Giardino dei Tarocchi di Capalbio di Niki de Saint Phalle

Giardino dei Tarocchi di Capalbio: tra arte, tarocchi e il mondo visionario di Niki de Saint Phalle

A inizio aprile di quest’anno ho trascorso qualche giorno nel sud della Toscana con Vodka, il mio cane, per andare a trovare Lorenzo nella sua città d’origine, Donoratico, vicino a Castagneto Carducci. Per quanto io ami follemente questa zona e ritenga praticamente ogni suo angolo meraviglioso, abbiamo approfittato del fatto di avere qualche giorno in più per allontanarci un po’ e organizzare una gita in un posto dove volevo andare da tantissimo tempo: il Giardino dei Tarocchi di Capalbio.

Era da anni che lo guardavo in foto e pensavo che dovesse essere completamente nelle mie corde, anche perché mi ricordava tantissimo Park Güell di Barcellona, una delle mie attrazioni preferite della città, con sculture gigantesche, mosaici e colori ovunque. Dovevo andarci.

Quindi siamo partiti tutti e tre in macchina da Donoratico e abbiamo approfittato della giornata per fare una prima tappa a Grosseto, dove, nonostante tutte le volte che sono stata in Toscana, non ero ancora mai stata. Abbiamo fatto un giro per il centro, pranzato lì e poi siamo ripartiti verso il Giardino dei Tarocchi, che abbiamo visitato nel pomeriggio.

E fortunatamente mi è piaciuto da morire esattamente come mi aspettavo. Anzi, mi è piaciuto così tanto che voglio assolutamente tornarci un’altra volta, possibilmente cercando di beccare una giornata con un po’ meno gente, perché l’unica cosa che mi ha impedito di godermelo fino in fondo è stata proprio la folla.

In questo articolo ti racconto quindi tutto quello che devi sapere sul Giardino dei Tarocchi di Capalbio: cosa trovi all’interno, quando andare, quanto tempo dedicargli, come organizzare la visita, cos’altro vedere nei dintorni e tutti i consigli che possono esserti utili per godertelo al meglio. Una carta alla volta.

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Il Giardino dei Tarocchi: un po’ di contesto

Prima di raccontarti cosa c’è da vedere, secondo me vale la pena capire che cos’è davvero il Giardino dei Tarocchi, perché la sua storia è quasi interessante quanto il posto stesso.

Il Giardino si trova a Garavicchio, una frazione di Capalbio, nel cuore della Maremma toscana e a pochi chilometri dal confine con il Lazio, ed è un’enorme opera d’arte a cielo aperto alla quale l’artista Niki de Saint Phalle ha dedicato più di vent’anni della sua vita.

All’interno si trovano 22 Arcani Maggiori rappresentati attraverso le opere del Giardino, dal Mago all’Imperatrice, dalla Papessa alla Torre, dalla Ruota della Fortuna al Giudizio. Un mazzo di tarocchi completo è in realtà composto da 78 carte: 22 Arcani Maggiori e 56 Arcani Minori. Niki de Saint Phalle scelse di dedicare il suo Giardino soltanto ai primi, le carte più fortemente simboliche del mazzo, legate ai grandi archetipi e ai passaggi fondamentali dell’esistenza.

Alcune raggiungono dimensioni impressionanti e sono completamente ricoperte di ceramiche colorate, vetri, specchi e mosaici che riflettono la luce da ogni parte. Se ti è venuto in mente Park Güell di Barcellona, non è un caso: tra i due posti esiste un legame molto più diretto di quanto possa sembrare.

Il Giardino non segue nemmeno il classico percorso da museo in cui passi ordinatamente dall’opera numero uno alla numero due. Si cammina tra sentieri e vegetazione mediterranea, ci si infila dentro alcune delle sculture, se ne scoprono altre quasi all’improvviso tra gli alberi. All’ingresso ti viene infatti data una mappa (la stessa che trovi di seguito), che però non è così immediata, rendendo la visita ancora più magica, quasi come una caccia al tesoro.

La personalità geniale che c’è dietro a tutto questo è Niki de Saint Phalle, artista franco-americana nata nel 1930. Probabilmente le sue opere più famose sono le Nanas, enormi figure femminili dalle forme esageratamente tonde, ricoperte di colori accesissimi e diventate nel tempo una specie di suo marchio di fabbrica.

L’idea di creare un giardino monumentale comincia a girarle in testa già negli anni ’50, ma uno dei momenti decisivi arriva nel 1955, quando visita Park Güell di Antoni Gaudí a Barcellona. Ne rimane completamente folgorata: l’idea di un luogo in cui arte, architettura e natura diventano praticamente una cosa sola le fa venire voglia di creare un giardino tutto suo. Negli anni successivi arriva anche un’altra fonte d’ispirazione importantissima, il Parco dei Mostri di Bomarzo, mentre la scelta del tema nasce dal suo interesse per l’esoterismo e per i tarocchi.

Il posto giusto arriva anni dopo grazie a Marella Caracciolo Agnelli, alla quale Niki racconta il suo progetto: saranno poi i fratelli di Marella, Carlo e Nicola Caracciolo, a metterle a disposizione un terreno a Garavicchio. Nel 1978 iniziano ufficialmente i lavori e il progetto comincia lentamente a prendere forma.

E quando dico lentamente intendo molto lentamente: il Giardino richiederà circa vent’anni di lavoro e una quantità enorme di soldi. Niki decide di mantenere il più possibile la propria indipendenza e finanzia gran parte del progetto personalmente, vendendo opere e sviluppando anche prodotti commerciali. Nel 1982 crea un profumo che porta il suo nome, il cui ricavato contribuisce proprio a finanziare il Giardino.

Per un periodo Niki vive letteralmente dentro una delle sue opere. L’Imperatrice, una gigantesca sfinge rivestita di mosaici e specchi, viene trasformata nella sua casa durante gli anni del cantiere: all’interno ci sono una camera da letto, una cucina e un bagno. Dormiva, mangiava e lavorava dentro il Giardino mentre intorno a lei continuavano a crescere queste enormi creature colorate. Quando visiterai l’interno dell’Imperatrice questa cosa diventa ancora più evidente, perché non sembra affatto una scultura pensata soltanto per essere guardata: è davvero uno spazio abitabile.

Alla realizzazione partecipano nel corso degli anni numerosi collaboratori e artisti, tra cui Jean Tinguely, marito di Niki e artista a sua volta, che si occupa in particolare di alcune delle strutture metalliche e delle parti meccaniche delle opere. Il risultato, quindi, porta fortissimamente la firma di Niki, ma dietro quelle 22 sculture c’è stato in realtà un cantiere gigantesco durato due decenni.

Il Giardino dei Tarocchi apre ufficialmente al pubblico nel 1998, vent’anni dopo l’inizio dei lavori. Niki de Saint Phalle muore pochi anni più tardi, nel 2002, in California, a causa di una malattia respiratoria che lei stessa collegava anche all’esposizione prolungata ai materiali tossici utilizzati durante la sua carriera artistica, in particolare nella lavorazione del poliestere.

Ed è forse questa la cosa che mi ha fatto vedere il Giardino con occhi diversi una volta conosciuta la sua storia: quello che dall’esterno sembra semplicemente un posto folle, allegro e pieno di colori è in realtà il progetto di una vita, costruito per più di vent’anni da un’artista che ci ha investito soldi, energie e una parte enorme della propria esistenza.

Interno dell'Imperatore al Giardino dei Tarocchi di Capalbio, tra mosaici e specchi
Mosaici e specchi all'interno dell'Imperatore al Giardino dei Tarocchi di Capalbio

Guida alla visita al Giardino dei Tarocchi

Prima di partire, un po’ di informazioni pratiche per visitare il Giardino dei Tarocchi, perché tra periodo di apertura, biglietti, orari e modalità di accesso ci sono alcune cose che è decisamente meglio sapere prima di arrivare davanti al cancello.

  • Dove si trova: il Giardino dei Tarocchi si trova in Località Garavicchio 1, 58011 Capalbio (GR), nel cuore della Maremma toscana e a pochissimi chilometri dal confine con il Lazio.
  • Periodo e orari di apertura del Giardino dei Tarocchi: il Giardino non è aperto tutto l’anno, ma generalmente è visitabile dal 1° aprile al 15 ottobre, tutti i giorni dalle 14:30 alle 19:30; per chi arriva senza biglietto l’ultimo ingresso è alle 18:15. Prima di partire ti consiglio comunque di controllare sempre gli orari aggiornati sul sito ufficiale, perché possono cambiare di anno in anno.
  • Biglietti Giardino dei Tarocchi: il biglietto intero costa 15 €, mentre sono previste riduzioni e gratuità per alcune categorie. Il mio consiglio è di comprarlo online in anticipo a questo link, soprattutto nei weekend, durante i ponti e in alta stagione: il numero di ingressi è limitato e acquistarlo online è il modo migliore per evitare di arrivare fin qui e scoprire che non c’è più posto.
  • Quanto tempo serve per visitare il Giardino dei Tarocchi: calcola tra un’ora e mezza e due ore per visitarlo con calma, qualcosa in più se sei un fotografo compulsivo. E in un posto del genere rischi seriamente di diventarlo.
  • Quando andare al Giardino dei Tarocchi: come già accennato, è visitabile dal 1° aprile al 15 ottobre, tutti i giorni nel pomeriggio. Il mio consiglio è di andarci possibilmente negli infrasettimanali, dato che la folla del weekend rovina abbastanza la magia del posto.
  • Come arrivare in auto: il modo di gran lunga più semplice per raggiungere il Giardino è in macchina. Dalla via Aurelia bisogna uscire in direzione Pescia Fiorentina e poi seguire le indicazioni per il Giardino dei Tarocchi. All’ingresso trovi un parcheggio gratuito.
  • Come arrivare senza auto: è decisamente più scomodo. Puoi arrivare in treno nella zona di Capalbio e proseguire con autobus o taxi, ma i collegamenti non sono particolarmente frequenti e richiedono un minimo di organizzazione. Se stai facendo un viaggio in Maremma, secondo me avere una macchina rende tutto infinitamente più semplice.
  • Accessibilità: questo purtroppo è uno dei grandi punti deboli del Giardino. Il percorso non è tutto pianeggiante, ci sono salite, gradini, passaggi stretti e alcune delle sculture possono essere esplorate anche all’interno attraverso scalette e spazi piuttosto angusti. Di conseguenza, per chi ha una mobilità ridotta o utilizza una sedia a rotelle, non tutto il Giardino è visitabile in autonomia. Lo segnalo anche perché recentemente ho visto sui social l’esperienza di una ragazza che raccontava che sul sito e via mail non era stato chiaramente segnalato quanto alcuni punti fossero complicati o impossibili da raggiungere per una persona con mobilità ridotta, rendendo l’esperienza decisamente frustrante.
  • Passeggini: stesso discorso, anche se ovviamente per motivi molto diversi. Il giorno della nostra visita ne ho visti una MAREA, molti dei quali lasciati all’ingresso perché portarli lungo il percorso diventa parecchio complicato. Probabilmente qualcuno non aveva ben presente che il Giardino dei Tarocchi è un’opera d’arte costruita su una collina e non Gardaland. Se vieni con bambini molto piccoli, secondo me è molto più pratico organizzarti con un marsupio o un altro sistema che non richieda di trascinarti dietro un passeggino tra gradini, salite e passaggi stretti.
  • I cani possono entrare: e arriviamo all’informazione che personalmente ho apprezzato moltissimo: il Giardino dei Tarocchi è accessibile anche ai cani. Io ho portato Vodka con noi e, essendo piccola, per buona parte della visita l’ho tenuta nel suo zainetto. Se vuoi portare anche il tuo cane puoi quindi farlo, ma valuta bene: quando sono andata io c’era veramente tantissima gente e per un cane stare in mezzo a persone, bambini e spazi affollati potrebbe diventare un’esperienza parecchio stressante.
  • Guardare e non toccare: purtroppo durante la mia visita ho visto tante persone toccare le opere/ appoggiarvisi e ROMPERNE COSÌ DEI PEZZI. Il personale è sempre stato molto gentile e comprensivo, ma io non mi capacito di come un visitatore non arrivi da solo al fatto che in nessuna circostanza ha senso appoggiarsi a sculture di questo tipo.
  • Metti scarpe comode. Il Giardino è costruito su un terreno in pendenza, ci sono salite, scalette e passaggi interni alle opere.
  • Entra nelle sculture in cui è possibile farlo. Imperatrice, Imperatore e Temperanza cambiano completamente quando le vedi dall’interno: limitarsi alla foto esterna significa perdersi una parte enorme dell’opera.
  • Guarda anche per terra e dietro le sculture. Panchine, scritte, simboli, piccoli animali e decorazioni sono sparsi praticamente ovunque e alcuni dei dettagli più divertenti non fanno parte dei 22 Arcani.
  • Caffetteria e bookshop: all’interno trovi anche una piccola caffetteria dove fermarti per bere o mangiare qualcosa e un bookshop con libri, stampe, cartoline e oggetti dedicati a Niki de Saint Phalle e al Giardino.
  • Il consiglio principale che posso darti, comunque, è non avere fretta. Io sono uscita dal Giardino felicissima di esserci finalmente stata, ma anche con la sensazione di volerci tornare una seconda volta, possibilmente in una giornata molto meno affollata, per potermi fermare davanti alle sculture senza avere costantemente qualcuno dentro l’inquadratura.
Simbolo dello yin e yang in mosaico al Giardino dei Tarocchi di Capalbio
Dettaglio di una fontana al Giardino dei Tarocchi di Capalbio

Giardino dei tarocchi: mappa interattiva

Il sito ufficiale del Giardino mette a disposizione una mappa interattiva del percorso, con la posizione delle diverse sculture e la possibilità di cliccare su ciascuna per scoprire qualcosa in più. Può essere utile sia per farti un’idea di quello che troverai prima della visita, sia per orientarti una volta dentro e assicurarti di non esserti perso niente.

👉 Consulta qui la mappa interattiva del Giardino dei Tarocchi

Ora però veniamo alla parte più bella: le carte, una per una.

Cosa vedere nel Giardino dei Tarocchi di Capalbio: le carte spiegate una per una

X – La ruota della fortuna

La Ruota della Fortuna è una delle carte che rischi più facilmente di non riconoscere come opera a sé, soprattutto se stai visitando il Giardino senza seguire passo passo la mappa. È relativamente piccola rispetto a molte delle sculture monumentali che incontrerai dopo e si trova nello stesso complesso del Mago e della Papessa, quindi a una prima occhiata è facilissimo pensare che faccia semplicemente parte della stessa composizione.

Appena superato l’ingresso ti trovi infatti davanti a questo disco dorato ricoperto di mosaici e frammenti di specchio che catturano la luce e la rimandano indietro da mille angolazioni diverse. La Ruota della Fortuna è una delle opere che Niki de Saint Phalle realizzò insieme a Jean Tinguely, suo marito e artista svizzero famoso proprio per le sue sculture cinetiche: non è quindi soltanto una ruota che sembra in movimento, ma una vera macchina-scultura pensata per muoversi.

