli di tutta l’India. Se puoi scegliere quando andare a Varanasi, scegli questo periodo.
  • Diwali — Festival delle Luci (ottobre/novembre): non è specifico di Varanasi, deve essere molto particolare. I vicoli si riempiono di luci, i ghat si illuminano, e l’atmosfera di una città già di per sé intensamente spirituale sale di un altro livello. Rumoroso e festoso.
  • Mahashivaratri (febbraio/marzo): la grande notte di Shiva, la divinità a cui Varanasi è dedicata. Pellegrini da tutta l’India arrivano in città per vegliare tutta la notte, fare abluzioni al Gange e visitare il Kashi Vishwanath. La città non dorme letteralmente per una notte intera.
  • Holi — Festival dei Colori (febbraio/marzo): anche qui non è un festival esclusivo di Varanasi, ma la città lo vive in modo particolarmente intenso. I vicoli diventano un’esplosione di polveri colorate, musica e gente che si rincorre. Indossa abiti che non ti dispiace buttare.
  • Ganga Dussehra (maggio/giugno): celebra la discesa della dea Ganga dal cielo alla Terra, uno degli episodi più importanti della mitologia induista. In questa occasione migliaia di fedeli si immergono nel Gange per compiere bagni rituali, fanno offerte di fiori e partecipano a cerimonie speciali lungo i ghat. Pur essendo meno noto ai turisti rispetto al Dev Deepawali, è una delle festività più sentite dai pellegrini che raggiungono Varanasi.
  • Sarnath Buddha Purnima (aprile/maggio): nella vicina Sarnath, il giorno della luna piena di maggio si celebra la nascita, l’illuminazione e la morte del Buddha. Monaci e pellegrini buddisti arrivano da tutto il mondo per processioni e cerimonie silenziose, in contrasto con il caos di Varanasi a pochi chilometri.

Quanti giorni servono per visitare Varanasi?

Secondo me, a Varanasi servono almeno tre giorni pieni, perché è una città che cambia continuamente. L’alba sul Gange non assomiglia al tramonto, la Ganga Aarti del mattino ha un’atmosfera completamente diversa da quella della sera e i vicoli sembrano trasformarsi a ogni ora del giorno.

Tre giorni ti permettono di visitare con calma i ghat e i templi principali, perderti senza fretta nei galis, fare un giro in barca all’alba, assistere a entrambe le Ganga Aarti e, soprattutto, concederti il lusso di fermarti a osservare. Perché a Varanasi le cose più belle spesso non sono quelle che hai programmato, ma quelle che succedono mentre vai da un posto all’altro.

Consigli per visitare Varanasi

Oltre ai consigli generali per il tuo viaggio in India del Nord che ti consiglio di leggere a questo articolo, ti riassumo di seguito alcuni consigli per la tua visita a Varanasi:

  • Preparati a camminare moltissimo: Varanasi nella città vecchia si fa a piedi, e i ghat da soli sono lungo sette chilometri. Metti scarpe comode dal primo giorno e non portare zaini pesanti se puoi evitarlo.
  • Google Maps nei vicoli impazzisce: è inutile affidarsi ciecamente al navigatore nella città vecchia. Impara a orientarti con il fiume come riferimento (il Gange è sempre a est) e usa Maps solo per le distanze approssimative, non per i percorsi dettagliati nei vicoli. Una connessione dati però serve eccome, anche solo per controllare gli spostamenti e comunicare con hotel e driver: noi in India abbiamo usato una eSIM Airalo,, che puoi installare prima di partire senza dover comprare una SIM una volta arrivata.
  • Niente foto alle cremazioni: al Manikarnika e all’Harishchandra Ghat, la regola non scritta ma assoluta è nessuna fotografia alle pire e ai familiari in lutto. Non è una zona turistica, è un luogo sacro in cui qualcuno sta attraversando uno dei momenti più delicati della vita. Gli smartphone rimangono in tasca.
  • Attenzione alle “donazioni” spontanee e alle guide furbe: nei pressi dei ghat crematori in particolare, ci sono uomini che ti avvicinano, iniziano a spiegare i rituali con tono autorevole, e poi chiedono un contributo “per il legno delle cremazioni dei poveri”. Può essere legittimo, può essere una trovata.
  • Porta contanti sui ghat: bancarelle, barcaioli, offerte rituali, chai, lampade galleggianti; quasi nulla si paga con il bancomat o il telefono. Tieni sempre una scorta di banconote piccole.
  • È stancante, mettilo in conto: tra le sveglie pre-alba per i rituali, le ore a piedi sui pavimenti irregolari dei ghat, il caldo, i rumori, gli odori e la densità emotiva di quello che vedi, Varanasi ti prosciuga. Pianifica almeno un pomeriggio di pausa assoluta, in hotel, sul rooftop, con un libro, per ricaricare. Meglio se in un hotel decente. Non è cedere, è sopravvivenza.
  • Non aspettarti di bere una birra con vista sul Gange. La città vecchia, e in particolare tutta la fascia dei ghat, è considerata un’area sacra: molti hotel e ristoranti non servono alcolici e in diversi tratti la vendita è vietata. Se per te è importante bere qualcosa la sera, troverai più scelta nella parte moderna della città.
Sadhu seduto nei vicoli della città vecchia tra le scene quotidiane più autentiche di Varanasi India
Venditrice di verdura nei mercati locali della città vecchia di Varanasi lungo i ghat del Gange in India

Conclusioni

Scrivere un articolo su cosa vedere a Varanasi è stato più complesso di altri. Perché, alla fine, le attrazioni sono solo una parte dell’esperienza. Quello che rende davvero unica questa città è tutto ciò che succede tra un tempio e l’altro: i rituali lungo il Gange, i vicoli in cui ci si perde continuamente, il contrasto continuo tra vita e morte, il caos che, giorno dopo giorno, smette quasi di sembrarti tale.

Varanasi è probabilmente la città che mi ha messo più alla prova durante tutto il viaggio in India. Mi ha confusa, spiazzata, incuriosita e, a tratti, persino sopraffatta. Ma è anche una di quelle destinazioni a cui, una volta ripartita, ho continuato a ripensare più di altre. E forse è proprio questo il segno di un luogo che, in un modo o nell’altro, è riuscito a lasciarti qualcosa.

Se stai organizzando un viaggio nel Paese, ti consiglio di leggere anche la guida su cosa vedere in India del Nord, dove trovi una panoramica delle destinazioni che secondo me meritano davvero una tappa. Se invece vuoi seguire il nostro percorso giorno per giorno, trovi Varanasi all’interno dell’itinerario di 14 giorni in India del Nord. Prima di partire, infine, dai un’occhiata anche all’articolo Cosa sapere prima di partire per l’India del Nord: raccoglie consigli pratici, errori da evitare e tutto quello che avrei voluto sapere prima di atterrare a Delhi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *