Piacenza per me è sempre stata principalmente quella città che si vede dall’autostrada andando da Milano verso Parma. E considerando che sono di origini parmigiane e vivo a Milano, di occasioni per passarci davanti ne ho avute parecchie, ma non mi ero mai fermata a visitarla.
Un po’ la stessa sorte che, fino a poco tempo fa, era toccata anche a Lodi 🙁
Piacenza infatti non gode esattamente della fama di Bologna, Ferrara o Parma (trovi qui l’articolo su cosa vedere a Parma) o di altre città più conosciute dell’Emilia-Romagna, e ammetto che non avevo mai pensato seriamente di dedicarle un weekend.
Poi, un fine settimana in cui avevamo voglia di uscire da Milano senza organizzare chissà quale viaggio, abbiamo deciso di darle finalmente una possibilità. E alla fine Piacenza mi è piaciuta decisamente più di quanto mi aspettassi. Ha un centro storico molto carino e si gira praticamente tutto a piedi con estrema calma, senza correre da una parte all’altra.
In più c’è un altro dettaglio non proprio secondario: a Piacenza si mangia molto, molto bene. E quando una gita di un giorno prevede qualche ora a spasso per una città nuova intervallata da anolini, pisarei e fasö e Gutturnio, personalmente parto già abbastanza ben disposta.
Secondo me un giorno è sufficiente per vedere Piacenza. Le attrazioni principali sono tutte piuttosto vicine tra loro e Piazza Cavalli, che è il cuore del centro, è un ottimo punto da cui iniziare. Se invece vuoi visitare con calma anche Palazzo Farnese, la Ricci Oddi e gli altri musei, o i paesini nei dintorni, puoi tranquillamente trasformarla in un weekend.
Qui sotto ti racconto quindi cosa vedere a Piacenza, partendo dalle tappe imperdibili e da quello che incontrerai lungo il percorso.
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Cosa vedere a Piacenza
Capire cosa vedere a Piacenza e come organizzare il giro è abbastanza semplice: il centro è piccolo, si gira benissimo a piedi e la maggior parte delle attrazioni è vicina.
Nella mappa qui sotto trovi 🔵 tutte le cose da vedere a Piacenza di cui ti parlerò nei prossimi paragrafi, così puoi capire subito dove si trovano e organizzare il percorso in base al tempo che hai a disposizione. In 🔴 invece trovi tutti i ristoranti che abbiamo provato o che mi ero segnata, e che proverò la prossima volta.
🦖‼️ Se invece preferisci scoprire la città insieme a qualcuno che te la racconti, c’è anche questo tour a piedi del centro di Piacenza con una guida locale, che passa dalle principali attrazioni del centro storico e può essere una buona alternativa soprattutto se hai poco tempo e vuoi concentrare la visita in poche ore.
Piazza Cavalli
Piazza Cavalli è la piazza principale della città e, se stai cercando cosa vedere a Piacenza in un giorno, probabilmente sarà anche uno dei primi posti in cui arriverai girando per il centro.
Il nome viene dalle due enormi statue equestri in bronzo di Alessandro Farnese e del figlio Ranuccio I Farnese, duchi di Parma e Piacenza.
A prima vista sembrano molto simili, ma in realtà Alessandro e Ranuccio sono rappresentati in due modi completamente diversi. Ranuccio, realizzato per primo, è praticamente immobile: postura dritta, scettro in mano, abbigliamento da condottiero romano e cavallo fermo. L’intenzione era soprattutto quella di rappresentarlo come duca e uomo di potere.
La statua di Alessandro, realizzata qualche anno dopo, è molto più movimentata. Il cavallo ha una zampa sollevata, lui è leggermente girato e soprattutto ha alle spalle un enorme mantello che si apre quasi completamente. La differenza è legata al fatto che Alessandro Farnese, oltre a essere duca, fu soprattutto un importante comandante militare e combatté a lungo nelle Fiandre al servizio di Filippo II di Spagna. Anche sui basamenti ci sono diversi rilievi che rappresentano episodi legati ai due duchi, tra cui scene delle campagne militari di Alessandro nelle Fiandre.


Sempre in Piazza Cavalli trovi il Palazzo Gotico, iniziato nel 1281 per volere di Alberto Scoto, che all’epoca governava Piacenza: sotto è di marmo rosato, sopra in mattoni rossi. Il palazzo avrebbe dovuto essere molto più grande di quello che vediamo oggi, ma i lavori si fermarono e il progetto non venne mai completato. La parte inferiore rimase aperta, con il grande porticato utilizzato per riunioni e assemblee pubbliche, mentre al piano superiore c’è il salone in cui si riunivano le autorità cittadine.
Dall’altra parte della piazza c’è il Palazzo del Governatore, che oggi ospita la Camera di Commercio. Se guardi la facciata, ai lati dell’orologio vedrai anche una meridiana e un calendario perpetuo, entrambi risalenti alla fine del Settecento.


Su un lato della piazza c’è infine Piazzetta San Francesco, dove trovi la Chiesa di San Francesco.
Da Piazza Cavalli parte anche via Cavour, una delle vie dello shopping del centro che prosegue fino alla zona di Palazzo Farnese.
Chiesa di San Francesco
La Chiesa di San Francesco fu costruita tra il 1278 e il 1363 insieme al convento francescano. Da fuori è piuttosto austera, tutta in mattoni, con il grande rosone centrale e il portale in marmo; dentro invece è molto più grande di quanto sembri, con tre navate e opere e affreschi aggiunti nel corso dei secoli.
Nel 1848, durante il Risorgimento, Piacenza votò con una maggioranza schiacciante per essere annessa al Regno di Sardegna, che qualche anno dopo avrebbe guidato l’unificazione italiana. Il risultato del plebiscito venne proclamato proprio dentro San Francesco e, dato che Piacenza fu la prima città a scegliere questa strada, Carlo Alberto la soprannominò “Primogenita d’Italia”.
Il complesso francescano in origine era anche molto più grande: il convento aveva tre chiostri con i rispettivi giardini e occupava buona parte dell’area intorno alla chiesa. Durante il periodo napoleonico San Francesco rimase quasi sempre aperta, ma per un breve periodo venne trasformata prima in magazzino e poi in ospedale, finché nel 1810 i francescani la lasciarono definitivamente. Gran parte dell’antico convento è stata demolita e oggi ne rimane solo una parte del porticato.
Davanti alla chiesa trovi infine la statua di Gian Domenico Romagnosi, giurista e filosofo nato nel Piacentino.


Il Duomo (Cattedrale di Santa Maria Assunta) – Palazzo Vescovile – Sala dei Teatini
Il Duomo di Piacenza, ufficialmente Cattedrale di Santa Maria Assunta e Santa Giustina, fu costruito tra il XII e il XIII secolo. La parte superiore della facciata è in arenaria, quella inferiore in marmo rosa di Verona.
A sinistra c’è il grande campanile in mattoni, con in cima il cosiddetto Angil dal Dom, l’“Angelo del Duomo”: una statua in rame dorato che funziona anche da segnavento. Sul campanile c’è anche una gabbia di ferro, fatta mettere da Ludovico il Moro per esporre pubblicamente i criminali condannati.
All’interno c’è la cupola affrescata nel Seicento da Morazzone e Guercino. Il primo iniziò il lavoro ma morì dopo aver completato soltanto due degli otto spicchi, così subentrò Guercino, che dipinse gli altri sei con altrettante figure di profeti e lavorò anche alle Sibille e alle scene dell’infanzia di Gesù.
Gli affreschi si possono vedere anche da vicino grazie alla salita alla Cupola del Guercino, un percorso che passa attraverso scale a chiocciola, sottotetti e stretti passaggi all’interno della cattedrale fino ad arrivare praticamente alla loro altezza. In tutto sono 136 gradini e si raggiungono i 27 metri. Sotto la chiesa si trova invece la cripta, divisa da 108 piccole colonne e con l’altare che custodisce le reliquie di Santa Giustina, compatrona di Piacenza.
L’ingresso al Duomo è gratuito, mentre la salita alla Cupola del Guercino è a pagamento e ha giorni e orari specifici, quindi conviene controllarli prima della visita.


Sulla stessa piazza c’è anche il Palazzo Vescovile, costruito nel Cinquecento ma parecchio modificato nel corso dei secoli. La facciata attuale risale all’Ottocento ed è rosa, con tre file di finestre e un grande portale centrale affiancato da due talamoni, figure umane scolpite che sembrano sorreggere l’ingresso. In alto ci sono invece due gruppi di statue allegoriche e, al centro, un orologio sormontato dallo stemma di Papa Pio IX.
Se trovi il portone aperto, puoi entrare anche nel cortile cinquecentesco, circondato in parte da portici. Qui sono stati sistemati lapidi, sculture e altri pezzi provenienti dal Duomo, tolti dalla cattedrale durante i restauri del Novecento.
Al centro di Piazza Duomo c’è anche la Colonna della Vergine: era stata realizzata per Palazzo Farnese, ma dato che il palazzo non venne mai completato rimase inutilizzata. Nell’Ottocento venne recuperata per sostenere la statua della Madonna che si trova ancora oggi in cima. Alla base c’è invece una scultura realizzata negli anni Cinquanta da Luciano Ricchetti, dedicata alla protezione della Vergine durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. E sotto la colonna, a circa tre metri di profondità, si trova anche un mosaico di epoca tardo-romana, scoperto durante alcuni scavi.


🦖‼️ A due passi dal Duomo c’è anche la Sala dei Teatini, ricavata nell’ex chiesa di San Vincenzo e oggi utilizzata soprattutto come auditorium e spazio per concerti. L’interno ha l’aspetto della vecchia chiesa, con affreschi che ricoprono praticamente tutta la volta.
La Sala viene aperta al pubblico circa una volta al mese grazie ai volontari del Touring Club Italiano: le date vengono pubblicate nel calendario degli eventi del Comune di Piacenza. Altrimenti puoi vederla in occasione dei concerti e degli altri eventi organizzati al suo interno, che trovi anche sul sito della Fondazione Teatri di Piacenza.
Basilica di San Savino
Una delle tappe che mi è piaciuta di più è stata la Basilica di San Savino, in via Alberoni. Quello che vedi da fuori inganna un po’ sulla sua età, perché la facciata risale al Settecento, mentre la chiesa fu ricostruita intorno all’anno Mille e consacrata nel 1107.
All’interno è rimasta buona parte della struttura romanica, con tre navate, pilastri in pietra e soprattutto una quantità di capitelli scolpiti con figure umane, animali, piante e creature piuttosto strane. Ma la parte che mi è piaciuta di più sono i mosaici pavimentali del XII secolo. Nel presbiterio sono rappresentati il Tempo e le Virtù Cardinali, con scene decisamente insolite per una chiesa, tra cui anche due uomini che giocano a scacchi.
Altri mosaici si trovano nella cripta e rappresentano i mesi dell’anno insieme ai rispettivi segni zodiacali e ai lavori agricoli tipici di ogni periodo: trovi quindi contadini che mietono, potano le piante o preparano le botti per la vendemmia, circondati da pesci e creature marine.
Sopra l’altare maggiore c’è inoltre un grande crocifisso ligneo del XII secolo, mentre sotto l’altare sono conservate le reliquie di San Savino.
L’ingresso alla basilica è gratuito.




Basilica di Sant’Antonino e Santa Maria in Cortina
La Basilica di Sant’Antonino è dedicata al patrono di Piacenza. Da fuori la riconosci soprattutto per la grande torre ottagonale e per il Portico del Paradiso, l’enorme ingresso laterale con arco a sesto acuto e rosone che dà su via Scalabrini.
Dentro è molto più ricca di quanto possa sembrare dall’esterno: colonne e pilastri sono coperti di decorazioni, le cappelle laterali hanno altari in marmo e dipinti e il presbiterio è praticamente ricoperto dagli affreschi realizzati nel Seicento. Ci sono inoltre diverse grandi tele di Robert de Longe dedicate alla vita e alla morte di Sant’Antonino, le cui reliquie sono conservate sotto l’altare maggiore.
A poca distanza c’è anche Santa Maria in Cortina, una chiesetta molto più piccola legata alla storia dello stesso santo. Secondo la tradizione, fu proprio qui che il vescovo Savino ritrovò nel IV secolo il corpo di Sant’Antonino, successivamente trasferito nella basilica. Il luogo in cui sarebbero state ritrovate le spoglie è un piccolo ambiente sotterraneo a circa quattro metri e mezzo di profondità, raggiungibile attraverso una botola all’interno della chiesa. L’ipogeo viene aperto soltanto in occasioni particolari, quindi non è detto che tu riesca a scendere durante la visita.
🦖‼️ Se ti incuriosiscono sotterranei, passaggi nascosti e storie un po’ più strane del solito, darei un’occhiata a questo tour della Piacenza sotterranea e nascosta: è un modo molto più particolare di scoprire la città, passando tra luoghi normalmente meno visibili, chiese, ambienti sotterranei e racconti legati alla parte più misteriosa di Piacenza.


Teatro Municipale di Piacenza

Poco più avanti trovi il Teatro Municipale di Piacenza, inaugurato nel 1804 dopo che il precedente teatro cittadino era stato distrutto da un incendio. Da fuori non anticipa granché quello che c’è dentro: la sala è un classico teatro all’italiana, con platea a ferro di cavallo, diversi ordini di palchi e decorazioni dorate.
Non ci sono visite guidate con un calendario fisso, quindi per vedere l’interno puoi controllare eventuali aperture straordinarie oppure approfittarne per assistere a uno spettacolo. Sul sito della Fondazione Teatri di Piacenza trovi il programma aggiornato di opere, concerti, balletti e spettacoli teatrali e puoi acquistare direttamente i biglietti.
Da qui puoi proseguire verso Corso Vittorio Emanuele II, una delle principali strade commerciali di Piacenza, piena di negozi, bar e locali.
Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi

La Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi nasce dalla collezione privata del piacentino Giuseppe Ricci Oddi, che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento mise insieme centinaia di opere d’arte e successivamente le donò alla città.
La raccolta comprende soprattutto l’arte italiana tra Ottocento e primo Novecento, con artisti come Hayez, Segantini, Fattori e diversi pittori piacentini. Ma il quadro più famoso è il Ritratto di signora di Gustav Klimt, che nel 1997 sparì dalla galleria. La cornice venne ritrovata sul tetto dell’edificio e per più di vent’anni del quadro non si seppe più nulla.
Poi, nel 2019, durante alcuni lavori nel giardino della stessa galleria, un giardiniere trovò una specie di intercapedine chiusa da uno sportello. Dentro, avvolto in un sacco, c’era il Klimt. Praticamente era scomparso per ventidue anni ed è ricomparso nel muro del posto da cui era stato rubato.
Solo questa storia, secondo me, rende la Ricci Oddi molto più interessante del generico “museo d’arte moderna cittadino”.
Galleria Alberoni
La Galleria Alberoni si trova all’interno del grande complesso del Collegio Alberoni, fondato nel Settecento dal cardinale piacentino Giulio Alberoni. Una parte delle opere e degli oggetti che aveva collezionato durante la sua vita è ancora conservata qui. Ci sono dipinti italiani e fiamminghi, argenti, paramenti sacri e una raccolta di enormi arazzi.
Il pezzo più famoso, però, è l’Ecce Homo di Antonello da Messina, conservato nell’antico appartamento del cardinale all’interno del Collegio.
Occhio però a una cosa se vuoi vederlo: la normale visita libera alla Galleria Alberoni non comprende l’Ecce Homo. Per entrare nell’Appartamento del Cardinale devi partecipare alla visita che comprende anche il Collegio. Attualmente viene organizzata ogni domenica alle 16, mentre la sola Galleria può essere visitata liberamente nel pomeriggio; sono possibili anche visite su appuntamento in altri giorni. Prima di andarci controlla comunque giorni e modalità sul sito ufficiale del Collegio Alberoni.
Palazzo Farnese e Musei Civici
Nella parte settentrionale del centro, verso il Po, si trova Palazzo Farnese, costruito a partire dalla seconda metà del Cinquecento come residenza della famiglia Farnese.
Il progetto originale era molto più grande, ma i lavori non vennero mai completati e il palazzo rimase incompiuto. Nel Settecento arrivò poi Carlo di Borbone, che ereditò i beni della famiglia e trasferì a Napoli gran parte della collezione Farnese: molte di quelle opere si trovano ancora oggi al Museo Archeologico Nazionale e al Museo di Capodimonte. Nei secoli successivi il palazzo venne occupato dai militari, saccheggiato e utilizzato per gli scopi più diversi; durante la Seconda guerra mondiale ospitò anche alcune famiglie sfollate.
Oggi Palazzo Farnese ospita i Musei Civici di Piacenza, divisi in diverse sezioni dedicate all’archeologia, alla pittura, alle armi, alle carrozze e al Risorgimento, oltre agli affreschi medievali e ai Fasti Farnesiani, una serie di grandi dipinti realizzati per celebrare le imprese e la storia della famiglia Farnese.
Tra le opere conservate nella Pinacoteca c’è il Tondo di Botticelli, la Madonna adorante il Bambino con San Giovannino, dipinta intorno al 1475-1480. Nel Museo Archeologico trovi invece il Fegato di Piacenza, un piccolo modello etrusco in bronzo che riproduce un fegato di pecora suddiviso in settori, e che probabilmente serviva ad interpretare la volontà degli dèi osservando le viscere degli animali sacrificati.
Se stai decidendo cosa vedere a Piacenza in un giorno, la visita completa ai Musei Civici è una delle cose per cui devi mettere in conto più tempo; se invece non vuoi entrare, puoi comunque raggiungere Palazzo Farnese e vedere dall’esterno anche la parte rimasta incompiuta.
🦖‼️ Se invece vuoi visitarlo con qualcuno che ti spieghi anche quello che stai vedendo, puoi prenotare questa visita guidata a Palazzo Farnese, dedicata al palazzo e alle collezioni dei Musei Civici.


Santa Maria di Campagna e Piazzale delle Crociate
Per arrivare a Santa Maria di Campagna devi allontanarti un pochino dal centro, ma ci arrivi tranquillamente a piedi.
La chiesa si trova in Piazzale delle Crociate, chiamato così perché nel 1095, durante un concilio tenuto a Piacenza, papa Urbano II iniziò a discutere di quella che pochi mesi dopo sarebbe diventata la Prima Crociata. L’edificio attuale è però successivo e fu costruito nel Cinquecento su progetto dell’architetto piacentino Alessio Tramello.
All’interno c’è la cupola affrescata dal Pordenone, che lavorò qui nella prima metà del Cinquecento: profeti, sibille, scene bibliche e figure della tradizione classica riempiono praticamente ogni spazio. Il lavoro fu poi completato da Bernardino Gatti, detto il Sojaro, autore tra le altre cose degli Apostoli, delle storie della Vergine e dei quattro Evangelisti.
Anche qui puoi salire fino alla cupola e vedere gli affreschi da molto più vicino. Il percorso segue gli antichi camminamenti nelle parti alte della chiesa e arriva al loggiato della cupola, a circa 20 metri d’altezza. Le visite vengono organizzate normalmente nel weekend e puoi controllare gli orari disponibili e prenotare direttamente online a questo link.




Chiesa di San Sisto
La Chiesa di San Sisto fu costruita tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento su progetto di Alessio Tramello, ma per entrare devi prima attraversare un grande cortile porticato che nasconde quasi completamente la facciata dalla strada.
Dentro è molto decorata: ci sono affreschi sulle volte e sulla cupola, cappelle laterali, dipinti, monumenti funebri e soprattutto un bellissimo coro ligneo intarsiato del Cinquecento dietro l’altare. Ma San Sisto è famosa soprattutto per un quadro che qui non c’è più. Nel Cinquecento i monaci benedettini commissionarono a Raffaello la Madonna Sistina proprio per l’altare maggiore di questa chiesa. Nel 1754, però, la vendettero e oggi l’originale si trova a Dresda. A Piacenza, nella grande cornice sopra l’altare, ne è rimasta una copia.
E anche se magari il nome Madonna Sistina non ti dice niente, probabilmente hai già visto almeno un pezzo di questo quadro: nella parte inferiore ci sono i due famosissimi angioletti appoggiati con i gomiti, riprodotti negli anni praticamente ovunque.
Nella chiesa si trova anche il monumento funebre di Margherita d’Austria, mentre nella cupola vicino all’ingresso ci sono gli affreschi cinquecenteschi di Bernardino Zacchetti.
San Sisto è aperta tutti i giorni e l’ingresso è gratuito.


Chiesa di San Sepolcro
San Sepolcro è un’altra delle chiese progettate da Alessio Tramello a Piacenza e fu costruita nella prima metà del Cinquecento. Secondo la tradizione, il nome deriverebbe da un pellegrino piacentino che, tornato da Gerusalemme nel X secolo, fece costruire qui una prima chiesa dedicata al Santo Sepolcro.
L’interno è a tre navate e dentro ci sono parecchi affreschi in chiaroscuro, una tecnica che fa sembrare tridimensionali figure e decorazioni anche se sono semplicemente dipinte. Ci sono anche diversi pannelli decorativi settecenteschi che rivestono la parte anteriore degli altari, realizzati con una tecnica che imita l’effetto del marmo, alcuni dei quali provengono dal Duomo.
Durante il periodo napoleonico venne trasformata in ospedale militare, tornò al culto cattolico nel 1903 e dal 2015 è affidata alla Diocesi Ortodossa Romena d’Italia. Oggi è quindi una chiesa ortodossa, con il nome di Chiesa di San Daniele. Noi abbiamo avuto anche parecchia fortuna, perché siamo capitati qui proprio mentre si stava celebrando un matrimonio ortodosso e siamo riusciti quindi a vedere la chiesa durante una cerimonia, cosa che ovviamente non avevamo minimamente programmato.
Se vuoi entrare, al momento l’apertura indicata è la domenica dalle 8 alle 14, con funzione ortodossa tra le 10 e le 12.


Dove mangiare a Piacenza
E arriviamo a una parte che, personalmente, considero tutt’altro che accessoria. Se sei arrivato qui cercando cosa vedere e cosa fare a Piacenza, secondo me il cibo deve rientrare assolutamente nel programma. La cucina piacentina è decisamente emiliana, ma ha parecchi piatti propri, e se sei qui per una giornata sarebbe abbastanza criminale non provarne almeno qualcuno.
Tra le cose tipiche da cercare ci sono innanzitutto i pisarei e fasö, piccoli gnocchetti preparati con farina e pangrattato e conditi con fagioli, pomodoro e tradizionalmente anche lardo; gli anolini, pasta ripiena generalmente servita in brodo; e i tortelli con la coda, riconoscibili dalla particolare chiusura intrecciata e ripieni di ricotta e spinaci. Poi ci sono i tre salumi piacentini DOP, coppa, pancetta e salame, e diversi secondi della tradizione, tra cui la picula ’d cavall, preparata con carne di cavallo macinata e cotta in umido. Se sei vegetariano come me, salumi e picula ovviamente non fanno al caso tuo, ma tra primi, formaggi e altre proposte, trovi comunque piatti squisiti senza problemi. E da bere siamo nella terra del Gutturnio, probabilmente il vino più conosciuto dei Colli Piacentini, un rosso prodotto con Barbera e Croatina che puoi trovare sia fermo sia frizzante.
Qui sotto trovi i ristoranti che mi ero segnata, alcuni consigliati anche da amici piacentini. Come negli altri articoli, ho selezionato soprattutto posti del genere che piace a me: trattorie, osterie e locali senza troppi fronzoli, dove mangiare cucina piacentina in un ambiente informale e autentico.
Enoteca da Renato di Tiziana Morisi: parto subito dal posto in cui abbiamo mangiato noi e che mi è piaciuto da morire. L’Enoteca da Renato è aperta dal 1966 e già appena entri capisci perché l’ho adorata: è esattamente quel genere di locale autentico, verace e sincero che cerco sempre quando viaggio. Piccolo, pieno zeppo di bottiglie, con gli arredi che sembrano essere lì da sempre e senza niente di costruito o artefatto. Noi siamo stati qui a pranzo e abbiamo mangiato all’esterno, nel vicoletto sul retro dove ci sono pochissimi tavolini, e anche quello ha contribuito parecchio a farmi innamorare del posto. A servirci è stato il titolare, super simpatico e soprattutto bravissimo a consigliarci: ci siamo praticamente affidati a lui e non ha sbagliato un colpo. Nasce prima di tutto come enoteca e la cantina è enorme, con più di mille etichette, quindi se ti piace il vino qui puoi tranquillamente farti consigliare cosa abbinare a quello che ordini. Anche sul cibo siamo usciti felicissimi. La cucina parte dalla tradizione piacentina, con salumi, bortellina, pisarei e fasö, tortelli e altri piatti locali, ma ci sono anche proposte e fuori menu più particolari. Noi abbiamo mangiato benissimo e speso poco rispetto alla qualità di quello che ci è arrivato al tavolo. Insomma, siamo stati da Dio.




Trattoria La Pireina: la Pireina era in realtà la mia prima scelta per pranzo: avevo visto le foto degli interni e mi aveva conquistata immediatamente, perché è proprio la classica trattoria di una volta, con pareti in legno, vecchie fotografie, tavoli apparecchiati senza troppi fronzoli e quell’aria da posto rimasto fedele a se stesso. Purtroppo ho provato a prenotare il giorno stesso ed era completamente piena, quindi abbiamo ripiegato (decisamente senza pentircene) sull’Enoteca da Renato. La Pireina è uno dei locali storici di Piacenza e qui si viene soprattutto per mangiare cucina piacentina tradizionale e abbondante. In menu trovi praticamente tutto quello di cui ti ho parlato sopra: salumi piacentini con gnocco fritto, pisarei e fasö, tortelli con la coda, anolini in brodo, bolliti e altri piatti della tradizione. Molto gettonato è anche il misto della casa, che permette di assaggiare nello stesso piatto pisarei e tortelli. Anche sui dolci si rimane parecchio sul tradizionale, e tra le specialità della casa c’è la sbrisolona con lo zabaione. E c’è persino la possibilità di bere il vino nella scodella, come si faceva tradizionalmente da queste parti. Insomma, è rimasta nella mia lista e la prossima volta a Piacenza prenoterei qui con qualche giorno di anticipo: il fatto che io abbia provato a trovare un tavolo all’ultimo momento nel weekend non è stata esattamente una grande idea.
Altro posto che mi ero segnata e che mi ispira tantissimo è l’Osteria d’una Volta, nel centro di Piacenza. Già dalle foto sembra esattamente quello che promette il nome: una vera osteria vecchio stile, con tavoli e sedie di legno, ambiente piccolo e informale e quell’atmosfera un po’ fuori dal tempo che ormai non è così facile trovare. Anche qui si viene soprattutto per la cucina piacentina tradizionale: pisarei e fasö, anolini in brodo di terza, salumi, tartare di cavallo e altri piatti locali, da accompagnare con i vini dei Colli Piacentini. E il Gutturnio, volendo, puoi berlo nelle classiche scodelle bianche, come da tradizione.
Bitter: se invece cerchi qualcosa di più contemporaneo rispetto alle trattorie tradizionali, mi ero segnata anche Bitter, un bistrot/wine bar vicino a Palazzo Farnese che mi piace molto anche esteticamente. Gli interni sono particolari, con tavoli e sedie di legno tutti diversi, vecchie porte e persiane recuperate appese alle pareti, lampade industriali e arredi volutamente spaiati: moderno, ma senza quell’effetto da locale fighetto. Ci sono anche alcuni tavoli all’esterno. Anche la cucina è decisamente più creativa rispetto agli altri posti di questa lista. Il menu è piuttosto corto, cambia seguendo la stagionalità e mescola piatti e ingredienti della tradizione con accostamenti molto meno prevedibili. Non è il posto che sceglierei se avessi una sola cena a Piacenza e volessi provare la cucina locale nella sua versione più tradizionale, ma dopo una o due osterie classiche mi ispira parecchio. Sembrano particolarmente curate anche le proposte vegetariane, cosa che ovviamente me lo fa segnare con ancora più convinzione. Grande attenzione infine alla parte da bere: vini naturali, distillati e cocktail fatti da loro, tanto che Bitter va benissimo anche semplicemente per un aperitivo o per bere qualcosa dividendo un paio di piatti.
Rabarbaro. Cucina Gagliarda.: tra i posti più particolari che mi ero segnata c’è poi Rabarbaro. Cucina Gagliarda., che già dalle foto sembra parecchio diverso dal classico ristorante. L’ambiente ha uno stile urban, industriale e un po’ vintage, con pareti lasciate volutamente grezze, legno e metallo, mobili e oggetti recuperati, tavoli e sedie diversi tra loro, piante, luci soffuse e un sacco di dettagli. Insomma, uno di quei locali in cui probabilmente passerei i primi dieci minuti a guardarmi intorno. Anche la cucina segue la stessa filosofia: creativa, molto stagionale e decisamente poco prevedibile, con un menu che cambia spesso e rielabora ingredienti e piatti della tradizione insieme a influenze molto più lontane. Non mancano inoltre le alternative vegetariane e vegane. Ci sono diverse formule, dal pranzo più semplice ai menu degustazione, e anche il servizio sembra far parte parecchio dell’esperienza: piccoli assaggi di benvenuto, pane e focaccia fatti in casa, piatti spiegati al tavolo. Anche la presentazione è curata fino ai dettagli, con piatti, bicchieri, posate e mise en place tutti piuttosto particolari. Non lo sceglierei per il primo approccio alla cucina piacentina, ma se hai più di un pasto a disposizione e vuoi provare qualcosa di completamente diverso dalla trattoria tradizionale, questo me lo segnerei.
Cosa vedere nei dintorni di Piacenza
Questa è probabilmente la parte che mi ha fatto pensare che sarebbe stato carino fermarsi a Piacenza più di un giorno.
La città si visita tranquillamente in giornata, ma appena esci dal centro comincia un territorio pieno di castelli, piccoli borghi, colline e vigneti. Se hai una macchina, puoi quindi utilizzare Piacenza come base per un weekend e dedicare il secondo giorno ai dintorni.
Tra i posti più belli da vedere nei dintorni di Piacenza ci sono:
Grazzano Visconti, a circa 20 km da Piacenza. Questo ha una storia abbastanza particolare, perché il borgo medievale che vedi oggi in realtà medievale non è. Il castello sì: fu costruito nel 1395 e passò alla famiglia Visconti di Modrone nell’Ottocento. Il paese che lo circonda, invece, venne progettato all’inizio del Novecento da Giuseppe Visconti di Modrone insieme all’architetto Alfredo Campanini, con l’idea di creare praticamente un intero paese ispirato al Medioevo, con case affrescate, portici, piazzette, fontane e botteghe artigiane. Il borgo puoi girarlo liberamente senza biglietto, mentre per visitare il Castello e il parco devi partecipare a una visita guidata, che puoi prenotare online sul sito ufficiale.
Castell’Arquato, a circa 35 km da Piacenza, è un piccolo borgo medievale costruito sulle colline della Val d’Arda. La parte più interessante è quella in cima al paese, dove si trova la Piazza Monumentale, circondata dalla Rocca Viscontea, dalla Collegiata di Santa Maria Assunta e dal Palazzo del Podestà. La Rocca risale al Trecento ed è visitabile: all’interno c’è un piccolo museo dedicato alla vita nel Medioevo e puoi salire sulla torre principale, da cui un tempo veniva controllato il territorio circostante. Castell’Arquato fa inoltre parte dei Borghi più belli d’Italia.