Niki la descriveva in maniera molto semplice: la Ruota della Fortuna è un antico simbolo della vita e ci ricorda che ciò che sale, inevitabilmente, prima o poi dovrà scendere. È uno di quei significati che arrivano immediatamente anche se dei tarocchi non sai assolutamente niente: fortuna e sfortuna, successo e fallimento, momenti in cui sei in cima e altri in cui ti ritrovi improvvisamente dalla parte opposta.

Intorno alla ruota compaiono figure e simboli che richiamano proprio questo continuo ciclo di ascesa e caduta e, conoscendo la storia personale di Niki, è difficile non pensare anche alla sua vita, fatta di momenti di enorme successo ma anche di crisi e continue ripartenze.

E ovviamente qui niente linee pulite e niente minimalismo: oro, specchi, ceramiche, figure e riflessi si accumulano praticamente ovunque. Fermati un paio di minuti in più e guardala da angolazioni diverse, perché basta spostarsi di qualche passo perché la luce cambi completamente il modo in cui la vedi.

La Ruota della Fortuna al Giardino dei Tarocchi di Capalbio
Meccanismo della Ruota della Fortuna al Giardino dei Tarocchi di Capalbio

I – Il Mago

Il Mago al Giardino dei Tarocchi di Capalbio

Il Mago apre ufficialmente il percorso degli Arcani Maggiori e condivide la stessa grande struttura con la Papessa, mentre davanti si trova la piccola Ruota della Fortuna.

Il Mago è la figura che svetta più in alto, riconoscibile soprattutto per il suo enorme volto sorridente completamente ricoperto di frammenti di specchio. Dietro compare poi una grande mano, che non è semplicemente un elemento decorativo: richiama proprio le capacità e le abilità del Mago.

Per Niki il Mago era una sorta di grande giocoliere, legato all’intelligenza attiva, alla luce, all’energia, alla creazione e al gioco. Rappresenta quindi la capacità di usare ciò che abbiamo a disposizione per creare qualcosa.

Ed è difficile, a questo punto, non pensare alla stessa Niki de Saint Phalle: da un’idea che aveva cominciato a prendere forma nella sua testa dopo aver visto Park Güell a Barcellona è arrivata, più di vent’anni di lavoro dopo, a costruire fisicamente questo mondo assurdo in mezzo alla Maremma.

II – La Papessa

La Papessa al Giardino dei Tarocchi di Capalbio

La Papessa condivide la stessa grande struttura del Mago ed è la più immediatamente visibile delle tre carte che compongono questo primo gruppo di Arcani: è la gigantesca testa azzurra con la bocca spalancata che domina la fontana, mentre il Mago si trova sopra di lei e la piccola Ruota della Fortuna è davanti. Dalla sua bocca l’acqua scende lungo una grande scalinata blu fino alla vasca circolare sottostante.

La forma della Papessa è ispirata all’Orco del Sacro Bosco di Bomarzo, uno dei luoghi che influenzarono Niki nella progettazione del Giardino. Per lei la Papessa rappresentava il potere femminile dell’intuizione, quella capacità di comprendere la realtà che non passa necessariamente attraverso la logica e il ragionamento. Secondo Niki, cercare di spiegare qualsiasi cosa soltanto razionalmente significa inevitabilmente rimanere in superficie: immaginazione, inconscio e intuizione permettono invece di andare più a fondo.

Mago e Papessa diventano quindi anche due modi diversi di arrivare alla conoscenza: da una parte l’intelligenza attiva e creativa del Mago, dall’altra l’intuizione della Papessa. E in mezzo, letteralmente, continua a girare la Ruota della Fortuna.

XI – La Forza

La Forza al Giardino dei Tarocchi di Capalbio

La Forza rappresenta una figura femminile che domina un enorme drago. Anche qui è difficile non pensare al Sacro Bosco di Bomarzo, che aveva profondamente colpito Niki de Saint Phalle e che torna più volte, più o meno esplicitamente, tra le ispirazioni del Giardino.

Niki descriveva la scena come un drago feroce tenuto sotto controllo da una ragazza attraverso una sorta di guinzaglio invisibile. Ed è proprio questo il punto della carta: nei tarocchi la Forza non rappresenta tanto la potenza fisica quanto la capacità di controllare gli istinti, affrontare le proprie paure e dominare ciò che potrebbe sopraffarci senza necessariamente ricorrere alla violenza. La donna non combatte il drago e non cerca di distruggerlo: semplicemente, riesce a tenerlo sotto controllo.

È una delle carte in cui il significato dell’Arcano e il linguaggio artistico di Niki si incastrano in maniera più immediata: una creatura enorme e feroce e una figura femminile che non ha esattamente bisogno di essere salvata da nessuno.

III – L’Imperatrice

Se il Giardino dei Tarocchi ha un’icona assoluta, è lei: l’Imperatrice, una gigantesca sfinge dalle forme femminili completamente ricoperta di frammenti di specchio che riflettono il cielo, la vegetazione e praticamente qualsiasi cosa le passi davanti. Le sue forme enormi e sinuose ricordano immediatamente le Nanas, le figure femminili che hanno reso Niki de Saint Phalle famosa in tutto il mondo.

Ma l’Imperatrice non è soltanto una scultura: per un periodo è stata letteralmente la casa di Niki durante la costruzione del Giardino.

Si entra attraverso il cuore della sfinge e ci si ritrova nel grande ambiente centrale, completamente ricoperto di specchi, dove si trova anche la cucina che Niki utilizzava realmente durante il periodo trascorso nell’Imperatrice. Da qui, salendo le scale, si raggiungono la camera da letto e il bagno, anch’essi ricavati seguendo le forme del corpo della sfinge.

L’Imperatrice era inoltre una specie di quartier generale del cantiere. Niki raccontava che veniva utilizzata anche come punto di ritrovo per le persone che stavano lavorando al Giardino e che era proprio lì dentro che si incontravano, chiacchieravano e bevevano il caffè.

Dal 1996, inoltre, l’Imperatrice ospita al suo interno anche alcune opere più piccole legate agli Arcani, tra cui il Carro e il Giudizio, quindi la visita alle carte continua anche qui dentro.

Per Niki l’Imperatrice era la grande dea, contemporaneamente madre, femminilità, emozione, magia e civiltà. Non è quindi casuale che abbia scelto proprio una sfinge dalle gigantesche forme femminili e, soprattutto, che abbia deciso di viverci dentro: la descriveva come una sorta di madre protettiva che l’aveva ospitata durante gli anni più intensi della costruzione del Giardino.

Qui non stai soltanto entrando dentro una delle opere più famose di Niki de Saint Phalle. Stai entrando dentro la sua vita.

L'Imperatrice al Giardino dei Tarocchi di Capalbio
Dettaglio del volto dell'Imperatrice al Giardino dei Tarocchi di Capalbio
Camera da letto di Niki de Saint Phalle dentro al Giardino dei Tarocchi di Capalbio
Bagno di Niki de Saint Phalle dentro al Giardino dei Tarocchi in Toscana
Finestra dell'imperatrice dentro al Giardino dei Tarocchi di Capalbio
Cucina di Niki de Saint Phalle dentro al Giardino dei Tarocchi di Capalbio

VII – Il Carro

Il carro al Giardino dei Tarocchi di Capalbio

Il Carro è uno degli Arcani che trovi all’interno dell’Imperatrice e, dopo essere entrato nella gigantesca sfinge ed esserti ritrovato in mezzo agli specchi della casa di Niki, rischia quasi di passare in secondo piano. È infatti una scultura decisamente più piccola rispetto alle opere monumentali all’esterno.

La scena mostra un auriga sul proprio carro, accompagnato dalle figure che rappresentano le forze che deve riuscire a controllare per poter avanzare. Nei tarocchi infatti il Carro è legato alla determinazione, alla conquista e alla capacità di prendere in mano una situazione e darle una direzione, anche quando le forze in gioco tenderebbero a portarti da parti opposte.

Niki lo considerava infatti una carta di vittoria, ma non nel senso di una fortuna arrivata per caso: una vittoria ottenuta attraverso volontà, disciplina e capacità di non perdere la direzione.

È curioso che un Arcano che parla così tanto di movimento e avanzamento sia finito proprio qui, nascosto dentro una delle strutture più gigantesche e immobili di tutto il Giardino. Anche per questo, mentre esplori l’Imperatrice, ricordati di cercarlo: è molto più facile lasciarsi distrarre dalla casa di Niki e dagli specchi che accorgersi immediatamente di avere davanti un altro dei 22 Arcani.

XX – Il Giudizio

Il Giudizio nel Giardino dei Tarocchi di Capalbio

Anche il Giudizio si trova all’interno dell’Imperatrice ed è talmente integrato tra gli specchi che ricoprono le pareti da rischiare quasi di confondersi con tutto quello che gli sta intorno. È una composizione piuttosto piccola: in basso ci sono tre figure che emergono da una tomba, mentre sopra di loro compare un grande angelo da cui partono una serie di raggi diretti verso il gruppo.

Le tre persone sono un bambino, una persona adulta e un anziano, tre diverse età dell’essere umano che rappresentano altrettanti aspetti della nostra vita. Il Giudizio non parla quindi soltanto della resa dei conti finale o del Giudizio Universale in senso religioso, ma anche della necessità di riunire tutte le versioni di noi stessi che siamo stati nel corso del tempo.

Per Niki l’angelo non invita a puntare il dito contro qualcuno ma, al contrario, a smettere di giudicare gli altri, elevarsi e sentirsi parte di qualcosa di più grande. La morte compare comunque in maniera molto esplicita attraverso la tomba, ma non è presentata soltanto come una fine: diventa il punto davanti al quale le diverse età e identità dell’essere umano finiscono per ricongiungersi.

È una carta minuscola rispetto all’enorme corpo dell’Imperatrice che la contiene, ma ha una delle scene più narrative del Giardino.

XIV – La Temperanza

La Temperanza, carta da vedere nel Giardino dei Tarocchi di Capalbio

La Temperanza è una delle carte con cui Niki de Saint Phalle ebbe più difficoltà a fare i conti: l’idea di moderazione le risultava quasi estranea al suo carattere passionale. Solo in seguito arrivò a vederla in maniera completamente diversa, convincendosi che la Temperanza fosse quella che permette di trovare un equilibrio senza lasciarsi trascinare continuamente da un estremo all’altro.

Nel Giardino la carta prende la forma di un angelo che sembra quasi danzare sopra una piccola cappella a forma di igloo. Puoi entrare al suo interno e ritrovarti in uno spazio piccolissimo, completamente rivestito di specchi e formelle di ceramica a forma di fiore, con un piccolo altare dedicato a una Madonna nera.

La cappella è diventata anche un luogo dedicato alle persone care che Niki aveva perso, e sull’altare si trovano le fotografie di Jean Tinguely e Ricardo Menon, suo grande amico e assistente. Dopo la morte di entrambi, avvenuta a poca distanza l’una dall’altra, questo piccolo spazio ricoperto di specchi ha assunto quindi un significato molto più personale rispetto alla semplice rappresentazione di un Arcano.

XVIII – La Luna

La Luna è la carta dell’inconscio, dei sogni e di tutto quello che esiste in quella zona un po’ nebulosa della nostra mente che non riusciamo a controllare completamente con la ragione. Nel Giardino Niki la rappresenta come grande falce di luna argentata, al cui interno compare un sottile profilo azzurro con un unico occhio e labbra rosse. La luna è sorretta da una struttura rossa dalle forme morbide e organiche, mentre alla base compaiono due figure animali contrapposte.

Per Niki la Luna era soprattutto il regno dell’immaginazione, ma non necessariamente un posto rassicurante. È il mondo dei sogni e della creatività, ma anche delle paure, delle illusioni e delle emozioni che possono prendere il sopravvento quando la parte razionale smette di avere tutto sotto controllo. Ed è proprio questa ambivalenza a renderla interessante: la stessa immaginazione che permette di creare qualcosa di straordinario può anche trascinarci in territori molto meno piacevoli.

Niki collegava questa carta anche alla propria esperienza personale e alle crisi psicologiche attraversate da giovane, quando l’arte era diventata per lei uno strumento fondamentale per riuscire a rimettere insieme quello che aveva dentro. La Luna assume quindi un significato particolarmente personale: non soltanto il mistero dell’inconscio in senso astratto, ma quel mondo interiore dal quale possono arrivare contemporaneamente paure e creatività.

La Luna nel Giardino dei Tarocchi di Capalbio
Volto della carta della Luna nel Parco dei Tarocchi in Toscana a Capalbio

IV – L’Imperatore

L’Imperatore è molto più di una singola statua: è una delle vere e proprie architetture del Giardino, tanto che puoi entrarci dentro e camminare tra le sue diverse parti. Al centro trovi una piccola piazza circondata da un loggiato completamente ricoperto di decorazioni, mentre una breve scalinata permette di salire e percorrere dall’alto parte della struttura. È probabilmente anche uno dei punti in cui il richiamo a Gaudí e Park Güell diventa più evidente.

E qui c’è veramente da perdere gli occhi, perché Niki ha utilizzato praticamente di tutto: vetri di Murano, specchi, ceramiche e mosaici, mescolando teschi, spirali, simboli e decorazioni completamente diverse tra loro. Al centro della piazzetta c’è anche una fontana con quattro Nanas che spruzzano acqua dai seni, mentre sopra tutta la struttura svetta un enorme elemento rosso rivolto verso il cielo.

Quell’enorme forma rossa è perché per Niki l’Imperatore rappresentava il potere maschile in tutte le sue contraddizioni, sia positive sia negative: organizzazione e protezione da una parte, aggressività e desiderio di controllo dall’altra. È l’uomo che ha prodotto scienza e medicina, ma anche armi e guerre; può essere il patriarca che protegge, ma anche quello che vuole conquistare e dominare. E il grande elemento rosso che si innalza dalla struttura è un riferimento decisamente poco sottile alla virilità maschile.

Qui il tarocco è diventato praticamente un piccolo mondo a sé, pieno di passaggi, figure e dettagli da scoprire.

Uno degli ingressi nell'Imperatore del Giardino dei Tarocchi a Capalbio
Fontana e struttura Imperatore carta del giardino dei tarocchi di Capalbio
Dettagli del colonnato dell'imperatore nei giardino dei tarocchi di Capalbio
Livello superiore dell'Imperatore tra le statue da vedere a Capalbio Giardino dei Tarocchi
Dettagli di specchi e tessere colorate nell'Imperatore giardino dei tarocchi maremma
dettagli delle colonne dell'Imperatore Giardino dei Tarocchi da vedere in toscana
Panorama dall'Imperatore Giardino dei Tarocchi
Al Giardino dei Tarocchi di Capalbio si possono portare i cani

XVI – La Torre

La Torre, che Niki chiamava anche Torre di Babele, è una delle grandi strutture del Giardino e rappresenta forse l’Arcano più legato alla distruzione. La sua superficie è ricoperta di frammenti di specchi, e in cima un’enorme scultura metallica realizzata da Jean Tinguely colpisce la Torre come un fulmine, spezzandone simbolicamente la parte superiore.

Ed è proprio il fulmine la chiave per capire la carta. Nei tarocchi la Torre rappresenta il crollo improvviso di qualcosa che credevamo stabile, una crisi che arriva senza chiedere il permesso e manda all’aria certezze, strutture e convinzioni costruite nel tempo. Ma per Niki la distruzione non era necessariamente soltanto negativa: ciò che crolla può anche lasciare finalmente spazio a qualcosa di nuovo.

Il riferimento alla Torre di Babele aggiunge poi un altro livello alla scultura. Niki la collegava infatti anche all’idea di costruzioni e ambizioni umane che diventano troppo grandi e finiscono per crollare sotto il proprio peso: non tutto quello che costruiamo è destinato a durare semplicemente perché ci sembra enorme e solidissimo.

La Torre di Babele, tra le carte da vedere nel Giardino dei Tarocchi di Capalbio

VI – Gli Innamorati

Gli innamorati nel Giardino dei Tarocchi di Capalbio

Gli Innamorati potrebbero far pensare immediatamente all’amore romantico, ma qui al centro c’è soprattutto la scelta, quel momento in cui ci si trova davanti a due possibilità e bisogna decidere quale strada prendere.

Niki de Saint Phalle li rappresenta attraverso Adamo ed Eva, riportando quindi la carta a una delle scelte più famose della storia: mangiare o non mangiare il frutto proibito dell’Albero della Conoscenza. Una decisione che significa rinunciare all’innocenza e alla sicurezza dell’Eden pur di conoscere ciò che fino a quel momento era rimasto proibito.

L’amore rimane ovviamente parte dell’Arcano, ma qui passa quasi in secondo piano rispetto al libero arbitrio: gli Innamorati parlano di desiderio, tentazione e soprattutto della libertà, nel bene e nel male, di scegliere da soli la propria strada.

VIII – La Giustizia

La Giustizia nel Giardino dei Tarocchi di Capalbio

La Giustizia è una gigantesca figura femminile che Niki de Saint Phalle ha costruito quasi interamente sul contrasto tra bianco e nero. Ha un corpo enorme, grandi seni e una forma massiccia, ma la parte più interessante della scultura è in realtà quella che non si vede subito.

Al centro del corpo si apre infatti una specie di nicchia chiusa da un cancello, e dietro le sbarre si nasconde L’Ingiustizia, una scultura realizzata da Jean Tinguely. Niki mette quindi letteralmente l’ingiustizia dentro la Giustizia, trasformando due concetti opposti in un’unica opera.

La stessa artista si chiedeva continuamente che cosa fosse davvero giusto e che cosa fosse ingiusto, chi avesse il diritto di stabilirlo e secondo quali regole. La figura esterna sembra enorme e solidissima, ma dentro custodisce il suo contrario, quasi a ricordare che tracciare un confine netto tra le due cose è molto più complicato di quanto vorremmo.

Anche la scelta del bianco e nero diventa quindi particolarmente azzeccata: due opposti nettissimi che convivono nello stesso corpo, esattamente come Giustizia e Ingiustizia convivono nella stessa scultura.

XVII – La Stella

La Stella nel Giardino dei Tarocchi di Capalbio

La Stella ha le forme tonde e gigantesche tipiche delle Nanas di Niki de Saint Phalle: una grande figura femminile sorridente, ricoperta di specchi e stelle colorate, che se ne sta immersa nell’acqua con due brocche tra le mani. Da entrambe sgorgano degli zampilli che finiscono nella vasca, ed è proprio l’acqua l’elemento fondamentale per capire il significato di questa carta.

Per Niki, infatti, quella che esce dalle brocche è l’acqua del rinnovamento. Nei tarocchi la Stella arriva dopo la distruzione della Torre ed è legata alla speranza, alla rinascita e alla possibilità di ricominciare: passato il momento di crisi, qualcosa torna finalmente a scorrere.

Nella lettura di Niki c’è anche un altro concetto interessante: la Stella rappresenta una donna che ha trovato un equilibrio con se stessa e con la natura. Secondo l’artista, nella vita moderna finiamo spesso per sentirci divisi tra ruoli, aspettative e parti diverse di noi, mentre questa figura rappresenta esattamente il contrario: una persona che non è più in conflitto con se stessa, ma si sente finalmente intera. Anche per questo se ne sta immersa nell’acqua, completamente a suo agio nell’ambiente che la circonda.

IX – L’Eremita

L'Eremita nel Giardino dei Tarocchi di Capalbio

L’Eremita è una delle sculture più piccole del Giardino e anche una delle più facili da lasciarsi alle spalle senza dedicarle troppa attenzione: una figura sottile e allungata, prevalentemente blu, con un grande cuore rosso al centro del petto.

Quel cuore racconta buona parte del significato della carta. Nei tarocchi l’Eremita è legato alla ricerca interiore, alla saggezza e alla necessità di fermarsi e trovare da soli la propria strada. Niki lo immagina come un viandante che ha già accumulato molta esperienza e continua a cercare qualcosa che non è materiale, ma spirituale: la conoscenza che gli interessa non arriva soltanto dalla ragione, ma soprattutto da quello che si impara vivendo e ascoltando le proprie emozioni.

Accanto alla figura compare anche un serpente che si avvolge intorno al bastone: un altro elemento legato alla trasformazione e alla conoscenza che accompagna questo strano viaggiatore nel suo percorso.

Anche la tecnica con cui è stato realizzato lo distingue dalle enormi sculture architettoniche incontrate nella prima parte del percorso. Niki modellò l’Eremita in creta nel 1988 e la figura venne poi riprodotta in poliestere dalla famiglia Haligon, come diverse altre opere più piccole del Giardino realizzate a Parigi.

XII – L’Appeso

L’Appeso, chiamato anche Impiccato, si trova nascosto all’interno dell’Albero della Vita, un enorme tronco da cui spuntano, al posto dei rami, tante teste di serpente decorate una diversa dall’altra. Affacciandoti nell’apertura ricavata nel tronco scopri, dentro una nicchia rivestita di specchi, la sottile figura di un uomo sospeso a testa in giù per un piede.

Niki descriveva l’Appeso come una figura misteriosa e ambigua, capace di guardare il mondo sottosopra e quindi da un punto di vista completamente nuovo. Per lei questo Arcano era legato anche alla compassione: sospendere per un momento il proprio modo abituale di vedere le cose può significare riuscire a comprenderle da un’altra prospettiva.

Gli specchi che circondano la figura rendono ancora più evidente questo gioco di punti di vista: il corpo dell’Appeso si moltiplica nei riflessi e quasi si perde all’interno dell’Albero. È una scultura molto meno monumentale di tante altre del Giardino, ma proprio il fatto che sia nascosta e vada praticamente cercata la rende una delle più interessanti da scoprire.

L'appeso nel Giardino dei Tarocchi di Capalbio
Dettaglio dell'appeso nel Giardino dei Tarocchi di Capalbio

V – Il Papa

Il Papa è una delle figure più strane del Giardino. Per Niki questa carta non rappresentava necessariamente il Papa nel senso cattolico del termine, ma la vedeva piuttosto come la figura attraverso cui si raggiunge la saggezza spirituale, qualsiasi persona capace di aiutarci a comprendere qualcosa che da soli non riusciamo ancora a decifrare, qualcuno che possiede una conoscenza e riesce a trasmetterla agli altri.

Anche la storia della scultura è particolare, perché il Papa è una delle opere in cui si nota maggiormente la presenza di Jean Tinguely. La struttura venne iniziata da Dok van Winsen e poi completata da Tinguely utilizzando la sua tecnica filiforme, detta “skinny”: invece di creare un corpo pieno e massiccio, la figura viene costruita attraverso barre di ferro saldate che ne disegnano quasi lo scheletro, dando alla scultura quell’aspetto sottile, allungato e un po’ inquietante che la distingue da molte delle altre opere del Giardino. E soprattutto, secondo quanto raccontava Niki, il Papa era la scultura preferita di Jean in tutto il Giardino dei Tarocchi.

Vale la pena guardarla anche di profilo, perché è proprio lateralmente che si capisce meglio quanto sia sottile e strana la struttura del volto e si distinguono bene le due figure che emergono dalla sua sommità.

Il Papa nel Giardino dei Tarocchi di Capalbio
Il papa nel Giardino dei Tarocchi di Capalbio in Toscana

XIX – Il Sole

Niki de Saint Phalle rappresenta il Sole come un enorme uccello coloratissimo con le ali completamente spiegate, appollaiato sopra il grande arco che attraversi per raggiungere la parte superiore del Giardino. Il piumaggio è un’esplosione di bianco, giallo, verde e rosso e la testa dell’uccello diventa il Sole vero e proprio, circondato dai suoi raggi.

Niki raccontava di aver immaginato il Sole come uno degli uccelli di fuoco delle leggende messicane e dei nativi americani, partendo dall’idea che nessun altro animale riesca ad avvicinarsi fisicamente al sole quanto un uccello.

Per lei il Sole era innanzitutto una forza vitale, quella che permette alle cose di crescere e che riesce a risollevare lo spirito. Non a caso nei tarocchi è una delle carte più positive del mazzo, associata alla vitalità, alla gioia, all’energia e alla chiarezza.

La posizione scelta per la scultura rende il concetto ancora più evidente: il Sole sta letteralmente sopra la tua testa mentre passi sotto l’arco e sali verso il livello superiore del Giardino.

Il Sole nel Giardino dei Tarocchi di Capalbio
Il sole e il Papa nel Giardino dei Tarocchi di Capalbio

0 – Il Matto

Il matto nel Giardino dei Tarocchi di Capalbio

Il Matto è l’unico Arcano Maggiore a non avere una posizione davvero fissa nel mazzo: generalmente viene indicato con il numero 0, ma può essere collocato sia all’inizio sia alla fine della sequenza. Ed è perfettamente coerente con il personaggio che rappresenta: un viaggiatore che continua ad andare avanti senza sapere esattamente dove arriverà, libero dalle regole e dalle convenzioni che tengono in ordine tutto il resto.

Nel Giardino è rappresentato da una figura sottile e filiforme. Il corpo sembra quasi uno scheletro disegnato nello spazio e il Matto avanza portandosi dietro il suo piccolo bagaglio, riprendendo uno degli elementi tradizionali con cui questa carta viene rappresentata.

Per Niki il Matto era soprattutto un simbolo di libertà. È qualcuno che parte per il proprio viaggio senza avere tutte le risposte, incontra difficoltà e ostacoli ma continua comunque ad andare avanti. Proprio per questo può essere contemporaneamente il primo e l’ultimo Arcano: può rappresentare l’inizio di un’avventura, quando davanti hai ancora tutto da scoprire, ma anche la fine del percorso, quando hai attraversato tutte le altre carte e sei pronto a ripartire.

XIII – La Morte

La Morte nel Giardino dei Tarocchi di Capalbio

La Morte rappresenta la conclusione di un ciclo, ma soprattutto la trasformazione che quella fine rende possibile. L’Arcano XIII non parla quindi soltanto di morte in senso letterale: qualcosa deve scomparire perché possa esserci spazio per qualcosa di nuovo. Niki la interpretava proprio in questa chiave, vedendo nella consapevolezza della morte anche un modo per ridimensionare tutto ciò a cui, nella vita, tendiamo a dare un’importanza eccessiva.

Nel Giardino questa idea prende una forma tutt’altro che cupa. La Morte ha un volto scheletrico e un grande corpo femminile dorato e cavalca un cavallo blu ricoperto di mosaici. Tutto intorno esplodono colori fortissimi e dalla base verde emergono braccia, gambe e altre figure: più che una scena funebre sembra quasi un’esplosione di vita.

XV – Il Diavolo

Il Diavolo nel Giardino dei Tarocchi di Capalbio

Il Diavolo è la carta delle catene che noi stessi ci mettiamo addosso: dipendenze, paure, desideri e attaccamenti che possono diventare talmente forti da farci perdere il controllo. Ma anche la parte più istintiva e incontrollabile dell’essere umano, quella capace di trasformare qualcosa che ci attrae in qualcosa da cui non riusciamo più a liberarci.

Niki lo rappresenta come un’enorme figura femminile dalle forme molto abbondanti, con lunghe corna e due gigantesche ali che ricordano quelle di un pipistrello. Ai suoi piedi ci sono altre due piccole figure, un uomo e una donna, completamente sovrastate dalle sue dimensioni.

L’artista la collegava esplicitamente anche alle sostanze tossiche e alla conseguente perdita della libertà personale e spirituale. Il Diavolo, quindi, non è soltanto qualcosa che ci spaventa: è anche qualcosa che ci attira così tanto da rischiare di tenerci prigionieri.

Niki raccontò di aver avuto paura mentre ci lavorava: arrivò ad avere visioni in cui centinaia di diavoli circondavano l’Imperatrice-Sfinge e temeva che potessero attaccarla. Mentre la stava creando, faceva paura anche a lei.

XXI – Il Mondo

Il Mondo nel Giardino dei Tarocchi di Capalbio

Il Mondo è l’ultimo Arcano Maggiore numerato e rappresenta la conclusione del viaggio iniziato con il Matto: il momento in cui le esperienze attraversate lungo il percorso finalmente si ricompongono e si raggiunge una forma di completezza. Niki lo descriveva come lo “splendido mondo interiore”, il punto di arrivo del percorso spirituale raccontato attraverso i Tarocchi.

La scultura è anche una delle opere in cui la collaborazione tra Niki de Saint Phalle e Jean Tinguely diventa più evidente. Jean realizza infatti la grande struttura meccanica in ferro, capace di ruotare realmente, mentre sopra compare una figura femminile creata da Niki, in equilibrio sulla sfera e con le braccia spalancate.

La donna che danza sopra la sfera rappresenta proprio quella sensazione di completezza e armonia a cui allude la carta: dopo aver attraversato paure, cambiamenti, crisi, desideri, scelte e trasformazioni, il viaggio degli Arcani arriva finalmente a un punto in cui tutte queste esperienze possono convivere nello stesso insieme. E anche quando il percorso sembra concluso il Mondo continua a girare.

Il ventunesimo Arcano chiude la sequenza, ma sopra quella gigantesca macchina la figura continua a danzare mentre tutto continua a muoversi, quasi a ricordare che la fine di un ciclo è semplicemente il punto da cui ne comincia un altro.

Le altre sculture del Giardino dei Tarocchi

I 22 Arcani Maggiori sono i protagonisti assoluti del Giardino, ma Niki de Saint Phalle ha disseminato il parco anche di opere più piccole, animali, sedute e figure che non appartengono al mazzo dei tarocchi e che è facilissimo ignorare se sei troppo concentrato a fare la spunta delle 22 carte sulla mappa.

Molte di queste opere nacquero tra il 1987 e il 1993, quando Niki trascorreva nuovamente più tempo a Parigi e continuava a lavorare a sculture destinate al Giardino, comprese l’Oracolo, il Saggio, la Conversazione e il Sedile dei Serpenti.

