Sarò sincera: organizzare un viaggio in Kenya non è stato molto facile. Prima di partire ho trovato parecchie informazioni online, ma spesso erano incomplete, frammentarie o poco chiare.
Io ci sono stata tra dicembre 2025 e gennaio 2026, con un itinerario di 10 giorni che metteva insieme safari e mare. Siamo partiti da Nairobi e abbiamo attraversato Maasai Mara, Lake Nakuru, Amboseli e Tsavo Est, prima di arrivare a Watamu e passare gli ultimi giorni sull’Oceano Indiano.
Le cose da capire prima di partire erano parecchie: a chi affidarsi per il safari, quali parchi scegliere, quanto tempo dedicare a ciascuno, come spostarsi, dove andare al mare, quanto costa un viaggio in Kenya, ma anche questioni molto più pratiche come eTA, vaccini, sicurezza e cosa mettere in valigia. In questa guida trovi quindi tutti i consigli per un viaggio in Kenya che avrei voluto trovare io mentre lo stavo organizzando, compresi quelli che ho capito solo una volta arrivata lì.
Se vuoi vedere come abbiamo incastrato tutte le tappe, trovi qui il mio itinerario di 10 giorni in Kenya tra safari, mare e Nairobi; se invece sei ancora nella fase “ok, ma quali parchi scelgo?”, nella guida ai parchi safari del Kenya trovi il confronto tra Maasai Mara, Lake Nakuru, Amboseli e Tsavo Est.
💚 Piccola nota: alcuni link presenti in questo articolo sono affiliati. Se deciderai di prenotare o acquistare attraverso di essi, io riceverò una piccola commissione, senza che tu spenda un centesimo in più. È uno dei modi con cui sostieni The Travelociraptor e mi permetti di continuare a condividere guide gratuite e aggiornate. Grazie per il supporto! 🦖💚
Quando andare in Kenya: periodo migliore per safari e mare
Scegliere quando andare in Kenya è particolarmente importante soprattutto per il safari, che immagino sia uno dei motivi principali, se non il principale, per cui stai organizzando questo viaggio. Il periodo dell’anno può infatti incidere parecchio sulle condizioni delle piste, sulla facilità degli avvistamenti e sull’esperienza nei parchi.
Va però fatta una premessa: il Kenya è enorme e il clima cambia parecchio da una zona all’altra. Noi siamo partiti tra fine dicembre e inizio gennaio e, nel giro di pochi giorni, abbiamo trovato situazioni completamente diverse: nel Maasai Mara ha fatto piuttosto freddo e abbiamo incontrato spesso la pioggia; al Lake Nakuru il tempo è stato buono, anche se la sera faceva fresco per via dell’altitudine; ad Amboseli il Kilimangiaro era ben visibile al mattino, mentre nel pomeriggio tendeva a coprirsi di nuvole. A Tsavo Est e Watamu, invece, abbiamo trovato bel tempo.
Quindi, anche scegliendo sulla carta il periodo migliore per andare in Kenya, non aspettarti per forza lo stesso clima durante tutto il viaggio.
Quando andare in Kenya per un safari
Per un safari in Kenya, i due periodi generalmente più favorevoli sono da dicembre a marzo e da luglio a ottobre, quando il clima tende a essere più secco.
Se il tuo sogno è assistere alla Grande Migrazione, la scelta è obbligata: tra luglio e ottobre enormi mandrie di gnu e zebre si spostano dal Serengeti verso il Maasai Mara e possono verificarsi i famosi attraversamenti del Mara River. È uno degli spettacoli più incredibili da vedere durante un safari, ma anche il periodo di maggiore richiesta nel Maasai Mara. Gli spostamenti degli animali dipendono inoltre dalle piogge e dalla disponibilità di acqua e pascoli, quindi non è possibile prevedere con certezza quando e dove avverrà un attraversamento.
Da dicembre a marzo trovi invece generalmente buone condizioni per i game drive ed è un periodo giusto se, come noi, vuoi abbinare il safari a qualche giorno sulla costa.
Potendo scegliere, eviterei soprattutto aprile, maggio e giugno, durante la stagione delle long rains: le piogge possono rendere alcune piste fangose e più difficili da percorrere. Questo non significa che sia impossibile fare un safari o che gli animali spariscano, ma che le condizioni possono essere meno favorevoli.
Quando andare al mare in Kenya
Watamu, Malindi e Diani hanno un clima tropicale, caldo e umido, e da dicembre a marzo trovi normalmente condizioni molto favorevoli per qualche giorno di mare. È anche per questo che questo periodo si presta particolarmente bene a un viaggio che combini safari e mare in Kenya.
I mesi che eviterei maggiormente per una vacanza prevalentemente balneare sono aprile e maggio, quando sulla costa cade una parte importante delle piogge annuali.
Noi siamo arrivati a Watamu all’inizio di gennaio, dopo sei giorni nei parchi, e il cambio è stato netto: dal freddo e dalla pioggia del Maasai Mara siamo passati al caldo della costa. Tienilo presente anche quando prepari la valigia, perché nello stesso viaggio potresti aver bisogno tanto di felpa e giacca quanto del costume.
Come organizzare un viaggio in Kenya: safari, mare e spostamenti
Come scegliere guida e driver per un safari in Kenya



Il primo grande dilemma prima della partenza è stato capire a chi affidarci per organizzare il safari in Kenya. E, dopo esserci passata, ti consiglio di scegliere guida e agenzia con molta attenzione e soprattutto di non guardare unicamente al prezzo. I safari in Kenya sono purtroppo costosi, ma proprio per questo rischiare di buttare via una cifra importante per risparmiare qualcosa sul preventivo non ne vale assolutamente la pena.
Oltre ai prezzi, guarda quindi le recensioni, l’affidabilità dell’agenzia, la rapidità nelle risposte, le modalità di pagamento e, non meno importante, l’impressione che ti fa la persona con cui stai parlando. La scelta della guida e del driver non inciderà soltanto sulla serenità con cui arriverai alla partenza, ma anche sulla riuscita del safari stesso.
Almeno nella mia esperienza, organizzare un safari in Kenya richiede anche una certa dose di pazienza. Con diverse agenzie che avevo contattato le informazioni arrivavano in maniera frammentaria, non sempre erano chiarissime e a volte bisognava aspettare parecchio per avere una risposta. In alcuni casi mi sono stati inoltre richiesti acconti o caparre tramite Postepay, una modalità di pagamento che non mi lasciava particolarmente tranquilla in caso qualcosa fosse andato storto.
Io, che prima di partire voglio avere tutto abbastanza chiaro, questa fase l’ho vissuta con una certa ansia. Per questo avere dall’altra parte qualcuno di reattivo, disponibile e presente può fare davvero la differenza.
C’è poi un’altra cosa che secondo me si tende a sottovalutare: con il driver e la guida passerai praticamente tutta la giornata per diversi giorni consecutivi. Game drive, trasferimenti tra un parco e l’altro, pranzi, imprevisti, ore e ore in macchina. Ritrovarsi per tutto questo tempo con qualcuno con cui non ci si trova bene può diventare pesante molto in fretta. Per me quindi contavano sì esperienza e capacità di avvistare gli animali, ma anche disponibilità, flessibilità e semplicemente il feeling avuto parlando con loro.
Per scegliere, alla fine ho fatto una cosa molto da me: ho creato un enorme file Excel. Ho raccolto i nomi delle agenzie che trovavo più consigliate su TripAdvisor e nei gruppi Facebook dedicati ai viaggi in Kenya e, per ciascuna, ho segnato prezzi, acconto richiesto, metodo di pagamento, recensioni, alloggi proposti e prime impressioni. Avrò parlato al telefono con almeno dieci guide prima di decidere.
Alla fine abbiamo scelto Mumba, conosciuto come Uovo, di Alma Safaris, che ci ha accompagnati durante il safari insieme al nostro driver Moses. Viaggiavamo su una Range Rover molto comoda e Mumba si è rivelato simpatico, parla perfettamente italiano e soprattutto ha un talento impressionante nell’avvistare gli animali.
Prima di scegliere lui, però, avevo ristretto la rosa ad alcune guide che mi avevano fatto una buona impressione e che proponevano prezzi più o meno in linea tra loro. Te le lascio qui sotto come punto di partenza per chiedere diversi preventivi e fare poi le tue valutazioni:
- Uovo Safari Kenya: Mumba, con cui abbiamo viaggiato noi.
- Ebano: aveva uno dei preventivi più convenienti tra quelli che avevo ricevuto. Aveva ottime recensioni e sarebbe stato personalmente presente durante il safari insieme a un autista: era quindi una delle alternative che avevo preso maggiormente in considerazione.
- Kenya con Deddy: anche il suo preventivo era tra i più convenienti, con un acconto decisamente più basso rispetto agli altri. Al telefono mi aveva fatto una buona impressione ed era molto simpatico; quello che mi convinceva meno era che non sarebbe stato lui ad accompagnarci, ma un suo collega insieme all’autista.
- Gesse guida turistica: anche lui mi era sembrato simpatico e preparato e mi era stato raccomandato direttamente da una viaggiatrice che conosceva bene il Kenya. In questo caso saremmo stati con Gesse stesso più l’autista.
- Safari in Kenya con Samba: probabilmente quello che mi aveva dato l’impressione più professionale, oltre ad avere ottime recensioni, ma il suo preventivo era anche nettamente il più caro tra quelli ricevuti. Inoltre, non sarebbe stato Samba ad accompagnarci direttamente.
Non ho viaggiato personalmente con le altre guide, quindi non posso consigliartele sulla base di un’esperienza diretta: sono semplicemente quelle che, dopo telefonate, preventivi e ricerche, avevo inserito nella mia shortlist finale.
Se contatti un’agenzia con più guide e driver, chiedi anche chi sarà effettivamente ad accompagnarti durante il safari e, se possibile, fatti mettere in contatto con lui prima di prenotare. Alla fine è con quella persona, non con chi risponde alle mail dell’agenzia, che passerai intere giornate.
Safari fai-da-te in Kenya: perché non è una buona idea
Con “safari fai-da-te” intendo entrare nei parchi nazionali con la propria auto, senza driver e guida locali: una pratica possibile sulla carta, ma che nella realtà sconsiglio fortemente. Nei parchi abbiamo incontrato qualche turista a bordo della propria macchina a noleggio, ma non so sinceramente quanto si sia goduto l’esperienza. I motivi sono parecchi:
- I parchi sono enormi ed è facile perdere l’orientamento. Inoltre, le guide comunicano tra loro via radio e si aggiornano in tempo reale sugli avvistamenti e sulle zone in cui si trovano gli animali: un vantaggio enorme che, muovendoti da solo, ovviamente non avresti;
- Una normale auto a noleggio non offre la stessa esperienza di un mezzo da safari. Le jeep sono alte e hanno il tettuccio apribile, che permette di osservare gli animali praticamente a 360°; da un’auto più bassa e chiusa la visuale è inevitabilmente molto più limitata. Senza contare che, a seconda delle condizioni delle piste, serve un mezzo adatto al terreno;
- Una buona guida vede animali dove tu vedresti soltanto erba. Dopo anni trascorsi nei parchi riesce a individuarli anche da molto lontano o quando sono quasi completamente nascosti nella vegetazione: noi, da soli, ce ne saremmo persi una quantità impressionante. E durante i game drive non si limita a indicarti dove guardare, ma racconta comportamenti, curiosità e caratteristiche degli animali che stai osservando.
Per tutti questi motivi, il mio secondo consiglio spassionato su come organizzare un viaggio in Kenya è non fare gli eroi visitando i parchi da soli: i soldi meglio spesi per un safari sono sicuramente quelli investiti per essere accompagnati da un buon driver e da una buona guida.
Quanti giorni di safari fare
Un safari in Kenya è un’esperienza abbastanza challenging dal punto di vista fisico: la sveglia suona quasi sempre prima dell’alba, il meteo non è sempre clemente, si trascorrono tante ore in macchina lungo piste sterrate e gli spostamenti tra un parco e l’altro possono essere piuttosto lunghi.
La scelta di quanti giorni dedicare al safari dipende quindi principalmente da due cose: 1) la tua FOMO per gli animali e 2) la tua resistenza fisica. Nel mio caso la FOMO ha prevalso: abbiamo fatto 6 giorni di safari, visitando quattro parchi diversi, e personalmente non ne avrei sacrificato nemmeno uno.
Nel mio articolo sui parchi safari del Kenya trovi nel dettaglio i parchi che ho visitato e l’ordine in cui li abbiamo inseriti nell’itinerario, così puoi capire meglio quali scegliere e quanti giorni di safari fare in Kenya in base al tempo che hai a disposizione e a quello che vuoi vedere.
Quando prenotare voli, safari e hotel in Kenya
Per organizzare un viaggio in Kenya conviene muoversi con parecchio anticipo, soprattutto se parti in alta stagione.
Voli: io inizierei a monitorarli circa 6 mesi prima della partenza, soprattutto se viaggi a Natale, Capodanno o nei mesi della Grande Migrazione. Noi abbiamo volato con Kenya Airways da Milano Linate a Nairobi, con scalo a Parigi Charles de Gaulle, trovando una buona tariffa tramite Booking. Se scegli una combinazione con scalo a Charles de Gaulle, evita però coincidenze troppo strette: l’aeroporto è enorme e gli spostamenti tra terminal possono richiedere tantissimo tempo.
Tra le alternative dall’Italia guarderei anche Turkish Airlines, che collega Nairobi via Istanbul e può avere delle belle tariffe.
Guide e driver: qui mi muoverei almeno 3-4 mesi prima, e anche prima se viaggi in alta stagione. Le guide più conosciute lavorano spesso su prenotazione con largo anticipo e, visto quanto secondo me incide una buona guida sulla riuscita del safari, non aspetterei di scegliere tra quelle rimaste libere.
Hotel e lodge: prenoterei anche questi diversi mesi prima, soprattutto nei parchi e nei periodi di maggiore richiesta. Alcuni lodge hanno poche camere o tende e le sistemazioni migliori (per esempio quelle con una posizione o una vista particolare) possono terminare prima.
Durante il nostro itinerario di 10 giorni in Kenya abbiamo dormito in strutture molto diverse. Trovi di seguito quelle che abbiamo scelto noi, con qualche considerazione basata sulla nostra esperienza.
Dove dormire in Kenya
MAASAI MARA – Fig Tree Camp: le tende erano perfette, dotate di ogni necessità e, per una cifra un po’ più alta, abbiamo preso quelle affacciate sul fiume, in cui nuotano tanti ippopotami che ti intrattengono con i loro versi e rumori. La cucina inoltre era buonissima: un buffet con tantissime proposte realizzate benissimo, sia a colazione che a cena. Super consigliato.👉 Vedi disponibilità e prezzi
LAKE NAKURU – Lake Nakuru Lodge. Vere e proprie camere attrezzate, personale gentile, posizione comoda vicinissimo all’ingresso del parco. È uno dei lodge più gettonati, quindi ci sono TANTI turisti, il che ovviamente compromette molto il mood. Per trascorrere una notte in una posizione strategica può andare bene. 👉 Vedi disponibilità e prezzi
AMBOSELI – Kibo Safari Camp mi è piaciuto molto, soprattutto per le tende in cui abbiamo dormito, che erano ampie, ben arredate, complete di tutto, con un patio delizioso, e una meravigliosa vista sul monte Kilimangiaro. La cucina non è spaziale ma è ok. 👉 Vedi disponibilità e prezzi
TSAVO EST – Sentrim Tsavo Lodge: noi abbiamo dormito qui. Le camere sono carine anche se un po’ buie, la location è molto bella, con una visuale perfetta sul tramonto e tante scimmiette che si lanciano da un albero all’altro sopra alla tua testa mentre sei a cena. 👉 Vedi disponibilità e prezzi
Se vuoi confrontare più alternative, nella mia guida ai parchi safari del Kenya trovi anche altri lodge e camp consigliati nel Maasai Mara, a Lake Nakuru, Amboseli e Tsavo Est, divisi per parco.
WATAMU– Villa Jupiter: situata all’interno del quartiere Peponi, molto sicuro, tranquillo e abbastanza “occidentale”, Villa Jupiter è una casa grande su 3 piani, con 4 camere da letto (e 4 bagni in camera), una piscina che abbiamo amato, e un bellissimo patio dove rilassarsi o mangiare uno degli strepitosi pasti cucinati da Matano, lo chef a disposizione per tutta la durata del soggiorno. 👉 Vedi disponibilità e prezzi
NAIROBI – Highlands Suites Hotel Apartments: Ampi appartamenti con doppia camera, all’interno di una struttura dotata di piscina all’ultimo piano. Non è particolarmente moderna o curata, ma la posizione è abbastanza comoda per le attrazioni e l’aeroporto. 👉 Vedi disponibilità e prezzi
Dove andare al mare in Kenya: Diani, Watamu, Malindi, Mombasa
La costa del Kenya è molto ampia, così come la scelta di dove andare al mare in Kenya per trascorrere qualche giorno di relax dopo il safari. Le località più conosciute sono Malindi, Mombasa, Diani Beach e Watamu, ognuna con caratteristiche abbastanza diverse.
Mombasa è il principale centro urbano della costa, quindi qui puoi combinare il mare con i mercati, la storia e la cultura locale. Se però il tuo obiettivo principale sono le spiagge, sappi che sono più affollate e meno scenografiche rispetto a quelle di Diani e Watamu.
Malindi ha tanti ristoranti e servizi e risente molto dell’influenza italiana. Può essere una buona base se cerchi comodità e movimento, mentre se la priorità sono le spiagge, quelle di Watamu o Diani sono decisamente meglio.
Diani Beach è famosa soprattutto per la sua lunghissima spiaggia di sabbia bianca, il mare turchese e la grande scelta di hotel e resort. Rispetto a Watamu ha una spiaggia molto più lunga e continua ed è adatta se vuoi trascorrere qualche giorno prevalentemente al mare.
Noi abbiamo scelto Watamu, che tra le varie alternative era quella che ci convinceva di più. Qui trovi diverse spiagge e baie, tra cui Watamu Beach, Garoda Beach, Turtle Bay e Jacaranda Beach, oltre alla barriera corallina e a un mare che cambia completamente aspetto nel corso della giornata a causa delle maree.
Una cosa da sapere prima di scegliere il mare in Kenya riguarda infatti le maree: con la bassa marea l’acqua può ritirarsi tantissimo e in alcune ore della giornata fare il bagno è impossibile. Lo scenario che si crea è molto particolare, ma dal punto di vista pratico ti consiglio una sistemazione con piscina, qualora volessi fare il bagno nelle prime ore del giorno.
Un’altra decisione importante riguarda dove dormire al mare in Kenya. Ci sono tantissimi resort che propongono formule all inclusive, ma noi abbiamo preferito affittare Villa Jupiter: era bellissima, costava meno di diverse alternative in resort e avevamo piscina privata e uno chef a disposizione. Soprattutto, dopo diversi giorni di safari, abbiamo apprezzato tantissimo avere i nostri spazi e la nostra tranquillità, invece di trascorrere gli ultimi giorni del viaggio in un villaggio vacanze insieme a un miliardo di turisti.



Alghe sulle spiagge in Kenya
Prima di partire era una delle cose che mi preoccupava di più per la parte di mare. Diversi conoscenti che erano già stati in Kenya si erano lamentati delle tantissime alghe sulle spiagge.
In realtà a Watamu il problema è stato molto più contenuto di quanto mi aspettassi. In acqua qualche alga c’era (cosa che, peraltro, è assolutamente naturale), mentre quelle morte che si accumulavano sulla battigia venivano rimosse ogni mattina davanti agli stabilimenti. Nelle spiagge che abbiamo frequentato noi, quindi, le alghe non hanno mai rappresentato un vero problema né ci hanno impedito di fare il bagno.
Beach boys in Kenya
Un altro tema famoso di un viaggio al mare in Kenya è quello dei beach boys, ovvero ragazzi che si avvicinano ai turisti in spiaggia per vendere un po’ di tutto, soprattutto escursioni, o più semplicemente per chiedere soldi. Prima di partire me ne avevano già parlato in tanti come di un fenomeno decisamente fastidioso e, dopo esserci stata, non posso che confermare.
Noi trascorrevamo quasi sempre le giornate allo stabilimento Kibo e probabilmente questo ha contribuito a tenerli un po’ più alla larga. Durante due passeggiate sulla spiaggia, però, è diventato veramente pesante: alcuni hanno continuato a seguirci nonostante fosse evidente che non fossimo interessati, arrivando in qualche caso anche a insultarci.
Per quella che è stata la mia esperienza, il modo più efficace per liberarsene è non rispondere proprio, nemmeno per dire “no, grazie”, e possibilmente evitare di parlare in italiano, perché appena capiscono da dove vieni diventa ancora più facile attaccare bottone. So che ignorare completamente qualcuno può sembrare maleducato o assurdo, ma dopo aver provato approcci più gentili senza particolare successo, di qualche morte si deve pur morire.
Voli interni e trasferimenti: cosa conviene davvero
Durante tutta la parte safari ci siamo spostati in macchina, accompagnati dal nostro driver Moses. È secondo me la soluzione più sensata se, come noi, vuoi visitare più parchi consecutivamente: gli spostamenti diventano parte dell’itinerario e non devi organizzare ogni volta trasferimenti separati.
Per rientrare da Watamu a Nairobi, invece, abbiamo preferito risparmiare parecchie ore di strada prendendo un volo interno Jambojet da Malindi a Nairobi. Abbiamo prenotato alcuni mesi prima della partenza trovando una buona tariffa e il volo dura circa un’ora.
Se soggiorni a Watamu, Malindi è decisamente l’aeroporto più comodo: si trova a circa 30 minuti di macchina, mentre per raggiungere l’aeroporto di Mombasa considera circa 2 ore e mezza, a seconda del traffico. Mombasa offre più collegamenti, ma per noi non avrebbe avuto molto senso percorrere tutta quella strada.
L’aeroporto di Malindi è minuscolo e particolare: il terminal è in gran parte aperto e dal gate ti ritrovi praticamente affacciato direttamente sulla pista. C’è pochissimo per mangiare o bere, quindi portati qualcosa prima di arrivare se pensi di averne bisogno. Il nostro volo è filato liscio e, una volta in quota, è stato anche bellissimo riconoscere dall’alto alcuni dei paesaggi attraversati nei giorni precedenti.
Di seguito trovi la mappa del nostro itinerario in Kenya, utile anche per capire la disposizione delle tappe e perché abbiamo scelto di percorrere tutto il tragitto fino a Watamu via terra e prendere l’aereo soltanto alla fine:
1️⃣ Aeroporto di Nairobi (A/R)
2️⃣ Maasai Mara
3️⃣ Lake Nakuru
4️⃣ Parco Amboseli
5️⃣ Tsavo Est
6️⃣ Watamu
7️⃣ Nairobi città
Esistono anche voli interni che collegano Nairobi con alcuni dei principali parchi e riserve, atterrando direttamente sulle piccole airstrip. Risparmieresti parecchie ore di strada, ma hanno prezzi a mio avviso folli e, lo ammetto, a me quei cosi mettono pure ansia. Noi abbiamo quindi preferito fare tutta la parte safari via terra e utilizzare l’aereo soltanto per tornare a Nairobi dalla costa.
Documenti per andare in Kenya, vaccini e assicurazione
Documenti necessari per andare in Kenya: passaporto
Per entrare in Kenya è necessario un passaporto con validità residua di almeno 6 mesi dalla data di arrivo nel Paese. Il passaporto deve inoltre avere almeno una pagina libera per i controlli di frontiera. Bisogna inoltre essere in possesso del biglietto aereo di andata e ritorno.
Come fare l’eTA per il Kenya
Prima di partire per il Kenya è necessario richiedere online l’Electronic Travel Authorisation (eTA), l’autorizzazione elettronica obbligatoria per entrare nel Paese. L’eTA standard costa 30 USD, a cui possono aggiungersi le commissioni di pagamento. Una volta approvata, hai 90 giorni di tempo per utilizzarla per entrare in Kenya: attenzione quindi a non richiederla con troppo anticipo.
La richiesta va fatta sul sito ufficiale del Governo del Kenya. Il form per richiedere l’eTA è abbastanza lungo da compilare, quindi tieni a portata di mano tutto quello che ti servirà: passaporto con almeno 6 mesi di validità residua e una pagina libera, fototessera o selfie, informazioni sui voli e prenotazioni degli hotel. Ti verranno inoltre richiesti i tuoi dati di contatto e un metodo di pagamento.
Normalmente l’eTA viene elaborata entro circa 3 giorni lavorativi, ma le verifiche possono richiedere più tempo. Il sito ufficiale stesso consiglia di presentare la domanda almeno 2 settimane prima della partenza, quindi eviterei assolutamente di ridurmi agli ultimi giorni.
Una volta approvata, riceverai l’autorizzazione via email. Io ti consiglio di stamparla e tenerla sempre a portata di mano durante il viaggio, perché a noi è stata chiesta INFINITE volte: al check-in in Italia, due volte al gate e, naturalmente, all’arrivo in Kenya ai controlli di frontiera.
Se viaggi con altre persone, puoi anche fare un’unica richiesta di gruppo selezionando “Apply as a Group”: dovrai comunque inserire i dati e i documenti di ogni partecipante e ciascuno riceverà la propria eTA, ma è più comodo che compilare tante richieste separate. Noi, viaggiando in quattro, abbiamo fatto direttamente la richiesta di gruppo.
Vaccini per il Kenya
Se parti direttamente dall’Italia, non ci sono vaccinazioni obbligatorie per entrare in Kenya. Il discorso cambia se arrivi o hai transitato in determinati Paesi a rischio di febbre gialla: in quel caso può essere richiesto il relativo certificato di vaccinazione. Prima della partenza controlla comunque sempre i requisiti aggiornati sulla scheda Kenya di Viaggiare Sicuri, perché le disposizioni possono cambiare.
Ci sono però alcuni vaccini che possono essere consigliati per un viaggio in Kenya, a seconda delle zone che visiterai, della durata e del tipo di viaggio. Se vuoi capire quali siano indicati nel tuo caso, la cosa migliore è parlarne con il tuo medico o con un centro di medicina dei viaggi.
Per quanto riguarda la malaria, il rischio esiste in diverse zone del Kenya. Noi non l’abbiamo fatta, ma questa è stata una nostra scelta personale e non un’indicazione che mi sento di dare: se stai valutando se farla o meno, parlane con il tuo medico in base all’itinerario che seguirai.
Personalmente, prima del viaggio ho fatto soltanto il vaccino contro la febbre gialla, più che altro perché volevo averlo già fatto anche in vista di altri viaggi futuri. L’ho fatto circa due mesi prima della partenza, pagando intorno ai 70 €, e mi è stato rilasciato il certificato internazionale di vaccinazione.
🦖 Nota bene: se decidi di fare il vaccino contro la febbre gialla, io eviterei di fissarlo immediatamente prima di giornate particolarmente impegnative. Tra i possibili effetti collaterali ci sono febbre e sintomi simil-influenzali e io li ho avuti entrambi: per qualche giorno ero abbastanza a pezzi.
Farmacia da viaggio
Ecco una checklist dei farmaci da portare in Kenya, in caso di ogni evenienza. È molto importante avere i propri farmaci con sé, anche perché se dovessi sentirti poco bene mentre ti trovi in un parco, la farmacia più vicina sarebbe a chilometri di distanza.
- Antidolorifici / antipiretici (come paracetamolo o ibuprofene), per febbre e dolori.
- Antistaminici soprattutto se soffri di allergie o hai reazioni importanti alle punture di insetto.
- Farmaci anti-diarrea (loperamide/Imodium)
- Farmaci anti-emetici
- Fermenti lattici / probiotici: da iniziare qualche giorno prima della partenza per rinforzare la flora intestinale. Io uso sempre questi fermenti lattici prima e durante il viaggio.
- Antiacidi per eventuali problemi di digestione.
- Antibiotici da viaggio (ciprofloxacina o azitromicina): fatteli prescrivere dal tuo medico.
- Farmaci per mal d’auto (Xamamina, Travelgum)
- Disinfettante/antisettico per piccole ferite, come questo da viaggio da 50 ml che puoi portare con te anche se hai solo il bagaglio a mano.
- Cerotti, garze e bende elastiche: in questo kit d’emergenza di Amazon trovi già dentro tutto quanto.
- Crema per punture o infiammazioni (cortisonica o calmante). Io per le punture d’insetto uso sempre questa della Jungle, piccola e pratica da portare in viaggio, e calma subito il prurito.
- Sali per reidratazione: utilissimi in caso di gastroenterite o forte disidratazione da caldo, come questi della Supradyn con magnesio e potassio.
- Collirio / lacrime artificiali: il vento e la sabbia sono un mix micidiale per gli occhi.
- Repellente per zanzare ad alta protezione (a base di DEET o icaridina). Come già accennato in tutti gli altri articoli, io in tutti i viaggi dove c’è il rischio di punture d’insetti uso questo repellente della Jungle, con DEET al 50%: mi sono sempre trovata benissimo.
- Crema solare SPF 50: il sole africano non perdona, porta crema solare in abbondanza. Il vero salvavita è la crema solare spray di Isdin: va spruzzata e non spalmata, non unge, protegge benissimo la pelle. Se invece hai bisogno di un formato da viaggio, anche questa spalmabile di Rilastil da 100 ml è ottima.
- Doposole: anche in questo caso uso il doposole spray di Isdin, che non unge e dà sollievo immediato. E anche qua, ecco un altro doposole formato viaggio, sotto ai 100 ml.
- Gel disinfettante per mani: il gel disinfettante mani di Amuchina è perfetto perché te lo puoi portare ovunque.
- Salviettine intime come quelle di Saugella. Il motivo lo sai.
Assicurazione di viaggio per il Kenya
IIn ogni viaggio all’estero, a mio avviso, è FONDAMENTALE sottoscrivere un’assicurazione di viaggio, soprattutto per essere coperti in caso di problemi di salute, ricoveri o incidenti.
Negli anni ho provato diverse compagnie, tra cui Europ Assistance, ViaggiSicuri e Heymondo, anche se fortunatamente non ho mai avuto bisogno di assistenza per problemi sanitari. Per il viaggio in Kenya, in particolare, avevo sottoscritto una polizza con Heymondo.
Qualunque compagnia tu scelga, ti consiglio di controllare attentamente massimali, franchigie, eventuali esclusioni e condizioni delle diverse coperture, soprattutto per quanto riguarda spese mediche, ricovero e rimpatrio.
eSIM Kenya
Ogni volta che viaggio compro prima della partenza una eSIM, da attivare una volta atterrata. Voglio essere sicura di avere una connessione immediatamente al mio arrivo nel Paese, soprattutto nel caso ci sia qualche problema o inconveniente da risolvere.
Anche in Kenya ho utilizzato una eSIM e la connessione è stata buona e stabile praticamente ovunque, compresi gran parte degli spostamenti durante il safari.
Puoi acquistare prima della partenza una eSIM Airalo per il Kenya, scegliendo il pacchetto più adatto in base alla durata del viaggio e alla quantità di dati di cui hai bisogno. Installala quando sei ancora a casa e hai una buona connessione Wi-Fi, così una volta arrivato in Kenya dovrai soltanto attivarla.
Prese elettriche in Kenya: quale adattatore portare
In Kenya si utilizzano prese di tipo G, le stesse del Regno Unito, quindi è necessario portarti un adattatore universale da viaggio. Io ho questo ed è perfetto: robusto e con mille ingressi per cavi e prese di ogni tipo, copre tutti i tipi di presa. Ti torna utile in Kenya e in tutti i viaggi futuri. Negli hotel, lodge e resort l’elettricità è generalmente affidabile, ma durante i safari possono esserci interruzioni o prese solo in aree comuni. Per questo, quando hai una presa a disposizione, approfittane per ricaricare telefono, macchina fotografica e power bank, soprattutto prima di partire per il game drive successivo.
Una volta in Kenya: soldi, sicurezza e consigli pratici
Come vestirsi in Kenya
Ecco qui che abbigliamento portare in Kenya, sia per i safari che per il mare.
Come vestirsi per un safari in Kenya
Per un safari in Kenya sono generalmente consigliati colori neutri e poco vistosi, come beige, kaki, marrone e verde, che si confondono meglio con l’ambiente e sono anche decisamente più pratici con la polvere. Eviterei invece soprattutto blu e nero, perché nelle zone in cui sono presenti le mosche tse-tse questi colori tendono ad attirarle maggiormente.
Noi indossavamo scarpe chiuse, pantaloni lunghi e la parte superiore a strati. Le scarpe, in realtà, non sono così fondamentali: durante i game drive trascorrerai quasi tutto il tempo in macchina, quindi non serve partire attrezzato come se dovessi fare trekking.
Molto più importante è vestirsi a cipolla. Noi siamo stati in Kenya tra dicembre e gennaio e alcune mattine, partendo prima dell’alba, faceva veramente freddo: iniziavamo con maglietta, felpa e giacca, per poi togliere progressivamente gli strati man mano che saliva la temperatura, fino a rimanere in maniche corte nelle ore centrali.
Se viaggi nella stagione secca porta anche:
- una bandana o un foulard per coprire bocca e naso dalla polvere sollevata dalle jeep. Io avevo queste bandane, molto belle e mega utili.