Vigoleno è ancora più piccolo e si trova a una decina di chilometri da Castell’Arquato, quindi i due si possono tranquillamente vedere nella stessa giornata. Il borgo è completamente circondato dalle mura e puoi entrare anche nella parte fortificata del castello, salire sulla torre principale e camminare sul tratto di mura che collegava le strutture difensive. Più che dedicargli una giornata intera, lo aggiungerei quindi a un giro tra Castell’Arquato e la Val d’Arda.
Bobbio, a circa 45 km da Piacenza, si trova in Val Trebbia ed è conosciuto soprattutto per il Ponte Gobbo, un antico ponte in pietra dalla forma irregolare che attraversa il fiume. In centro puoi visitare l’Abbazia di San Colombano e la sua cripta, dove si trovano il sarcofago del santo e un mosaico pavimentale. Ci sono poi il Duomo e il Castello Malaspina Dal Verme, visitabile all’interno. Se vai in estate, considera anche che da queste parti il Trebbia è praticamente utilizzato come alternativa al mare, con diverse zone lungo il fiume dove la gente va a fare il bagno e prendere il sole. Puoi quindi abbinare la visita di Bobbio a qualche ora lungo il Trebbia e trasformarla facilmente in una gita di un’intera giornata.
E poi ci sono i castelli del Piacentino, che da soli potrebbero tranquillamente riempire un altro weekend. Oltre a quelli di Grazzano Visconti e Castell’Arquato, puoi visitare per esempio il Castello di Rivalta e il Castello di Gropparello, insieme a parecchie altre fortezze e dimore storiche della provincia.
Se invece vuoi dedicare qualche ora alle colline e alla campagna piacentina, ci sono anche alcune esperienze carine da aggiungere al giro.
A Carpaneto Piacentino puoi partecipare a questa degustazione di vini con un produttore locale: dura circa due ore e comprende la visita guidata in cantina, la degustazione di quattro vini piacentini e l’assaggio di prodotti tipici locali.
Sempre nella campagna di Carpaneto viene organizzata questa passeggiata con gli alpaca, un percorso di una o due ore, a seconda dell’opzione scelta, durante il quale ciascun partecipante conduce il proprio alpaca tra boschi, prati e vigneti; alla fine è previsto anche un piccolo servizio fotografico.
Infine c’è la passeggiata a cavallo sulle colline piacentine, sempre con partenza da Carpaneto Piacentino: dura circa un’ora e mezza e attraversa boschi e vigneti fino al fiume Chero. Prima di partire viene fatta una breve introduzione e il percorso è adatto anche ai principianti.
È anche per questo che, nella sezione sugli alloggi, ti ho segnalato alcune strutture fuori città: se hai una macchina, secondo me ha molto più senso dormire in una cascina, in mezzo alle colline o addirittura dentro un castello e utilizzare Piacenza come una delle tappe del weekend, invece di limitarsi necessariamente al centro.
Dove dormire a Piacenza
Noi abbiamo deciso di visitare Piacenza in giornata perché quel fine settimana avevamo anche altri impegni: siamo arrivati direttamente da Milano in treno la mattina e siamo ripartiti verso sera. Se quindi stai organizzando cosa vedere a Piacenza in un giorno, sappi che dormire in città non è indispensabile.
In realtà non mi sarebbe dispiaciuto fermarmi una notte, soprattutto avendo una macchina a disposizione. In città ci sono diverse strutture carine, ma è soprattutto nei dintorni che ho trovato posti che mi sarebbero piaciuti parecchio, tra agriturismi, vecchi casali, addirittura castelli, dimore di campagna e strutture immerse nei vigneti e sulle colline piacentine.
Se quindi hai più tempo e vuoi approfittarne per vedere anche qualcosa fuori Piacenza, io valuterei seriamente di fermarmi almeno una notte. Qui sotto ti lascio la selezione di strutture che avevo fatto io, sia in città sia nei dintorni.
Dove dormire a Piacenza in città
Il Cortiletto: una sistemazione molto carina se vuoi dormire in centro senza spendere cifre esagerate. Si trova a pochi minuti a piedi da Piazza Duomo e dalla stazione, all’interno di una corte che rende le camere particolarmente tranquille nonostante la posizione centrale. Gli ambienti sono spaziosi e curati, con mobili d’epoca e un arredamento caldo e accogliente, più simile a una casa che a un hotel. Non viene servita una vera colazione, ma in camera trovi macchina del caffè, bollitore, brioche, fette biscottate, marmellate, succhi e acqua per preparartela in autonomia. Altro plus non da poco se arrivi in macchina: c’è anche la possibilità di parcheggiare all’interno della struttura.
La Maison de Ville & Suite: se preferisci qualcosa di più moderno e ricercato, questa mi piace parecchio. È in pieno centro e le camere sono davvero belle, con parquet scuro, carte da parati molto scenografiche, arredi di design e dettagli curati. Alcune suite hanno anche vasca freestanding direttamente in camera, mentre altre dispongono di un piccolo angolo cucina e balcone. La colazione viene servita direttamente in camera, dolce e salata. Molto carina anche l’attenzione per chi viaggia con il cane: su richiesta fanno trovare cuccia e ciotola già in camera. Una delle strutture che sceglierei se volessi dormire in centro ma cercassi qualcosa di un po’ più particolare del classico B&B.
San Paolo Design Suites: un piccolo B&B nel centro storico di Piacenza, a pochi minuti a piedi da Piazza Cavalli, perfetto se cerchi qualcosa di più moderno rispetto alle classiche sistemazioni in palazzi d’epoca. Le camere sono state ristrutturate di recente, con arredi di design, linee minimal ed elementi originali dell’edificio, e sono spaziose, luminose e molto curate. La colazione dolce e salata viene preparata ogni mattina e servita nella piccola zona comune. Molto carino anche il servizio di biciclette, che puoi sfruttare per girare la città o arrivare fino alle rive del Po.
Dove dormire nei dintorni di Piacenza
Corte La Volta: questa è una delle strutture che mi piacciono di più tra quelle che ho trovato nei dintorni di Piacenza. È una vecchia corte di campagna completamente ristrutturata, circondata dal verde e dal silenzio ma comunque a pochi chilometri dalla città, quindi perfetta se hai la macchina e vuoi dormire fuori dal centro senza allontanarti troppo. Le camere sono state ricavate negli edifici della cascina e mantengono un aspetto piuttosto semplice e rustico, con travi, pavimenti in cotto e qualche dettaglio colorato. Ma la cosa più carina secondo me è la colazione: Paola, la proprietaria, prepara anche pane e torte in casa e, quando il tempo lo permette, viene servita direttamente nel cortile o nel giardino, con un piccolo carrellino/cassetta preparato per ogni camera. Ci sono anche un ampio parcheggio e diversi spazi all’aperto e sono ammessi i cani. Una di quelle sistemazioni che sceglierei soprattutto per godermi un po’ la campagna piacentina invece di tornare semplicemente in hotel dopo aver visitato la città.