Il Gatto di Ricardo

Il Gatto di Ricardo nel Giardino dei Tarocchi di Capalbio

Tra le opere minori, quella con la storia più personale è sicuramente il Gatto di Ricardo. Niki lo realizzò nel 1989 in memoria di Ricardo Menon, suo assistente per circa dieci anni e soprattutto uno dei suoi amici più cari, morto di AIDS proprio quell’anno. La sua scomparsa la colpì profondamente e Niki decise di lasciare nel Giardino qualcosa che continuasse a ricordarlo.

Il risultato è un piccolo gatto decorato con motivi floreali e con il nome Ricardo scritto direttamente sul corpo, molto più discreto rispetto alle gigantesche strutture che hai incontrato fino a questo momento.

E Ricardo, in realtà, compare più volte nel Giardino. Come abbiamo visto parlando della Temperanza, la sua fotografia si trova anche nella piccola cappella, accanto a quella di Jean Tinguely. Il Gatto è però il monumento che Niki pensò espressamente per lui: una presenza piccola, nascosta tra decine di opere enormi, ma con una delle storie più personali di tutto il parco.

L’Oracolo

L'Oracolo nel Giardino dei Tarocchi di Capalbio

Decisamente meno tenero è l’Oracolo, nascosto nella vegetazione e dall’aspetto parecchio inquietante: una figura alta e sottile, con un grande volto quasi inespressivo, enormi occhi e diversi serpenti che si arrampicano sul corpo. Più che un essere umano sembra quasi una creatura aliena, e personalmente lo trovo molto inquietante. L’Oracolo fa parte delle opere minori create da Niki negli anni in cui lavorava tra Parigi e il Giardino e non appartiene ai Tarocchi: è quindi una di quelle figure che puoi incontrare senza avere nessuna carta da associare.

Il Sedile dei Serpenti

Tra le opere minori documentate compare il Sedile dei Serpenti, che trasforma un elemento banalissimo come una panchina in un’altra piccola scultura da scoprire lungo il percorso. Anche questa opera risale al gruppo di lavori creati da Niki tra il 1987 e il 1993. I serpenti, del resto, tornano continuamente nel Giardino: li abbiamo già incontrati tra gli Arcani e ricompaiono anche negli elementi apparentemente secondari, fino a diventare quasi uno dei motivi ricorrenti di tutto il progetto.

Sedile dei Serpenti nel Giardino dei Tarocchi di Capalbio
Sedile dei Serpenti nel Giardino dei Tarocchi di Capalbio in Toscana

Il Profeta

Il Profeta è una delle sculture più essenziali del Giardino dei Tarocchi: una grande figura geometrica interamente rivestita di frammenti di specchio, con il corpo ridotto a una struttura squadrata e una testa allungata che emerge verso l’alto. Non ci sono colori accesi, decorazioni o mosaici figurativi: qui Niki gioca quasi esclusivamente con le superfici riflettenti, che rimandano pezzi di cielo, alberi, luce e persone e fanno cambiare continuamente aspetto alla scultura a seconda di dove la si guarda.

Il Profeta nel Giardino dei Tarocchi di Capalbio
Dentro al Profeta nel Giardino dei Tarocchi di Capalbio

Panchine, pavimenti e dettagli da cercare

E poi c’è tutto quello che non ha necessariamente un nome sulla mappa. Panchine ricoperte di ceramiche, sedute dalle forme assurde, piccoli animali, simboli, scritte e decorazioni continuano a comparire tra una scultura e l’altra. Persino i percorsi fanno parte dell’opera: nel 1989, su idea di Niki, Pierre Marie Lejeune realizzò un camminamento in cemento decorato con geroglifici, segni e simboli.

Lejeune aveva già lavorato anche alle sedute intorno alla fontana ai piedi dell’Imperatrice, proponendo di trasformare quella zona in una sorta di piccolo anfiteatro con sedili ricavati nella roccia.

Per questo, una volta trovati tutti gli Arcani, continua comunque a guardarti intorno e anche per terra. Una buona parte del divertimento sta proprio nelle cose che non stavi cercando: quelle che scopri dietro una scultura, in mezzo agli alberi o quando ti siedi.

Dove mangiare vicino al Giardino dei Tarocchi

Noi questa volta abbiamo pranzato a Grosseto, che era stata la nostra prima tappa della giornata, ma tornando verso casa lungo l’Aurelia abbiamo notato un posto che ci ha fatto immediatamente venire voglia di fermarci. Non l’abbiamo provato (quindi niente recensione personale inventata) ma dopo aver dato un’occhiata alle recensioni abbiamo già deciso che alla prossima visita al Giardino dei Tarocchi ci andremo sicuramente.

Si chiama Il Picciólo – Agriristoro a Km0 e si trova praticamente lungo l’Aurelia, a Capalbio Scalo. L’ambiente è esattamente quello che ci aveva attirato passando: tavoli di legno all’aperto, alberi, ghiaia, lucine la sera e un’atmosfera molto informale, quasi da piccola sagra di paese più che da ristorante tradizionale.

La formula è self-service e la cucina punta soprattutto su prodotti locali e piatti della tradizione toscana: primi, secondi, taglieri, contorni e dolci fatti in casa. Tra le recensioni positive vengono apprezzati soprattutto la cucina semplice, i prodotti locali, l’ambiente informale e il rapporto qualità-prezzo, soprattutto considerando la zona. C’è anche un parcheggio comodo, quindi può essere una buona soluzione se stai andando o tornando dal Giardino dei Tarocchi e vuoi mangiare senza organizzare deviazioni complicate.

Noi non l’abbiamo ancora provato, ma è già segnato per la prossima volta. E visto che uno dei motivi per cui voglio tornare al Giardino è proprio riuscire a visitarlo con più calma, direi che abbiamo già trovato anche dove fermarci a mangiare.

Giardino dei Tarocchi: dove alloggiare e cosa fare nei dintorni

Il Giardino dei Tarocchi si visita tranquillamente in un pomeriggio, quindi secondo me non ha molto senso arrivare fin qui, vedere le sculture e risalire immediatamente in macchina per tornare a casa. Sei nel pieno della Maremma meridionale, a pochi chilometri dal mare e circondato da borghi e posti che meritano tranquillamente di trasformare la visita in una gita di un’intera giornata o, ancora meglio, in un weekend.

La prima tappa da abbinare al Giardino è ovviamente Capalbio, che si trova a una manciata di chilometri. È un piccolo borgo medievale arroccato su una collina, circondato dalle mura e dominato dalla Rocca Aldobrandesca: il centro è minuscolo e non servono ore per visitarlo, quindi puoi tranquillamente passarci la mattina, fermarti a pranzo e poi raggiungere Garavicchio per l’apertura pomeridiana del Giardino. Se vuoi dormire il più vicino possibile, Capalbio è anche la base più comoda, soprattutto se hai intenzione di rimanere in zona soltanto una notte. Se vuoi dormire in zona, queste sono alcune delle strutture che sceglierei:

Il casale degli olivi: è una struttura immersa nella campagna appena fuori Capalbio, circondata da ulivi, vigneti e un giardino enorme e molto curato. Dalle foto è esattamente il tipo di posto che ci si immagina quando si pensa a un soggiorno nella Maremma toscana: casale basso, cipressi, tanto verde e parecchio spazio intorno, con in più una grande piscina all’aperto affacciata sulla campagna.

Le camere sono arredate in modo piuttosto semplice e rustico, alcune con travi a vista, pareti in pietra e accesso diretto al giardino o a un piccolo spazio esterno privato.