- Il cappello può essere utile contro il sole, anche se personalmente non l’ho trovato indispensabile. Questo era il mio.
- il binocolo: durante il safari lo abbiamo usato continuamente per osservare meglio gli animali più lontani e dettagli che a occhio nudo ci saremmo completamente persi. Questo binocolo ad esempio va benissimo.
Come vestirsi al mare in Kenya
Sulla costa cambia completamente scenario: a Watamu, Malindi, Diani e Mombasa il clima è tropicale e generalmente caldo, quindi durante il giorno shorts, vestiti leggeri, magliette e sandali sono più che sufficienti.
Lingua in Kenya
La lingua ufficiale del Kenya è lo swahili, ma la maggior parte dei local parla bene l’inglese e BENISSIMO L’ITALIANO, e questo potrebbe renderti più semplice l’organizzare un viaggio in Kenya. Tutte le guide che ho contattato parlavano perfettamente la nostra lingua, e idem a Watamu molti venditori delle bancarelle e nei vari bar e ristoranti. Diciamo che la barriera linguistica è il minore dei problemi 🙂
Acqua potabile in Kenya
Come vedrai spesso riportato in prossimità di lavandini e fontanelle, l’acqua corrente del Kenya non è potabile.
Porta sempre con te delle bottigliette d’acqua: di solito, incluso nel prezzo del safari, le guide mettono a disposizione tante bottigliette nella borsa frigo della Jeep, e gli hotel ne forniscono sempre qualcuna nella stanza. Lavati i denti sempre con l’acqua delle bottigliette, e stai attento alla frutta e alla verdura crude, che potrebbero essere state lavate con acqua contaminata.
Sicurezza in Kenya: parchi, mare e Nairobi (senza paranoia)



Quando si parla di sicurezza in Kenya, secondo me ha senso distinguere parecchio tra le diverse zone del viaggio, perché la nostra percezione è cambiata completamente tra parchi, costa e Nairobi.
Parchi: durante tutti i giorni trascorsi nei parchi non mi sono mai sentita in pericolo. Eravamo sempre insieme alla nostra guida e al nostro driver e durante i game drive si rimane all’interno della jeep, seguendo le indicazioni delle guide e dei ranger. Lo stesso vale per gli animali: sei ovviamente circondato da fauna selvatica e le distanze possono essere molto ridotte, ma non abbiamo mai vissuto situazioni che ci abbiano fatto sentire in pericolo.
A fine giornata si rimane generalmente all’interno del lodge o del campo tendato. In alcune strutture gli animali possono avvicinarsi o muoversi nelle vicinanze del camp, ma anche in questo caso è tutto sotto controllo.
Mare: anche durante i giorni trascorsi a Watamu ci siamo sentiti generalmente tranquilli. Noi alloggiavamo all’interno del quartiere Peponi e trascorrevamo gran parte delle giornate allo stabilimento Kibo, senza avere particolari problemi. La situazione più fastidiosa è stata quella dei beach boys, di cui ti ho parlato anche prima: durante due passeggiate sulla spiaggia alcuni hanno continuato a seguirci nonostante non fossimo interessati a quello che proponevano, arrivando in qualche caso anche a insultarci. In quelle occasioni non mi sono sentita affatto a mio agio. Per quella che è stata la nostra esperienza, la cosa che funzionava meglio era non rispondere proprio e, possibilmente, evitare di parlare in italiano: la nostra guida ci aveva suggerito di rispondere in inglese e, incredibilmente, mollavano molto più velocemente il colpo.
Nairobi: ecco, qui la mia percezione è stata completamente diversa. Nairobi presenta problemi di criminalità e richiede decisamente più attenzione rispetto alle altre zone del nostro viaggio. Noi abbiamo trascorso circa mezza giornata in città e, oltre a visitare luoghi turistici e controllati come il Giraffe Centre, avevamo chiesto al nostro driver di portarci anche in giro per vedere qualcosa della città vera e propria. L’unico posto in cui siamo scesi autonomamente dalla macchina è stato Uhuru Park, un grande parco cittadino con vista sullo skyline. La situazione che abbiamo trovato non ci è piaciuta per niente: c’erano alcune persone apparentemente in forte difficoltà e altre che hanno iniziato ad aggirarsi intorno a noi in un modo che ci ha fatto sentire a disagio. Siamo rimasti letteralmente un paio di minuti e siamo tornati in macchina.
La nostra è ovviamente una singola esperienza e non significa che ogni zona di Nairobi sia pericolosa, ma personalmente non girerei la città senza aver prima capito bene quali quartieri frequentare e come spostarmi. Eviterei soprattutto di muovermi a piedi senza criterio, di mostrare oggetti di valore e di girare da sola la sera.
Prima della partenza ti consiglio comunque di controllare sempre gli aggiornamenti sulla sicurezza del Kenya su Viaggiare Sicuri, perché la situazione può cambiare e alcune aree del Paese richiedono precauzioni molto maggiori rispetto alle località turistiche di cui ti ho parlato qui.
Soldi in Kenya: carta, contanti e mance
La valuta ufficiale è lo scellino keniota (KES). Negli hotel, lodge e strutture in cui abbiamo soggiornato noi abbiamo sempre potuto pagare con la carta, mentre per piccoli acquisti, mercatini, bancarelle e negozietti servono i contanti.
Noi avevamo portato anche degli euro dall’Italia, che in alcune situazioni vengono accettati direttamente. In alternativa puoi cambiarli una volta arrivato: chiedi alla guida o alla reception dell’hotel dove trovare un ufficio di cambio affidabile e controlla sempre il tasso.