Relais Monastero: questo mi piace tantissimo e probabilmente è quello che sceglierei se volessi approfittare del weekend per vedere anche i dintorni di Piacenza. È un antico edificio rurale recentemente ristrutturato, immerso nella campagna ma in una posizione comodissima per raggiungere Piacenza, Grazzano Visconti e i borghi e castelli dei Colli Piacentini. Le camere sono grandi e molto belle: travi in legno, mobili antichi recuperati, testiere lavorate, vecchi specchi e qualche pezzo più moderno. La colazione è un altro dei suoi punti forti, con torte, crostate, frutta di stagione, salumi e uova fresche delle loro galline, oltre ad altri prodotti dell’azienda agricola. E al piano terra c’è anche una piccola bottega dove comprare frutta, verdura, uova e altri prodotti della tenuta prima di ripartire. In più hai verde, silenzio e parcheggio: per un weekend con la macchina, questo me lo segnerei davvero.
Locanda Del Re Guerriero: questa è spettacolare, soprattutto se vuoi trasformare la notte a Piacenza in una piccola tappa a sé. La locanda si trova all’interno dell’enorme parco del Castello di San Pietro in Cerro, una dimora quattrocentesca visitabile, e già solo il viale alberato che porta alla struttura e il castello che compare tra gli alberi è meraviglioso. Le camere sono eleganti, con travi a vista, camini, mobili antichi e opere d’arte contemporanea, che in realtà trovi un po’ dappertutto anche negli spazi comuni e nel parco. Il contrasto tra castello del Quattrocento e arte contemporanea è proprio una delle particolarità del posto. C’è poi una colazione molto abbondante, dolce e salata. In più accettano i cani senza supplemento. Se stai facendo un giro tra i castelli del Piacentino, questa secondo me è una delle sistemazioni più belle da tenere in considerazione: non dormi semplicemente in campagna, ma praticamente nel parco di un castello.
Torre del Barbagianni – Castello di Gropparello: se vuoi fare una notte davvero particolare, qui dormi proprio dentro il Castello di Gropparello. La Torre del Barbagianni è infatti una suite all’interno della fortezza medievale, arredata cercando di mantenere il più possibile l’atmosfera del posto, con letto a baldacchino, mobili d’epoca e finestre affacciate sul cortile e sul verde. La cosa ancora più assurda è che c’è una sola suite, quindi la sera, quando i visitatori se ne vanno, l’esperienza diventa decisamente più esclusiva. Al mattino la colazione viene servita sulla terrazza del castello, mentre per cena c’è la Taverna Medievale, con tavoli anche all’aperto nel giardino e piatti della cucina piacentina e del territorio. Puoi inoltre abbinare il soggiorno alla visita guidata del castello e alle Gole del Vezzeno, che si trovano nel parco. Costa inevitabilmente più di un normale B&B di campagna, ma secondo me questa è proprio un’altra categoria: se hai sempre avuto il pallino di dormire in un castello medievale, difficilmente nei dintorni di Piacenza trovi qualcosa di più particolare di questo.
Come arrivare e muoversi a Piacenza
Piacenza è abbastanza comoda da raggiungere un po’ da tutto il Nord e Centro Italia, soprattutto perché si trova lungo la direttrice ferroviaria Milano-Bologna e praticamente all’incrocio tra l’A1 e l’A21.
Se arrivi in treno, la stazione di Piacenza è servita da collegamenti regionali e regionali veloci verso città come Milano, Parma e Bologna, oltre ai collegamenti verso la Lombardia e le altre città dell’Emilia-Romagna. Tra le città raggiungibili direttamente c’è anche Lodi, a circa mezz’ora di treno da Piacenza, quindi le due città si possono facilmente abbinare nello stesso weekend. Puoi cercare direttamente qui il treno per Piacenza, confrontando orari e prezzi in base alla città da cui parti. La cosa comoda è che la stazione si trova molto vicina al centro storico: in circa 10-15 minuti a piedi arrivi in Piazza Duomo e da lì puoi iniziare direttamente il giro della città.
Noi siamo partiti da Milano, dove vivo, e abbiamo scelto proprio il treno: siamo arrivati la mattina e siamo ripartiti verso sera senza avere bisogno di altri mezzi per tutta la giornata. Da Milano il viaggio dura più o meno un’ora, quindi Piacenza è particolarmente comoda anche per una gita in giornata.
Se invece arrivi in macchina, da Milano, Bologna e buona parte dell’Emilia puoi utilizzare l’A1, mentre l’A21 collega Piacenza con Torino, Alessandria, Cremona e Brescia. In questo caso avere l’auto non cambia granché per visitare la città, ma diventa decisamente più utile se vuoi approfittarne per esplorare anche la provincia.
Una volta arrivata, infatti, Piacenza si gira praticamente tutta a piedi. Se stai organizzando cosa vedere a Piacenza in un giorno, questa è una delle cose che rende il giro particolarmente semplice: le attrazioni di cui ti ho parlato sono abbastanza vicine tra loro; anche posti leggermente più defilati, come Santa Maria di Campagna o Palazzo Farnese, si raggiungono camminando.
Se arrivi in auto, tieni invece presente che una parte del centro è interessata dalla ZTL. La cosa più semplice è quindi lasciare la macchina in uno dei parcheggi intorno al centro e proseguire a piedi, controllando prima eventuali limitazioni e tariffe.
Gli autobus urbani, gestiti da SETA, servono soprattutto se devi raggiungere zone più lontane dal centro e per una normale visita turistica difficilmente ti serviranno. Puoi anche muoverti in bicicletta, soprattutto se vuoi allungare il giro verso il Po.
Il discorso cambia completamente se vuoi vedere anche i dintorni di Piacenza. Grazzano Visconti, Castell’Arquato, Vigoleno, Bobbio e molti dei castelli della provincia sono sparsi in direzioni diverse e i collegamenti con i mezzi pubblici non sono sempre particolarmente pratici. In quel caso avere una macchina a disposizione è sicuramente la soluzione più comoda e ti permette anche di scegliere uno degli agriturismi, relais e castelli fuori città di cui ti ho parlato nella sezione dedicata a dove dormire.
🦖 🚗 Se non viaggi con la tua macchina, puoi confrontare qui le diverse compagnie di noleggio auto e scegliere il punto di ritiro più comodo in base a come arrivi.
Per chi arriva da più lontano, Piacenza non ha un proprio aeroporto. Gli aeroporti utilizzabili sono quelli di Milano oppure Bologna, per poi proseguire verso Piacenza in treno o in auto.