La posizione è comoda soprattutto se vuoi utilizzare Capalbio come base per esplorare questa parte della Maremma: sei in campagna ma puoi raggiungere facilmente Capalbio, il mare e la zona dell’Argentario. C’è inoltre parcheggio, dettaglio tutt’altro che secondario da queste parti.

Lo sceglierei soprattutto per: il giardino, la piscina e la tranquillità. È una delle opzioni che vedo meglio per chi vuole abbinare la visita al Giardino dei Tarocchi a uno o più giorni tra Capalbio, mare e Argentario, invece di cercare semplicemente un posto dove dormire una notte.

La Magentina è una soluzione completamente diversa dal Casale degli Olivi: qui sei proprio nel centro storico di Capalbio, in Piazza Magenta, circondata dalle case in pietra e a due passi dalle mura medievali. È quindi una sistemazione che sceglierei soprattutto se vuoi dormire dentro il borgo e godertelo anche la sera, quando buona parte dei visitatori giornalieri se ne è andata.

Si tratta di un piccolo appartamento indipendente recentemente ristrutturato, in cui sono stati mantenuti parecchi elementi della struttura originale (pietra a vista, volte, travi e camino) abbinandoli ad arredi più moderni e a diversi dettagli particolari. Dalle foto si vede che gli spazi non sono enormi, ma sono sfruttati molto bene: ci sono cucina attrezzata, zona giorno, camera matrimoniale, bagno e lavatrice, quindi è decisamente più completo di una semplice camera d’hotel.

Il punto forte, però, rimane la posizione. Piazza Magenta è una delle piazzette più caratteristiche del borgo e dalle mura vicine il panorama arriva sulla campagna circostante fino al mare.

Lo sceglierei soprattutto per: la posizione. Se l’idea di aprire la porta e ritrovarti direttamente tra i vicoli del centro storico ti piace più di piscina e grandi spazi all’aperto, tra le sistemazioni di Capalbio questa è sicuramente una delle più interessanti.

Calasole Glamping è probabilmente la soluzione più particolare tra quelle che ho selezionato nei dintorni di Capalbio: un piccolo glamping immerso nella campagna maremmana, pensato per chi vuole stare in mezzo alla natura ma non ha nessuna intenzione di rinunciare alle comodità di un vero alloggio.

Le sistemazioni sono tende glamping e bungalow in legno, nuovi e decisamente più simili a piccoli appartamenti che a tende da campeggio. Gli interni sono spaziosi e hanno cucina attrezzata, bagno privato con doccia, aria condizionata, zona pranzo e veranda arredata; alcune sistemazioni hanno anche una vasca idromassaggio privata all’esterno, praticamente in mezzo al verde. Dalle foto si vede inoltre parecchia attenzione agli spazi esterni, con divanetti e zone dove mangiare o semplicemente stare fuori la sera.

A disposizione degli ospiti c’è anche una grande piscina, circondata dalla campagna e con lettini e ombrelloni.

Un altro vantaggio è la posizione: sei completamente fuori dal caos ma abbastanza comodo per raggiungere Capalbio, il Giardino dei Tarocchi e il mare, e c’è anche una spiaggia raggiungibile a piedi o in bicicletta. È quindi una sistemazione che vedo particolarmente bene per fermarsi qualche giorno e alternare visite, mare e giornate in cui non fare assolutamente niente.

Lo sceglierei soprattutto per: l’esperienza in sé. Se il classico agriturismo toscano non ti interessa e vuoi qualcosa di un po’ diverso, qui hai natura, piscina e, scegliendo una delle sistemazioni che la prevedono, idromassaggio privato, senza dover sacrificare cucina, bagno e aria condizionata.

Se preferisci aggiungere un po’ di natura, poco più a sud trovi invece il Lago di Burano, una laguna costiera separata dal mare soltanto da una sottile striscia di dune e oggi protetta come Oasi WWF. È soprattutto una destinazione per chi ama passeggiare e osservare gli uccelli, quindi la vedo bene abbinata al Giardino se vuoi costruire una giornata molto tranquilla tra natura e arte, senza macinare chilometri in macchina.

Con un weekend intero inizierei invece ad allargarmi verso il Monte Argentario, che dal Giardino si raggiunge in circa mezz’ora/quaranta minuti di auto. Qui puoi scegliere tra Porto Ercole, secondo me il più interessante se vuoi aggiungere un borgo di mare alla giornata, e Porto Santo Stefano, più grande e soprattutto punto di partenza dei traghetti per l’Isola del Giglio. Se vieni in estate, puoi ovviamente approfittarne anche per aggiungere qualche ora di mare nelle calette dell’Argentario. In particolare, a porto Ercole, ti segnalo La Roqqa: un vero e proprio hotel di lusso, con prezzi decisamente più alti ma anche servizi di tutt’altro livello. La struttura ha uno stile molto contemporaneo, con camere e suite dai colori neutri, grandi vetrate e terrazze affacciate sul mare. Il vero punto forte è proprio la posizione: l’hotel è in posizione panoramica sopra Porto Ercole e la baia, con una vista che torna praticamente ovunque, dalle camere agli spazi comuni fino alla terrazza panoramica dove vengono serviti colazione e cena. La Roqqa ha inoltre un beach club privato, collegato all’hotel con una navetta gratuita che impiega pochi minuti. A disposizione degli ospiti ci sono anche ristorante, bar e palestra attrezzata e climatizzata. Ovviamente non è affatto economico.

Lo sceglierei soprattutto per: una notte o un weekend in cui vuoi concederti qualcosa di decisamente più posh del solito, magari abbinando il Giardino dei Tarocchi a un paio di giorni di mare sull’Argentario.

Noi abbiamo fatto invece un giro completamente diverso perché partivamo da Donoratico: siamo scesi verso sud e abbiamo approfittato della giornata per fermarci prima a Grosseto, dove non ero ancora mai stata. Abbiamo girato un po’ per il centro, pranzato lì e nel primo pomeriggio siamo ripartiti verso il Giardino dei Tarocchi. È una combinazione che rifarei tranquillamente: Grosseto ha un centro storico abbastanza raccolto da poter essere visto in poche ore, racchiuso dalle mura medicee, con Piazza Dante e il Duomo praticamente nel cuore della città.

Se quindi stai cercando di capire dove dormire, dipende soprattutto dal resto del programma: sceglierei Capalbio per una notte costruita quasi interamente intorno al Giardino, l’Argentario se vuoi abbinarci mare e borghi costieri, oppure Grosseto se il Giardino è soltanto una delle tappe di un viaggio più ampio in Maremma. Personalmente, non sceglierei una struttura isolata nei dintorni di Garavicchio solo per essere a cinque minuti dall’ingresso: le distanze da queste località sono abbastanza contenute e tanto vale dormire in un posto dove, una volta finita la visita, hai anche qualcosa da fare e un po’ di scelta per andare a cena.

Conclusione

Il Giardino dei Tarocchi è uno di quei posti che non riesci a spiegare bene finché non ci sei stato di persona: puoi vedere cento foto dell’Imperatrice che scintilla al sole, ma niente ti prepara davvero alla sensazione di camminare tra sculture alte come palazzine, costruite pezzo dopo pezzo per vent’anni da una donna che ci ha messo dentro tutta se stessa, i risparmi, la salute, e alla fine anche la vita. È arte, ma è anche una storia umana pazzesca, ed è proprio questo mix a renderlo diverso da qualsiasi altro parco o museo tu abbia visitato in Italia.

Buon viaggio, e se poi ci vai davvero vieni a raccontarmi quale arcano ti ha colpito di più: sono curiosa! 🦖🔮

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