Io utilizzo spesso Revolut in viaggio: puoi pagare direttamente in valuta locale e prelevare scellini kenioti dagli ATM, evitando di partire dall’Italia con troppo contante. Prima di prelevare controlla comunque le eventuali commissioni applicate dall’ATM locale e quelle previste dal tuo piano Revolut.
Una parte del contante tienila da parte per le mance, soprattutto durante i safari. Non esiste una cifra obbligatoria, ma per guida e driver si trovano generalmente cifre nell’ordine dei 10–20 USD a persona al giorno, da aumentare eventualmente in caso di safari privato o servizio particolarmente buono. Normalmente viene consegnata alla fine del safari.
Durante il viaggio abbiamo lasciato qualche mancia anche ai camerieri e al personale che ci aiutava con i bagagli negli hotel e nei lodge, senza però seguire una cifra fissa: in questi casi lasciavamo semplicemente qualcosa in base al servizio ricevuto.
Cosa portare in Kenya: la mia checklist
Oltre ai vestiti di cui ti ho parlato sopra e alla farmacia da viaggio, queste sono le cose che secondo me bisogna mettere in valigia:
- Binocolo: per me una delle cose più importanti da portare durante un safari. Molti animali saranno parecchio lontani dalla jeep e averne uno cambia completamente l’esperienza. Questo binocolo è quello che ti suggerisco.
- Power bank: tra fotografie, video, mappe e giornate intere nei parchi, la batteria del telefono sparisce molto più velocemente del previsto. Io uso sempre questa powerbank: ricarica completamente lo smartphone 3-4 volte ed è abbastanza potente da ricaricare anche un laptop e le macchine fotografiche.
- Adattatore universale: in Kenya trovi le prese britanniche di tipo G; io utilizzo adattatore universale da viaggio, che porto ormai praticamente ovunque.
- Bandana o foulard: utilissima sulle piste più polverose per coprire bocca e naso. Come ti accennavo, io mi ero trovata benissimo con queste bandane.
- Occhiali da sole: oltre che per il sole, tornano utili contro vento e polvere durante i game drive. Io indosso sempre e solo i miei Rayban bellissimi 🙂
- Repellente per insetti: io utilizzo questo repellente della Jungle, con DEET al 50%, soprattutto la sera e nelle zone dove ci sono più zanzare.
- Crema solare SPF 50: il sole si sente parecchio sia durante il safari sia sulla costa. Io porto crema solare spray di Isdin.
- Una felpa e una giacca: anche se associ il Kenya al caldo, non sottovalutare assolutamente le temperature durante il safari. Nel Maasai Mara noi alcune mattine avevamo veramente freddo.
- Costume e abbigliamento leggero: ovviamente se, come noi, concluderai il viaggio con qualche giorno al mare.
- Zaino piccolo: molto più pratico della valigia per tenere con te durante i game drive acqua, macchina fotografica, power bank, documenti e tutto quello che può servirti durante la giornata.
- Macchina fotografica con zoom: gli animali non sono sempre a pochi metri dalla jeep e uno zoom fa una differenza enorme rispetto al telefono.
Quanto costa un viaggio in Kenya? (budget realistico)
Prima di organizzare un viaggio in Kenya, un aspetto fondamentale da valutare è sicuramente il budget. Ti riporto quindi le spese che abbiamo sostenuto noi per 10 giorni in Kenya tra safari, mare e Nairobi, in modo da darti un’idea concreta di quanto possa costare un viaggio simile.
Premessa: il Kenya non è una destinazione economica, soprattutto se vuoi fare diversi giorni di safari. Noi inoltre abbiamo viaggiato tra fine dicembre e inizio gennaio, quindi in alta stagione, scegliendo strutture belle e confortevoli ma senza andare sul lusso.
Queste sono, indicativamente, le nostre spese a persona:
- eTA: circa 34 €
- Voli A/R Italia–Kenya: circa 900 €
- Safari di 6 giorni: circa 2.200 €, comprensivi di auto privata con driver e guida, ingressi nei parchi, pernottamenti nei lodge e camp e pasti
- Watamu – 4 giorni: circa 150 € € per la villa + 200 € per i pasti
- Volo interno Malindi–Nairobi: circa 120 €
- Nairobi: circa 15 € per il Giraffe Centre + 50 € per l’hotel + circa 100 € per i pasti
A queste cifre vanno poi aggiunte alcune spese che possono cambiare parecchio da persona a persona: assicurazione di viaggio, eventuali vaccini, eSIM, mance, souvenir e altre spese personali.
In totale, considera circa 3.700-3.800 € a persona per un viaggio come il nostro di 10 giorni tra safari e mare, viaggiando in alta stagione e scegliendo strutture di buon livello ma non di lusso.
I miei consigli per un viaggio in Kenya
Ora che hai a disposizione tutto ciò che serve sapere per organizzare un viaggio in Kenya, non ti resta che costruire l’itinerario vero e proprio. Puoi prendere spunto (o copiarci senza pietà) dal mio itinerario di 10 giorni in Kenya tra safari, mare e Nairobi, dove trovi tutte le nostre tappe giorno per giorno, gli spostamenti e gli alloggi.
Se invece sei ancora indeciso su quali riserve visitare, nella mia guida ai parchi safari del Kenya trovi nel dettaglio Maasai Mara, Lake Nakuru, Amboseli e Tsavo Est, con le differenze tra i vari parchi, gli animali che abbiamo visto e quanti giorni dedicherei a ciascuno.
Il Kenya richiede sicuramente più organizzazione e un budget più alto rispetto ad altri viaggi, ma preparare bene soprattutto la parte del safari fa davvero la differenza. E se sei arrivato fin qui, direi che ormai non hai più scuse: puoi iniziare a organizzarlo.