Quando andare a Piacenza
Se stai organizzando cosa vedere a Piacenza durante una gita o un weekend, da questo punto di vista non devi preoccuparti troppo della stagione: quasi tutte le attrazioni principali si possono visitare durante tutto l’anno. Detto questo, se puoi scegliere, io punterei soprattutto su primavera e inizio autunno. Tra aprile e maggio e tra settembre e ottobre le temperature sono generalmente più piacevoli per stare fuori tutto il giorno e, soprattutto se vuoi aggiungere anche i dintorni, è un periodo molto più adatto per girare tra borghi e colline.
L’estate può essere parecchio calda. Siamo in piena Pianura Padana, quindi luglio e agosto possono significare giornate molto calde e soprattutto piuttosto afose: non esattamente la situazione ideale se il programma consiste nel camminare per ore tra chiese, palazzi e musei. L’inverno è invece freddo e umido, con possibilità di nebbia. Non lo escluderei comunque a priori per un weekend: il centro è piccolo, ci sono parecchie cose da vedere al coperto e dicembre aggiunge luminarie e iniziative natalizie. Se però vuoi combinare Piacenza + borghi + castelli + colline, per me vincono nettamente aprile-maggio e settembre-ottobre.


Meteo di Piacenza mese per mese
Il clima di Piacenza è quello tipico della Pianura Padana.
Dicembre, gennaio e febbraio sono i mesi più freddi, con temperature che di notte possono avvicinarsi allo zero o scendere sotto. Umidità e nebbia possono inoltre far percepire temperature ancora più basse.
Da marzo le temperature iniziano a salire abbastanza rapidamente e aprile e maggio sono generalmente molto più piacevoli. La primavera, però, non significa necessariamente sole garantito: insieme all’autunno è anche uno dei periodi in cui sono frequenti le piogge.
Tra giugno e agosto arriva invece il caldo vero. Luglio è normalmente uno dei mesi più caldi e durante le ondate di calore si possono tranquillamente superare i 30°C. Il problema, più ancora della temperatura, può essere l’umidità tipica della pianura, che rende alcune giornate inaffrontabili.
A settembre le temperature iniziano a scendere ma spesso rimangono ancora piacevoli, mentre ottobre è già più variabile. Da novembre tornano progressivamente freddo, umidità e possibili giornate di nebbia.
In pratica: non serve organizzare un viaggio a Piacenza intorno al meteo, ma se hai libertà di scelta eviterei semplicemente i periodi più caldi di luglio e agosto e le settimane più fredde dell’inverno.
Feste e ricorrenze di Piacenza
Se vuoi far coincidere il viaggio con qualche evento particolare, ci sono alcuni periodi dell’anno da tenere d’occhio.
Il più importante per la città è sicuramente il 4 luglio, giorno di Sant’Antonino, patrono di Piacenza. Per l’occasione viene organizzata ogni anno la grande Fiera di Sant’Antonino, con centinaia di bancarelle che occupano il Pubblico Passeggio, il lungo viale alberato vicino al centro che i piacentini chiamano anche Facsal, e diverse strade circostanti. Alla fiera si aggiungono le celebrazioni religiose nella Basilica di Sant’Antonino.
Settembre è invece un mese particolarmente pieno di appuntamenti. In città si svolgono diversi festival musicali e culturali, tra cui il Festival del Pensare Contemporaneo, con incontri, lezioni, spettacoli e altri appuntamenti in diversi luoghi della città. Nel 2026, per esempio, si svolge dal 24 al 27 settembre.
Se ti interessa soprattutto la parte enogastronomica, settembre è anche un buon periodo per spostarti nella provincia. In Val Tidone si tiene il Valtidone Wine Fest, con appuntamenti dedicati ai vini del territorio in diversi paesi della valle.
A dicembre, infine, Piacenza organizza diversi eventi per il periodo natalizio, tra luminarie, mercatini e iniziative in centro. Anche Grazzano Visconti, nei dintorni, organizza normalmente eventi nel periodo dell’Avvento.
Gli appuntamenti cambiano naturalmente da un anno all’altro, quindi prima di partire ti consiglio di controllare il calendario degli eventi del Comune di Piacenza e quello di Visit Piacenza, che comprende anche gli eventi organizzati nel resto della provincia.
Conclusione
Come dicevo all’inizio, per anni per me Piacenza è stata semplicemente la città che vedevo dall’autostrada andando da Milano verso Parma. Invece alla fine mi è piaciuta molto più di quanto mi aspettassi. Il centro è piccolo ma pieno di cose da vedere: Palazzo Gotico e i cavalli dei Farnese, il Duomo con la cupola del Guercino, Palazzo Farnese, la Ricci Oddi e una quantità quasi esagerata di chiese, alcune delle quali decisamente più interessanti di quanto immaginassi.
E poi, cosa per me tutt’altro che secondaria, i piatti tipici sono buonissimi e ci sono alcuni posticini dove mangiare veramente pazzeschi.
Se quindi ti stai chiedendo cosa vedere a Piacenza in un giorno e se una giornata sia sufficiente, secondo me la risposta è sì, soprattutto se arrivi presto e riparti la sera come abbiamo fatto noi. Se però hai un weekend intero e una macchina, puoi facilmente aggiungere Grazzano Visconti, Castell’Arquato, Vigoleno, Bobbio o qualcuno dei tanti castelli della provincia, e magari dormire in una delle strutture di campagna che ti ho segnalato.
Quindi no, probabilmente non sceglierei Piacenza come meta per una vacanza lunga, ma per una giornata o per un weekend tra città e dintorni ci tornerei molto volentieri.
